Leonardo Da Vinci, il genio universale

di Barbara Chiarini

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Leonardo Da Vinci fu la massima espressione del genio umano, Vasari per primo ne celebrò le divine capacità di eccellere nelle arti, nella tecnica e nello studio della natura e del cosmo. Ma che cosa significa essere un genio? In che cosa consiste la genialità?

Geniale è una persona di straordinaria intelligenza, una persona che si erge sopra la mediocrità della gente che lo circonda. Non si tratta solo di cultura, che a mia opinione può essere acquisita col tempo, con lo studio e con l’esperienza da chiunque: la genialità è un lampo, un bagliore in più d’intelligenza che pochi hanno e che non tutti quelli che la possiedono, riescono peraltro sempre a sfruttare al meglio.

Leonardo è invece colui che, tra coloro che fino ad oggi hanno posseduto quella scintilla, riuscì a farne il migliore uso. Non fu semplicemente un genio: fu il Genio, in modo assoluto. Secondo molti, fu l’uomo più straordinario mai vissuto e anche io sostengo questa tesi. Questo spirito inquieto fu pittore, scultore, architetto, matematico, ingegnere, astronomo, fisico, naturalista, chimico, musicista: i suoi interessi – in un’epoca che vedeva l’invenzione della stampa, la scoperta del Nuovo Mondo, la rinascita delle arti, l’uomo al centro dell’Universo – spaziarono quasi in ogni direzione, come un unico esempio di uomo, universalmente figlio del Rinascimento. Egli non voleva solo rappresentare il mondo, voleva comprenderne i fenomeni, sperimentandoli e interpretandoli con l’ausilio di una grande capacità analitica e di conoscenze geometriche e matematiche ben fondate.

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Homo Vitruvianus

Come ebbe a dire Cesare Luporini ( ne La mente di Leonardo, 1953): «I problemi che egli investiva e attorno a cui si affaticò – la natura, la scienza e il suo metodo, l’esperimento, la macchina, il lavoro, l’utilità a pro’ di tutti gli uomini, il carattere conoscitivo e realistico dell’arte, il rapporto tra arte e scienza – rispetto al suo tempo sono problemi carichi di avvenire, e fra quelli che saranno poi decisivi nella formazione del mondo moderno».

Tutto il suo operato ha creato stupore e incredibilità ed il fenomeno appare ancora più paradossale se si pensa, come hanno dimostrato studi recenti, che Leonardo non era in grado di risolvere le più elementari operazioni matematiche, non era in grado di leggere testi greci e forse anche la sua conoscenza del latino, vacillava. Insomma un uomo , come egli stesso amava definirsi «sanza littere».

Il mito di Leonardo iniziò ad essere costruito nel 1939 e si protrae fino ai nostri giorni: la scienza è arrivata a definirlo come il misterioso depositario di grandi segreti cosmici, praticamente un mago rinascimentale: fu il precursore di tutti i futuri progressi dell’ottica, della meccanica e dell’anatomia, il creatore di macchine sconvolgenti, l’anticipatore di tecnologie avanzatissime.

In tutta onestà , non si può purtroppo sostenere che tutte le macchine e le invenzioni di Leonardo fossero il mero prodotto del suo genio prolifico e molto originale : nella seconda metà del Quattrocento esperti ingegneri come il Taccola, il Ghiberti e Francesco di Giorgio Martini avevano redatto trattati militari (i cosiddetti zibaldoni), correlati di illustrazioni spesso grossolane ma comunque efficaci e Leonardo li aveva copiati e studiati come dimostrano certi suoi appunti e memorie; parimenti, aveva seguito anche i molti progressi fatti in quel tempo nell’ambito della fisica.

LeonardoDaVinci190502-002È onesto dire che i suoi disegni tecnici dipendono spesso dalla lettura di libri e manoscritti altrui nonché da una scrupolosa osservazione di ciò che avveniva nelle botteghe artistiche, dove dal fervente scambio di idee, ciascun studioso di quel tempo, poteva trarre beneficio e maggiore conoscenza. Ma non si può negare che le sue opere di meccanica ed ingegneria siano state per vastità ed esperienza, davvero uniche e molto spesso anticipatrici.

Leonardo espresse il suo genio già da giovane. Nacque il 15 aprile 1452, un sabato, alle ore 22.30 (come annotò diligentemente il nonno Antonio); era il figlio illegittimo di ser Piero, appartenente a una ricca famiglia di proprietari terrieri del contado di Empoli di professione notaio e di Caterina, una contadina che poco più tardi sposerà un altro uomo e cederà il figlio a Piero e alla moglie.

Cresciuto a Vinci, un piccolo paese a sessanta miglia da Firenze, Leonardo non aveva che diciannove anni quando si presentò a Firenze alla bottega di Andrea del Verrocchio mostrandogli alcuni suoi disegni. Il Verrocchio era uno dei migliori artisti dell’epoca, e vide subito in quel giovane l’impronta del grande artista.

Fu così che, nel 1469, Leonardo si stabilì a Firenze per dedicarsi all’arte: nello stesso anno è datata quella che la critica contemporanea accetta come la sua prima opera completa, la Madonna della melagrana (Madonna Dreyfus); il Vasari ci racconta però che il primo dipinto di Leonardo fu un angelo nella parte sinistra del Battesimo del suo maestro.

Per cinque anni frequentò la bottega del Verrocchio, ma senza dedicarsi esclusivamente alla pittura: per proprio conto studiò matematica, anatomia, meccanica, idraulica, architettura e astronomia; a ventiquattro anni, aveva già in mente molti progetti geniali. Si è sempre detto molto su Leonardo pittore, ed a ragione, perché i suoi dipinti sono eccezionali, anche se molto spesso andarono perduti o rimasero incompiuti.

La Vergine delle Rocce

La Vergine delle Rocce

Leonardo era un attento osservatore: fu il primo a studiare l’anatomia direttamente sui cadaveri per conoscere tutto sul copro umano. Ci ha lasciato descrizioni precise sul funzionamento del cuore, sulla struttura della colonna vertebrale e sul movimento dei muscoli.

Si occupò anche del mondo vegetale: notò per primo la disposizione regolare delle foglie sui rami, osservò la circolazione della linfa, tentò la coltivazione in acqua di alcuni tipi di piante e scoprì che il numero degli anelli nel tronco corrisponde all’età dell’albero.

Si rivolse anche allo studio dell’ottica, ossia di quella scienza che tratta dei fenomeni della luce, e giunse a comprendere per primo la ragione per cui la luce proietta le immagini capovolte nella cosiddetta camera oscura.

Considerò la matematica come la forma più pura del ragionamento, esprimendo uno dei principi fondamentali della scienza, vale a dire che non vi può esser certezza laddove non si possono applicare né le scienze matematiche, né le scienze che su queste si fondano.

Fu affascinato dall’astronomia: precedette l’astronomo Copernico nell’affermazione del principio eliocentrico secondo il quale la nostra Terra fa parte di un sistema astronomico che ha per centro il sole, e lo fece in un’epoca in cui tutti erano convinti che la Terra fosse immobile al centro dell’Universo!

Studiò la trasmissione dei suoni e ne identificò il mezzo nelle onde d’aria; aveva anche un’idea tutta sua sul telefono. Fu persino compositore, suonava mirabilmente la cetra e addirittura fu liutaio per liuti e viole .

Non si occupò mai di politica né di amministrazione, tantomeno di alchimia o astrologia. Pare che fosse vegetariano e protestasse contro labitudine di uccidere gli animali, non volendo che nessuno facesse del male ad essere vivente. Fu terribilmente conscio di quello che valeva, al punto tale da scrivere: «Se tu sarai solo, tu sarai tutto tuo».

La Dama con l'Ermellino

La Dama con l’Ermellino

Con almeno due secoli di anticipo sul resto dell’umanità, Leonardo previde la necessità di meccanizzare tutte le attività manuali, di produrre su scala industriale, di meccanizzare i trasporti, di creare una navigazione subacquea ed una navigazione aerea, di costruire primordiali grattacieli e strade pensili; e non solo pose questi e decine d’altri problemi, ma ne indicò le soluzioni più geniali. Fu lui ad inventare un carro le cui ruote potevano girare a differente velocità (anticipando di secoli il moderno differenziale, applicato oggi a tutte le automobili), la bicicletta, e il tornio per ogni sorta di lavorazione, le valvole, e una sorta di dispositivo simile ad un cambio per variare la velocità. Dedicò particolare attenzione alle macchine tessili, ai macchinari per la lavorazione dei metalli, fino allo studio approfondito di moltissime macchine per uso militare e difensivo.

Dagli Sforza a Milano fino agli Este a Mantova oppure alla famiglia Medici della città di Firenze, tutti rimanevano attoniti di fronte alle infinite scoperte di Leonardo e tanta meraviglia fu addirittura causa di titubanze e incredulità da parte dei committenti stessi. Purtroppo furono in molti ad esitare dinanzi a tanta genialità e di fatto a non acconsentire alla realizzazione di molti dei suoi più fantastici progetti, ritenendoli inattuabili, forse addirittura troppo avveniristici. Ecco perché molti dei suoi propositi non furono mai realizzati!

Eppure Leonardo studiava tutti i suoi progetti con molta minuzia di particolari, risolvendo ogni difficoltà si presentasse in fase di realizzazione. Molti suoi disegni hanno il carattere di dettagliati schemi di lavoro per l’officina che avrebbe realizzato il progetto, e non si trattava di un’officina immaginaria, ma di una normale officina della fine del Quattrocento.

La Gioconda

La Gioconda

In definitiva, potremmo concludere che la mancata realizzazione di quasi tutte le invenzioni di Leonardo non fu dovuta tanto alle difficoltà pratiche di costruzione, quanto all’arditezza della concezione: i suoi contemporanei non credevano possibile che macchine simili potessero esistere e funzionare, così come molti – secoli dopo – vedendo le prime automobili, si rifiutarono di credere che delle vetture senza cavalli potessero muoversi!

Fortunatamente per noi, nella sua vita Leonardo non fu soltanto inventore ma fu anche un grande pittore; i suoi dipinti sono ad oggi tra i più famosi ed apprezzati in tutto il mondo. E la storia ci dice, che differentemente dall’essere inventore, questa professione rese, invece, Leonardo molto ricco.

Quando fu alle dipendenze di Ludovico Sforza detto il Moro, eseguì i ritratti di sua moglie Beatrice, dei loro figli e pure delle amanti di Ludovico: Cecilia Gallerani e Lucrezia Crivelli.

Sempre durante il soggiorno milanese (1482-99), produsse alcune tra le sue opere più celebri come la Vergine delle rocce, la Dama con l’ermellino e l”Ultima cena per il refettorio del convento di Santa Maria delle Grazie, creando addirittura una nuova tecnica di a fresco pittorico (vale a dire utilizzando della tempera e dell’olio applicati su due strati di intonaco fresco).

A Leonardo spetta il merito di avere ritratto la Natura, in modo assolutamente innovativo come ne La Gioconda (1503-1506), considerato ad oggi il ritratto più famoso e enigmatico al mondo: in questo dipinto infatti Leonardo riesce a legare la figura umana al paesaggio, che appare non come semplice sfondo ma come protagonista del quadro, in un rapporto che nessun pittore prima di lui aveva saputo rendere con altrettanta finezza.

Leonardo, al contrario di molti altri suoi colleghi del tempo, visse una vita molto agiata, disponendo di numerosi assistenti, di servi, paggi e cavalli e vestendo con estrema eleganza e raffinatezza. Amante dei comfort e deplorando le cattive condizioni igieniche in cui invece la città di Milano al suo tempo versava, non mancò di essere pure un grande urbanista: progettò cosi una vera e propria città ideale, esaminando le dimensioni minime che avrebbero dovuto avere le abitazioni, la prospicienza dei loro fronti, le larghezze delle strade, delle piazze, l’ubicazione delle fontane. Progettò palazzi il cui uso avrebbe dovuto essere pubblico. Arrivò perfino a ipotizzare la realizzazione di vere e proprie strade sotterranee coperte, che avrebbero dovuto formare una rete di fognature per il trasporto dei rifiuti.

L'Ultima Cena

L’Ultima Cena

Sarebbe potuto essere un progetto grandioso per la città di Milano stessa, ma la realizzazione richiedeva mezzi di cui Ludovico il Moro al tempo, purtroppo non disponeva. Non potendo realizzare la sua città ideale Leonardo lavorò comunque alla città di Milano, apportando qua e là importanti modifiche, soprattutto al sistema fluviale: completò la costruzione del canale della Martesana, del Naviglio interno e del Naviglio Grande. Perfezionò inoltre gli impianti di chiusura delle conche dei navigli, rendendo le porte manovrabili dall’argine.

Numerosi fiumi della Lombardia, della Toscana, del Veneto furono oggetto degli studi e dei progetti di canalizzazione ad opera di Leonardo. Nella sua lunga vita trovò soluzione ad ogni problema , infine seppe trovarla anche per quello che lo afflisse più lungamente di tutti: l’impossibilità naturale che ha l’uomo a poter volare.

Per anni si interessò dunque del volo degli uccelli, considerandoli esseri in molte cose superiori a noi, e disegnò sulla carta vari tipi di apparecchi ispirati alla struttura delle ali degli uccelli. Studiò nei minimi particolari il movimento delle ali e della coda, e il modo in cui si innalzavano, planavano, volteggiavano e discendevano. Bisogna sfatare la leggenda che parla di tentativi di volo da parte di Leonardo, che non sono provati in modo certo da alcun documento, ed osservare invece quanto risulta dai suoi schizzi e disegni.

Da essi si ricava che Leonardo inventò l’aliante, vale a dire una sorta di aeroplano che è privo del motore. La novità della concezione era rivoluzionaria: il grande Leonardo intese sfruttare la forza delle correnti d’aria, anziché utilizzare la forza muscolare (peraltro insufficiente per far innalzare le macchinari molto pesanti).

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Le estremità mobili sarebbero servite per controllare il volo, Nel suo fantastico progetto, il pilota veniva imbracato al centro della macchina in posizione verticale. L’ornitottero (questo il suo nome) fu una delle sue macchine volanti più note. Giunse anche all’idea del paracadute (disegnato a forma piramidale), e indicò chiaramente le misure che esso doveva avere. Lasciò scritto che «se un uomo ha un padiglione di pannolino intasato, che sia 12 braccia per faccia e alto 12, potrà gittarsi d’ogni grande altezza senza danno di sé».

Molti modelli di queste ed altre invenzioni di Leonardo, perfettamente funzionanti, si possono ammirare alla galleria a lui intitolata nel Museo della Scienza e della Tecnica, proprio a Milano, nonché al Museo delle Macchine di Leonardo da Vinci a Vinci.

Quando nel 1499, le truppe francesi entrarono in Milano Leonardo dovette abbandonare la città recandosi prima a Mantova, poi a Venezia, dove si occupò, (udite, udite) pure di tecnica navale! Fu esattamente durante la sua permanenza a Venezia, che Leonardo ottenne la carica di ingegnere militare. Ma la superba bellezza della Serenissima, non fu sufficiente a trattenere Leonardo lontano dalla sua amata Firenze e infine da Roma, dove fu convocato alla Corte di Papa Leone X.

Qui ebbe modo d’incontrarsi con i più illustri artisti del tempo: vi erano il Bramante, Raffaello e pure Michelangelo. I suoi bellissimi dipinti e gli studi geniali in tutte le scienze lo avevano ormai reso famoso in tutta Europa: principi e Re facevano a gara per averlo alla loro Corte. Fu cosi che nel 1516, Leonardo partì per la Francia, questa volta ospite della Corte del Re Francesco I.

Nel castello di Cloux-Lucè in Amboise, sulla Loira, il sommo artista trascorse gli ultimi anni della sua vita. Ormai non lavorava quasi più: la paralisi che gli aveva colpito la mano destra gli rendeva impossibile l’uso del pennello. La sua maggiore occupazione era quella di riordinare i manoscritti e i disegni, nei quali era racchiuso il risultato di un cinquantennio di meditazioni e di studi.

Il 2 maggio del 1519, a sessantasette anni di età, il sommo Leonardo morì, lasciandoci molti suoi manoscritti, che sono però difficilmente decifrabili a causa della sua scrittura speculare (essendo mancino, aveva imparato a scrivere al contrario, da destra verso sinistra!).

È opinione degli esperti che il contributo di Leonardo al progresso generale della scienza fu più scarso di quanto ritenuto da molti suoi entusiastici ammiratori.

Lungi da me il voler metter in dubbio l’opinione di tali esperti. Ritengo, ad ogni buon conto, che se soltanto ci soffermiamo a contemplare tutto quello che Leonardo fece nella sua vita, non possiamo fare altro che restare meravigliati di fronte alla tanta strada fatta dall’uomo a partire dalle sue origini e Leonardo Da Vinci, con la sua indiscutibile genialità, ha senz’altro contribuito a fare rinascere in tutti noi la fiducia nelle possibilità del genere umano: questo e valido ancora oggi, vale a dire esattamente a cinquecento anni di distanza dalla sua morte!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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