Il leone mortale

di Barbara Chiarini

Il leone stiloforo di Santa Maria del Fiore

Il leone stiloforo di Santa Maria del Fiore

La nostra bella città di Firenze, come ben sappiamo, nasconde in ogni suo angolo qualche straordinaria curiosità, legata  alla sua lunga storia e quella di cui vorrei raccontarvi oggi è  una tra le storie più bizzarre che il nostro Duomo custodisca; del resto, come tutte le architetture gotiche che si rispettino, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore  cela  in se’ molti misteri ed altrettanti segreti.

Dovete sapere che una delle cose che mi piace fare quando vado a trovare mia madre, è sfogliare il suo vecchio volume de Le Istorie fiorentine, l’opera titanica dello storico rinascimentale Giovanni Cavalcanti. 

La Porta di Balla

La Porta di Balla

Così, l’altro giorno, mi sono imbattuta in questo curioso aneddoto che vede come protagonista una delle porte del Duomo di Firenze, o meglio uno dei leoni marmorei posti a sua eterna difesa.

Il resoconto dello studioso fiorentino cominciava con queste parole: «Come nella via del Cocomero fu un cittadino che sognò che un leone gli mordeva la mano, e che si moriva; e tornògli vero». 

Orbene, cominciamo dal principio: Via del Cocomero  era anticamente il nome di una strada fiorentina che ad oggi corrisponde all’attuale Via Ricasoli; essa  era la strada che conduceva alla Porta di Balla (anche detta dei Cornacchioni),  un ingresso  secondario alla nostra cattedrale, edificato verso la fine del ‘300. 

A fare da cornice – o forse è il caso di dire a  fare da  difesa”-  a questa porta  si trovano ancora oggi un leone ed una leonessa stilofori, entrambi reggenti le colonne tortili della struttura.

Correva il secolo XV: da quanto ci riferisce il nostro Cavalcanti, un certo  signore di nome Anselmo, vicino della famiglia Cornacchioni, risiedeva proprio nell’allora Via del Cocomero. 

L’uomo era ossessionato da una angosciante visione che sempre   ricorreva nei suoi sogni; pare che  egli immaginasse  di  finire i suoi giorni sbranato da un leone.

Veduta della Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Veduta della Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Pur non essendo nella savana, a quei tempi le possibilità di imbattersi in un leone non erano poi del tutto remote: di leoni in citta ve ne erano molti, poiché venivano utilizzati per gli spettacoli di piazza. In Via dei Leoni, dietro Palazzo Vecchio, era situato il loro serraglio, assieme ad altri animali esotici. La particolare attenzione che Firenze riservava ai propri leoni, è cosa a tutti nota, sia  per una valenza simbolica tradizionalmente attribuita a tale animale sia anche perchè il re dei felini veniva associato al simbolo della nostra città nella figura del Marzocco (altre  piacevolissime pillole di storia di cui argomentare una prossima volta) .

Tornando a quella odierna, tutti sappiamo che l’unico modo per sconfiggere la paura sia affrontarla!

E così, complice la superstizione e il desiderio di esorcizzare questo timore, il signor Anselmo decise di recarsi presso la porta laterale del Duomo e mettere la propria mano nelle fauci marmoree della statua, rappresentante appunto  la fiera.

Se non fosse successo niente egli avrebbe accettato il fatto che il Leone fosse un anima inerme, del quale non doveva avere alcun timore: quindi,  le sue notti sarebbero potute tornare a trascorrere di nuovo tranquille, e senza ulteriori incubi.

Ma il povero Anselmo era destinato dal fato alla malasorte. Ed infatti una sfortuna a dir poco fantozziana, si accanì contro di lui: perché  il caso volle che nella  bocca del leone  si fosse annidato  un grosso scorpione il quale, infastidito per la sgradita intrusione, punse la mano del nostro sfortunato protagonista, non appena egli l’ebbe infilata. Il veleno fece presto il suo corso ed Anselmo, morì quello stesso giorno, nella vana speranza di vincere le proprie fobie. 

Il sogno fu davvero profeta della sua sciagura e come ebbe a concludere amaramente il Cavalcanti, nelle fauci del leone ( seppure di marmo e non di carne e di ossa), si andò davvero a nascondere il pericolo i mortale che uccise lo sventurato Anselmo!

Proprio vero: «E’ pericoloso svegliare il leone, ma la cosa più spaventosa di tutte è l’uomo nei suoi timori, come nella sua follia»

 Parola di Friedrich von Schiller!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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