Il brevetto del blue jeans

di Barbara Chiarini

Levi Strauss &Co, Battery Street

Levi Strauss &Co, Battery Street

Oggi vorrei raccontarvi una storia diversa dal solito: la storia dei pantaloni più amati al mondo, una storia che nasce dall’incontro tra la  tradizione tessile italiana  e i pionieri dell’America dell’Ovest.

Classici oppure strappati, stretti o a zampa d’elefante, con i bottoni o con la zip, non hanno mai conosciuto un declino, resistendo e sopravvivendo a  tutte le mode che tanto velocemente si sono succedute in era moderna. Mi riferisco a quei fedeli compagni di viaggio che, sono certa, ciascuno di noi  abbia riposto dentro il proprio armadio, e che, almeno una volta nella vita, abbia sicuramente provveduto a portare con se’ in una valigia, quale  capo  fondamentale  da indossare per ogni occasione durante un viaggio.

Ovviamente, avrete tutti capito che sto parlando dei Jeans, quei pantaloni che da oltre un secolo non conoscono distinzioni di età e di circostanze.

 Nella seconda metà dell’Ottocento, l’immigrazione dalla vecchia Europa verso gli Stati Uniti d’America si intensificò , soprattutto per l’inizio di quel fenomeno che fu da molti definito la Corsa all’oro e che trovò nella California la principale destinazione, per tutti coloro che avevano intenzione di cambiare radicalmente il proprio destino.

Un destino cui andò incontro anche la famiglia Strauss, ebrei di origine bavarese, che insieme ai due figli maggiori, all’epoca gestiva una merceria a New York. 

Il terzogenito Loeb, dopo aver cambiato il suo nome nel più familiare Levi, preferì andare a lavorare nel ranch di uno zio in Kentucky. Qui cominciò a farsi un’idea dei limiti dell’abbigliamento utilizzato nei lavori manuali e decise di portare avanti l’iniziativa come occasione imprenditoriale, facendosi comunque anch’egli catturare dai richiami delle miniere d’oro della California. Probabilmente però, più che al metallo prezioso, egli fu interessato alle esigenze dei minatori, in termini di indumenti adatti al loro specifico lavoro.

Marchio Levi’S Strauss. &Co.

Marchio Levi’S Strauss. &Co.

Fu così che nel 1866 fondò la Levi Strauss & Co. e aprì in Battery Street (oggi sede della Compagnia), una rivendita di stoffe, abiti e stivali da lavoro, cui affiancò l’attività di ambulante presso le miniere dove vendeva, tra l’altro, un particolare indumento, che divenne noto più tardi con il nome di salopette. 

Per realizzare tute e pantaloni  utilizzava un genere di stoffa  chiamata  de Nîmes: si trattava di un tessuto  pesante  di colore blu; il suo nome si originava dal nome  di una  città di tessitori della Provenza, Nimes appunto, che poi  successivamente fu ribattezzato  denim.

Un tessuto simile veniva prodotto anche  in Italia e adoperato per i pantaloni dei marinai genovesi; si chiamava jeans, da Jeane, termine inglese che indicava la città di Genova. Con quest’ultimo nome, Levi Strauss  iniziò nel 1870 una produzione in serie di pantaloni da lavoro, affidandosi a una rete di cucitrici esterne. Presto, però, Levi dovette rendersi conto che i capi realizzati  erano troppo fragili e  spesso cedevano, in particolare modo all’altezza delle tasche. 

Il caso volle che proprio uno di questi modelli finisse  tra le mani di un certo  Jacob Davis, un sarto di origini lettoni, che si trovò a doverli riparare per un signore di considerevole stazza. Jacob ebbe  l’intuizione di rinforzarli con dei piccoli rivetti (vale a dire dei giunti di metallo), che pose  all’attaccatura delle tasche e in altri punti critici. Constatò, in questo modo, che  il pantalone diventava molto più resistente.

Decise dunque di informare Strauss della sua preziosa modifica, esortandolo a proteggere l’invenzione con una richiesta di brevetto e promettendogli la metà dei diritti. Nella lettera che inviò, scrisse: «Reno, Nevada, 5 luglio 1872. Ai signori Levi Strauss & Co. Trovate accluso un assegno di 350 dollari. Vi ho anche mandato 2 pezzi cuciti con la stoffa che mi avete venduto. Quelli blu li metto a 3 dollari e 50 al paio. I miei concorrenti sono gelosi del successo e se non li assicuro con un brevetto presto li faranno tutti. Perciò cari signori vi propongo di  fare un  brevetto a mio nome e vi darò metà dei diritti. Vostro J.W. Davis».

L’altro accettò di buon grado e il 20 maggio del 1873 si videro riconosciuto il brevetto n° 139.121, assegnato al modello jeans XX, che presentava la doppia cucitura sulle tasche (detta The Arcuate) e un’ etichetta di cuoio cucita sul retro, sul lato destro. Di fatto, il logo Levi’s cominciò ad apparire dal 1886, quando da una produzione artigianale si passò ad una  produzione su scala industriale e furono aperte le prime due fabbriche in California. Quattro anni dopo debuttò lo storico modello 501, dove la cifra indicava il numero della partita dei nuovi pantaloni.

Lavoratori che indossano indumenti in tessuto denim

Lavoratori che indossano indumenti in tessuto denim

Negli anni Venti del XX secolo, scaduto il brevetto, il mercato si aprì anche ad  altri produttori di tessuto denim (come Lee e Wrangler), che contribuirono ad accrescere la popolarità dell’indumento ma è opinione comune che  i pantaloni del Sig Strauss rimasero sempre al primo posto nelle vendite. 

Nei decenni a seguire, il jeans fece la sua comparsa sul grande schermo, e in seguito anche nella pubblicità televisiva: in poco tempo diventò  un simbolo delle generazioni moderne e della moda made in USA ispirata ai cowboys del West, fino a diventare un capo d’abbigliamento evergreen.

Il primo personaggio famoso in Italia ad indossare un paio di Genovesi fu (incredibile ma vero!), fu il nostro condottiero  Garibaldi, durante lo sbarco a Marsala; oggi i  suoi blue jeans sono conservati nel Museo del Risorgimento.

I jeans prodotti negli Stati Uniti  si diffusero profusamente in Europa dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, soprattutto grazie ai divi del cinema americano che li indossarono  nei loro film più famosi, come ad esempio James Dean, Elvis Presley e Marlon Brando, ma anche  grazie ai primi idoli del rock ‘n’ roll.

L’attore James Dean

L’attore James Dean

In pochissimi anni i jeans diventarono in tutto il mondo  il modello di pantalone più comprato e indossato, specie dai giovani, che ne fecero il simbolo della ribellione e della loro protesta negli anni Sessanta.

Poi negli anni Settanta, con il declino della contestazione, i vari brand si impadroniscono del jeans come parte integrante del loro pret-à-porter e nacque l’idea di realizzare  un jeans elegante, che anche l’uomo di successo poteva indossare.

Lo stile dei blue jeans ha seguito di pari passo l’età di ognuno di noi, che pure oggi li indossiamo; cambiando la  forma e a volte il  colore, la loro importanza non è  stata mai neppure  minimamente scalfita. Il mondo della moda, con il passare degli  anni,  si  è impadronito del tessuto denim e lo ha mantenuto, in un modo o nell’altro, un po’ in tutte le sue collezioni.

È dunque ormai un dato dimostrato  che  questo famoso pantalone è entrato di diritto negli armadi  dei giovanissimi e  dei meno giovani  di tutto il mondo, grazie alla creatività di Mr. Strauss, e pare evidente che sia  intenzionato a restarci per lungo tempo a venire ancora…. considerato che oggi, ne celebriamo giusto il  suo centoquarantaseiesimo compleanno!

E’ proprio vero… il tempo vola !

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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