Chi vuole fiacchere?

di Barbara Chiarini

Un fiaccheraio fiorentino sulla sua carrozza.

Un fiaccheraio fiorentino sulla sua carrozza.

Come diceva Thomas Mann: «Il tempo non ha nessuna divisione visibile che ne segni il passaggio, non una tempesta con tuoni, né squilli di tromba che annuncino l’inizio di un nuovo mese o un nuovo anno. Persino quando inizia un nuovo secolo siamo solo noi mortali che suoniamo le campane e spariamo in aria con le pistole».

Ebbene, l’inesorabilità del tempo, scandisce i suoi rintocchi più forte di un orologio a pendolo ma  in modalità  silenziosa e va sempre avanti…ogni minuto, ogni ora , ogni giorno: del resto, la maggior parte di noi  cadenzia le ore delle proprie giornate seguendo una routine, nel rispetto delle proprie e altrui abitudini. Ad esempio, quando si fa sera,  io attendo sempre l’arrivo del fiaccheraio!

Puntuale come un orologio svizzero, ben regolato sia con l’ orario legale sia  con quello solare, il mio fiaccheraio passa ogni sera dalla via su cui si affaccia la finestra del mio studio, per fare rientro alle scuderie: lo scalpiccio sul selciato degli zoccoli della sua coppia di cavalli, scandisce la fine della sua giornata lavorativa e di fatto, anche la mia, ricordandomi  che si è fatta l’ora giusta per concludere! 

Ogni giorno che passa, penso a quanto sia bello e antico il suo mestiere, perché i fiaccherai sono tra le figure più caratteristiche della nostra città, Firenze.

Ancora oggi si ritrovano nelle piazze più importanti del centro storico a svolgere il proprio lavoro, che non è più di servizio pubblico, inteso come trasporto, ma di  servizio per il turismo, un po’ come i gondolieri lo sono  per Venezia.

Firenze, un fiaccheraio  a passeggio.Immagine d’epoca

Firenze, un fiaccheraio a passeggio.Immagine d’epoca

Ai tempi del massimo splendore della nostra Fiorenza, il fiaccheraio, anche detto vetturino, veniva considerato un personaggio assai importante e possedeva uno stile ed una personalità della quale andava altamente fiero: vestito sempre in maniera  elegante, con giacca a doppia coda  e tuba in testa,  barba  e baffi da galantuomo, alla guisa di Vittorio Emanuele II, fungeva  da tassista, questo è vero, ma nel contempo, percorrendo le strade fiorentine, era capace di raccontare  storie e aneddoti, spiegare i monumenti e tante belle storie, agli ospiti che trasportava.

«Vole fiacchere»? Questo era  l’invito che rivolgeva a chiunque volesse salire sulla sua carrozza: poi, l’avvento del motore e dei nuovi mezzi di trasporto, hanno ridotto notevolmente il numero dei fiaccherai, che adesso hanno la sola  specifica funzione di accompagnare i turisti in giro per la nostra città e raccontare loro, ancora come allora, le nostre storie e i nostri monumenti così come li vede il fiorentino doc, eredità di un passato fiorente e prezioso.

Una guida vintage, potremmo dire oggi, visto che stiamo parlando di un mestiere che ha quasi due secoli di storia sulle spalle .

Il termine fiaccheraio ha origini lontane: nasce in Francia e precisamente a Parigi nella prima metà del ‘600, prendendo il nome da una rimessa che noleggiava carrozze per andare al Santuario di Saint-Fiacre, a Meaux.

Pietro Morando,  Il fiaccheraio

Pietro Morando, Il fiaccheraio

Questa rimessa aveva come insegna il vecchio santo eremita, da qui il nome alla carrozza, che italianizzato o meglio, toscanizzato diventa fiacchere o fiàcher. 

Infatti, le fiacchere erano le cosiddette vetture di piazza a disposizione di cittadini e dei turisti.

Nel 1869, a Firenze, si contavano ben 518 fiaccherai autorizzati dal comune: era tutto a spese dell’amministrazione, dalla carrozza al vestiario. Al vetturino correva invece l’obbligo di mantenere in ordine il cavallo, la vettura e rispettare le tariffe. 

Oggi la situazione è radicalmente cambiata: di fiaccherai a Firenze, ne sono rimasti soltanto 12. 

Questa dozzina, per ottenere la licenza non studia solo come portare la carrozza, ma come essere una vera guida a Firenze: si deve conoscere la storia della città, dei monumenti e tutti i  percorsi. Non ci sono esami di lingua straniera, ma molti di loro studiano in maniera indipendente.

Una cosa soltanto anche per loro il tempo non ha cambiato : il ritornello ai clienti, che senza bisogno di essere internazionali , tutti capiscono : «Vole  fiacchere»?

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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