Progetti smarriti e vecchi revival

di Simone Borri

L'espulsione di Veretout

L’espulsione di Veretout

Empoli – Fiorentina è la cronaca di un disastro annunciato. Se tu mandi un branco di vitellini ben pasciuti e spensierati nella tana di un branco di lupi che non mangiano da giorni, l’esito è prevedibile. Poi si può discutere sull’influenza di Federico Chiesa e sull’opportunità di mandare Dragowski in prestito ai cugini empolesi (il polacco è l’unico tesserato viola che si salva nella giornata del derby dell’Arno, e che salva la propria porta in diverse occasioni, tutte maturate e puntualmente sciupate dagli avversari quando Farias ha già uccellato il suo dirimpettaio Lafont e la frittata gigliata è fatta).

Si può discutere anche dell’espressione sempre più incupita di un allenatore, Vincenzo Montella, che deve essersi reso conto dopo cinque sconfitte e un pareggio che la Fiorentina che si ricordava lui era qualcosa di ben diverso da quella che si ritrova adesso per le mani. Ai bei tempi andati, poteva permettersi di storcere la bocca per le prestazioni di un Aquilani e lasciarlo in panchina. Adesso è aggrappato a quelle di un Veretout, che oltretutto ha già la testa altrove e anche quest’anno ha deciso di anticipare le ferie, facendosi buttare fuori con ignominia pari alla scarsezza del suo contributo tecnico alla causa viola.

Vorremmo essere mosche per penetrare in casa Pioli e sentire che dice, seduto sul divano da cui sicuramente non si sarà perso una sola delle partite della sua ex squadra. Poi vorremmo volare a casa Montella, e sentire quante volte al giorno ripete con cadenza più o meno dialettale mannaggia a chi m’ha fatto fa’! Poi ci sposteremmo più ad est, oltre l’Appennino, a casa dei padroni. Così, giusto per sentire che dicono di questo loro progetto sempre più crepuscolare, di questo loro investimento sempre più fatiscente. Quante volte al giorno nominano le parole Firenze e Fiorentina. Se prendono mai in mano una pagina di giornale sportivo con la classifica di serie A, che sta cominciando ad assomigliare in maniera sempre più sottilmente inquietante a quella di certe stagioni passate a cui francamente non abbiamo voglia di riandare con la memoria.

Certo, non è neanche pensabile che quel punto che ancora manca ignobilmente all’aritmetica salvezza dei viola non arrivi nelle tre giornate che restano, e che si finisca per impaniarci una volta di più (sarebbe la quarta da quando il Comune ha consegnato le chiavi dello stadio alla famiglia Della Valle) nella lotta per la salvezza. Ma se poi vai a vedere bene, le tre giornate che mancano recitano: Milan in casa (con i rossoneri alla disperata ricerca del posto in Champion’s in mancanza del quale il loro spogliatoio diventerebbe uno psicodramma a cielo aperto), Parma a Parma (ci abbiamo già perso in casa) e Genoa al Franchi all’ultima. Film già visto, quest’ultimo: i più vecchi si ricordano drammaticamente bene un Fiorentina – Genoa all’ultima giornata del 1978, cosa ci si giocava e come andò a finire, per il rotto della cuffia.

Impensabile, nel senso che non vogliamo neanche pensarci. Finiamo il nostro, di psicodrammi, poi troviamoci tutti intorno ad un ideale tavolino e decidiamo una volta per tutte cosa vogliamo fare da grandi. O da vecchi, a questo punto. Sono passati diciotto anni, di sbloccare la casella titoli ai signori Della Valle non interessa più, se mai è interessato. La manfrina Comune – Società per il nuovo stadio è agli sgoccioli, il 26 si vota, dopodiché vadano tutti in pace. Ci sarà sempre e comunque qualcuno che – legittimamente – vorrà fare affari con il brand Firenze ed il giglio della Fiorentina, ma perlomeno se fa un progetto che lo spieghi al popolo chiaramente (e non ci riferiamo alla loquela dell’attuale direttore sportivo, sarebbe troppo facile sparare sulla Croce Rossa) e soprattutto lo metta in atto poi coerentemente.

Nel frattempo, qualcuno ricordi a questi giovanotti che vanno in campo con il pensiero alle ormai imminenti ferie estive e/o agli altrettanto imminenti contratti per accasarsi altrove, che sono dei professionisti. Non è più tempo di corse per il Viale dei Mille. Impensabili anche quelle, e forse è meglio così, ci mancherebbe. Ma….. te arriva all’ultima giornata, a quell’evocativo quarantennale del Fiorentina – Genoa ‘78 con quel punticino ancora da fare. Poi ne riparliamo, anche con i signori dei progetti smarriti.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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