Il miglio verde fiorentino

di Barbara Chiarini

Via dei Malcontenti a Firenze

Via dei Malcontenti a Firenze

Nel quartiere di Santa Croce si trova un’ antica  via che nel nome ricorda coloro che, nei secoli passati, la percorrevano prima di essere condotti al patibolo.

Ebbene, avrete capito che oggi  vi vorrei proprio raccontare di un’altra vicenda fiorentina, ovvero la storia  di Via dei Malcontenti.

È curioso pensare che se la  cinematografia contemporanea fosse la nostra musa ispiratrice , potremmo  anche rinominarla così : la storia  fiorentina del  Miglio Verde !

 Via dei Malcontenti collega  Via delle Casine a Piazza Piave. La curiosità consiste nella derivazione di questo suo nome piuttosto bizzarro: questa intitolazione deve la provenienza dalla storia, appunto per essere stata in tempi passati  il tratto finale del tragitto che i condannati a morte percorrevano dal  Palazzo del Bargello (sede dell’ organo di polizia) o dal carcere delle Stinche, fino al luogo in cui avvenivano le esecuzioni capitali, ovvero al Prato della Giustizia.

Via dei Malcontenti è dunque quella strada  che, costeggiando Santa Croce dal lato sinistro (rispetto alla facciata), conduce dalla piazza omonima alla Torre della Zecca Vecchia. E non  si tratta neppure  dell’ unica via che origina il nome da questo macabro rituale della processione verso il patibolo: la stessa via de’ Neri, che raccorda via de’ Leoni e via de’ Benci, è cosi intitolata per via della Compagnia dei Fratelli della Croce al Tempio, coloro i quali avevano il compito di  confortare spiritualmente i condannati a morte nel corso del loro tragitto, e vestivano  di un cappuccio di tela nera che ne celava, volutamente,  l’ identità.

La Compagnia dei Fratelli della croce al Tempio

La Compagnia dei Fratelli della croce al Tempio

I cappucci neri vegliavano sui  poveretti per tutta la durata della notte prima che venisse eseguita la  pena capitale: infine,  al sorgere dell’alba li  accompagnavano in processione per raggiungere quella che sarebbe stata la loro ultima destinazione terrena, vale a dire ai Prati della Giustizia. 

Il percorso che i condannati a morte facevano per raggiungere il luogo delle esecuzioni rimase immutato per diversi secoli: partendo dal Bargello, il corteo dei morituri, accompagnati dai Fratelli Neri e dagli sbirri del Capitano del Popolo, percorreva via de’ Neri, piazza San Remigio, via Malagotti, borgo de’ Greci, via San Giuseppe, fino a imboccare l’ultima via , quella appunto detta dei Malcontenti.

I condannati venivano condotti, spesso tra le ingiurie e le percosse del popolo, sul luogo delle esecuzioni capitali  e lungo quel tragitto si disperavano, gridavano e piangevano .

Il  percorso fu poi  mutato nel 1531:  a seguito dell’ assedio portato a Firenze dalle truppe imperiali che volevano restaurare  il principato mediceo, il luogo delle esecuzioni fu spostato dallo spiazzo   fuori Porta di San Francesco al prato che si estendeva fuori Porta alla Croce (mi riferisco, per intendersi, alla Porta medioevale che  attualmente ancora troneggia in Piazza Beccaria). 

Gli ammassi  di detriti che furono trasportati presso  la Porta della Zecca Vecchia, per ragioni di rafforzamento difensivo contro le truppe imperiali, furono causa del cambiamento .

Dunque,  con lo spostamento dei patiboli fuori Porta alla Croce, il percorso dei condannati iniziò a seguire un tragitto diverso: borgo degli Albizi, via Pietrapiana, piazza Sant’Ambrogio, borgo la Croce, piazza Beccaria.

Elemento caratteristico del percorso che i condannati a morte facevano verso il patibolo erano i tabernacoli, costruiti appositamente lungo la via seguita dal corteo per consentire ai colpevoli di meglio disporsi spiritualmente in previsione dell’ imminente  momento del trapasso: ad oggi  ne rimane a testimonianza  uno   piuttosto grande che si può trovare ancora all’angolo con via delle Casine che reca l’immagine di una  Madonna col bambino tra i Santi Giovanni e Pietro , realizzata da un discepolo dell’artista Niccolò Gerini (quello  esposto è però ormai soltanto una copia, poiché l’originale fu sostituito dopo l’ alluvione del 1966). 

Madonna col bambino tra i SS Giovanni e Pietro, tabernacolo

Madonna col bambino tra i SS Giovanni e Pietro, tabernacolo

Legato al toponimo di via dei Malcontenti vi è pure un altro aneddoto del quale si racconta che ebbe origine al tempo, una delle  peggiori superstizioni in cui credettero i fiorentini: il 29 maggio 1503 fu ucciso a sassate sul Prato della Giustizia, il boia che aveva eseguito le condanne a morte di Giacomo Savonarola e  antecedentemente anche dei suoi confratelli, nel 1498. Il motivo  della lapidazione a morte del carnefice fu che non aveva saputo tagliare la testa al condannato al primo colpo, aumentandogli di conseguenza la sofferenza nel morire. Il popolo che aveva assistito all’esecuzione, rimase talmente inorridito che se la prese, appunto, con il giustiziere: il suo cadavere, dopo essere stato lapidato, fu  addirittura trascinato per le via della città da un gruppo di fanciulli festanti.

Dopo avere compiuto il brutale  gesto, il popolo fiorentino, preso dal rimorso ma soprattutto  dalla superstizione, ebbe allora modo di  ricredersi e perdonarsi sostenendo che il boia aveva fatto tale fine come giusta punizione per aver partecipato all’ esecuzione di quel “servo di Dio” e cosi dicendo cercò  di mettere a tacere coscienze e paure.

Concludendo, viene da pensare  che  a quei tempi, non rispettare la giustizia poteva letteralmente farti perdere la testa, ma anche chi l’ applicava doveva ben guardarsi le spalle!

O forse  sarà soltanto il caso di pensare : «chi la fa, l’aspetti ?!»

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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