Enya, la piccola fata d’Irlanda

di Barbara Chiarini

Eithne Patricia Ní Bhraonáin, in arte Enya

Eithne Patricia Ní Bhraonáin, in arte Enya

«La mia base è sempre la musica celtica nella quale ogni tanto si insinuano la classica e il pop. Parto sempre dalla melodia e mi lascio trasportare alla ricerca del modo migliore per esprimerla. Ma in studio ho solo una tela bianca sulla quale dipingere. Può venire fuori di tutto».

(Enya)

Le sue composizioni sono sospese tra i miti dei Celti e la musica sacra, tra Medioevo e New Age. Il suo sound, etereo e visionario, trasporta dritto nell’Eden del pop, in un sogno senza fine. Un lungo viaggio iniziato, quasi per caso, con una colonna sonora per la BBC. 

Oggi vorrei infatti raccontarvi la storia di questa piccola fata d’Irlanda e del suo incantesimo!

Timida di temperamento, estremamente riservata per la sua vita privata e totalmente dedita alla propria musica, Enya è la cantante solista irlandese ad aver riscosso più successo nel mondo.

Enya è l’artista solista più venduta in Irlanda (seconda soltanto agli U2), con una discografia che ha venduto circa 6,5 milioni di album negli Stati Uniti e più di 75 milioni di dischi in tutto il mondo, rendendola una degli artisti musicali più venduti di tutti i tempi. Il suo disco A Day Without Rain del 2000 rimane l’album new age più venduto di sempre, con circa 16 milioni di copie vendute in tutto il mondo.

Enya ha vinto numerosi premi in tutta la sua carriera, tra cui ben sette World Music Awards e quattro Grammy Awards per il miglior Album New Age. Nel 2001 ricevette anche la nomination per un Oscar ed un Golden Globe per May It Be, canzone che scrisse per la colonna sonora del Signore degli Anelli: The Fellowship of the Ring.

Copertina dell’album, The Lord of Rings

The Lord of Rings

Enya non è solo il diminutivo di Eithne Patricia Ní Bhraonáin (in gaelico, figlia di Brennan), cantante-prodigio cresciuta insieme ai tre fratelli in una band di famiglia leggendaria di nome Clannad: Enya rappresenta un nuovo modo di approcciarsi alla musica, alla vocalità ed anche alle tecniche di registrazione.

Ascoltare le sue melodie è come vivere un’esperienza sensoriale, al contempo astratta: una dimensione insondabile, fuori dal tempo, dove il fascino ancestrale del folk celtico e la solennità della musica sacra si sposano ad un sound elettronico tra i più moderni. 

Enya è la voce di un’arcana incantatrice che strega chi l’ascolta: in  poche parole Enya è un genere musicale a se’, una di quelle geniali invenzioni destinate a rimanere un unicum: non soltanto  nessuno riuscirà mai a riprodurla, ma perfino lei stessa si esime dall’offrirne una ricostruzione, inevitabilmente approssimativa, in sede live.

In questi ultimi anni, la sua patina neoromantica sta andando a  sbiadire ma, per me, rappresenta ancora l’ultimo paradiso artificiale prima del risveglio. Le sue partiture combinano l’austerità della musica classica con il melodismo del pop, riuscendo ad amalgamare le suggestioni della musica sacra e medievale con elaborazioni sonore che sono il frutto di grande tecnica elettronica. Ad infondere un’anima a queste armonie è soprattutto la sua voce da contralto, sapientemente elaborata in studio dal produttore Nick Ryan tanto da trasformarla quasi  nella voce di un angelo. 

Il gaelico è la prima lingua di questa formidabile compositrice, nata a Gweedore, Donegal, nel cuore d’Irlanda, in una famiglia di musicisti. La sua era una missione difficile: esportare la cultura della sua isola, il mistero dei celti, la magia di una cultura popolare fatta di miti arcaici e sacralità. 

Ebbene, lei ci è riuscita e da quando era ancora diciottenne, ha iniziato a cantare insieme ai tre fratelli nella band di famiglia, divenendo una delle istituzioni del genere folk irlandese.

Copertina dell’ Album, And winter came...

And winter came…

The Celts, suo album di debutto venne pubblicato con il titolo Enya nel 1987. Il successo di Watermark (1988) la portò alla fama mondiale, aiutata soprattutto da Orinoco Flow, il singolo di successo che entrò nella Top 10 internazionale. Da lì in poi sono tanti gli album di successo: aA(1991), The Memory of Trees (1995) e A Day Without Rain (2000). Le vendite di quest’ultimo aumentarono negli Stati Uniti in seguito al suo utilizzo del singolo Only Time come canzone simbolo per la tragedia degli attacchi dell’11 settembre alle Torri Gemelle. Dopo Amarantine (2005) e And Winter Came …(2008), Enya si è presa una pausa dalla musica; è tornata soltanto nel 2012 pubblicando Dark Sky Island (2015). 

Lasciarsi trasportare dalla meravigliosa voce della cantante irlandese, è sempre affascinate e coinvolgente. Le sue canzoni riportano di storie e leggende celtiche: uno dei capisaldi dei suoi album è spesso il ricorso a fiabe infantili, seppur stravolte e trasfigurate in una serie di astrazioni.

The Celts

The Celts

«La mia base è sempre la musica celtica – spiega Enya – nella quale ogni tanto si insinuano la classica e il pop. Parto sempre dalla melodia e mi lascio trasportare alla ricerca del modo migliore per esprimerla. Questo ha portato allo sviluppo delle mie sonorità, anche se in realtà non ho delle idee preconfezionate quando sono in studio. Ho solo una tela bianca sulla quale dipingere. Può venire fuori di tutto (…). Oggi in Irlanda, a scuola si impara solo l’inglese – racconta – Vent’anni fa ci fu un abbandono di massa del gaelico, che veniva visto come qualcosa che ci separava dal mondo. Così sono rimaste poche comunità a parlarlo ancora. Ma quando torno a casa mia lo parlo abitualmente. E oggi c’è una ritrovata fierezza di essere irlandesi. Il mondo parla della nostra musica, dell’arte, della letteratura. E gli irlandesi si sentono considerati. Sono molto felice di questa attenzione, anche se credo che sia in parte frutto di una moda. »

Polistrumentista e ormai abile esperta in tecniche di produzione, Enya ha però ancora un debole per il suo strumento prediletto, il pianoforte: «Lo studiavo fin da bambina – racconta – per anni ho avuto come insegnante un vecchio sacerdote del Donegal. E la chiesa è stata la mia prima scuola. Per molto tempo ho cantato nel coro, assorbendo la musica sacra. E oggi mi piace tornare in quella chiesa, specie quando non c’è nessuno. E’ tutto così sereno e tranquillo… è molto terapeutico». 

La tranquillità, per Enya, è sempre stato un vero stile di vita: niente mondanità, nessun flirt da tabloid, pochissime le interviste e le apparizioni in tv. Curiosamente, dice di non ascoltare molta musica: ama i gatti, i film in bianco e nero e i viaggi, anche quelli con la fantasia, come dimostrano i titoli esotici di alcune sue canzoni. In ultimo ma non ultimo, confessa di preferire un bicchiere di champagne ad un boccale di irlandesissima Guinness. 

Enya ha coniato una formula musicale di grande intensità: una formula che tuttavia ha subito un progressivo inaridimento e appare ormai da tempo un po’ in stallo. Per il momento, però, ci possono bastare i grandi dischi di cui ci ha fatto dono,  quelli che hanno segnato l’avvio della sua carriera di solista: c’è da scommettere che questa piccola fata d’Irlanda avrà ancora molto da brindare!!!

A me piace ricordarla con questo suo brano: 

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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