Moon river

di Simone Borri

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Festa della Mamma. Era ieri, ma si sa che le mamme hanno sempre pazienza, con i figlioli ritardatari. Che brano? Alla mamma piaceva questo. Anche al babbo, tanto è vero che l’ultima volta che ho ricordo di averli visti ballare insieme era su queste note.

Moon river, la struggente colonna sonora di Colazione da Tiffany, cantata da una Ann Margret in stato di grazia, capace di consegnare alla storia la migliore esecuzione di questo brano, surclassando perfino un mostro sacro come Frank Sinatra. Adatta alla recitazione di Audrey Hepburn, la fidanzatina di tutti coloro che sognavano la fidanzata americana. La svampita ragazza newyorchese che va a fare colazione davanti alla vetrina della gioielleria di Tiffany’s, che campa di espedienti ed è destinata a mescolare un giorno vita ed espedienti con quelli di George Peppard, suo equivalente maschile nei sogni di milioni di spettatrici e nella trama di una delle commedie più fuori dagli schemi di Hollywood.

Era il 1961, l’anno che sono nato io, e che arrivò al cinema direttamente dalle pagine di Truman Capote questa deliziosa e surreale commedia girata da Blake Edwards. I miei genitori, come tanti giovani dell’epoca, ci si persero dentro, e sulle note del disco più ascoltato in casa mia vissero i loro anni migliori. Tenendo fra sé quel bambino che ancora oggi, nelle scene finali di un film rivisto mille volte, non sa mai se preoccuparsi più perché George ritrovi il gattino di Audrey sotto la pioggia, oppure perché l’amore tra loro due, lo scrittore e la svampita, finisca per trionfare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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