Gli invincibili di Superga

di Barbara Chiarini

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Prima la nebbia fitta e poi lo schianto. In pochi istanti vennero distrutte le vite di 31 persone (27 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio), insieme alla gloriosa storia di una squadra di calcio: il Grande Torino.

La sequenza trionfale di una grande squadra si interruppe tragicamente così il 4 maggio 1949 alle ore 17,05. I giocatori del Torino tornavano a casa da una trasferta a Lisbona dopo aver giocato una partita contro il Benfica, concordata tra i capitani delle due squadre.

Mazzola e Ferreira si erano conosciuti in occasione della gara tra Italia e Portogallo, giocata a Genova e Ferreira aveva chiesto a Capitan Valentino di disputare un’amichevole contro il Torino in occasione del suo addio al calcio. Mazzola si disse d’accordo e l’intesa fu presto raggiunta. L’incontro fu fissato per martedì 3 maggio 1949 . Per tale motivo il Torino ottenne dalla Federazione il permesso di anticipare al 30 aprile la sfida che aveva programmata con l’Inter, per il campionato.

La gara contro il Benfica fu una vera partita amichevole, giocata con passione e cuore.La formazione granata ne usciva sconfitta 4-3 ma il calcio aveva vinto: grandi applausi accompagnarono il capitan Ferreira che abbandonava il calcio e lo stadio fu riempito da oltre quarantamila tifosi.

Il giorno seguente, il 4 Maggio, l’intera squadra salì sul trimotore I-Elce per fare ritorno a casa. Il tempo era pessimo: nuvole basse, nebbia e pioggia battente. Dopo l’ultimo contatto con la stazione radio, forse a causa del maltempo o di un chissà quale guasto al motore, l’aereo si schiantò contro la Basilica di Superga, che era avvolta in una fitta coltre di nebbia.

Erano le 17,05 del 4 maggio 1949.

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Lo sgomento fu enorme ed il compito più triste di tutti toccò a coloro che dovettero procedere al riconoscimento delle salme di tutti quei poveri ragazzi. Nella tragedia di Superga perirono trentuno persone fra atleti, dirigenti, giornalisti e membri dell’equipaggio.

Nell’incidente persero la vita: i giocatori Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin, Dino Ballarin, Emile Bongiorni, Eusebio Castigliano, Rubens Fadini, Guglielmo Gabetto, Ruggero Grava, Giuseppe Grezar, Ezio Loik, Virgilio Maroso, Danilo Martelli, Valentino Mazzola, Romeo Menti, Piero Operto, Franco Ossola, Mario Rigamonti, Giulio Schubert e gli allenatori Egri Erbstein, Leslie Levesley, il massaggiatore Ottavio Cortina con i dirigenti Arnaldo Agnisetta, Andrea Bonaiuti ed Ippolito Civalleri.

Morirono inoltre tre dei migliori giornalisti sportivi italiani: Renato Casalbore (fondatore di Tuttosport), Renato Tosatti (Gazzetta del Popolo) e Luigi Cavallero (La Stampa) ed i membri dell’equipaggio Pierluigi Meroni, Celeste D’Inca, Celeste Biancardi e Antonio Pangrazi.

Una lunga, ininterrotta processione funebre rese omaggio alle bare allineate a Palazzo Madama e mezzo milione di persone parteciparono ai funerali il 6 maggio 1949. L’intera città di Torino si strinse attorno alla squadra, vero e inimitabile simbolo di un’epoca sportiva che mai più tornò ad esistere.

GrandeTorino190504-003Erano presenti alle esequie rappresentanze di tutte le squadre italiane e di molte squadre straniere, un giovane Andreotti in nome del governo ed il Presidente della Federazione Italiana Gioco Calcio, Ottorino Barassi che, con voce rotta dalla commozione, fece l’appello della squadra come se fosse dovuta scendere in campo in quell’istante.

Il grande Indro Montanelli scrisse in proposito: «Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta».

Di quella grande squadra si salvarono solo tre giocatori che per svariati motivi non parteciparono alla trasferta portoghese: il secondo portiere Renato Gandolfi che cedette il posto a Dino  Ballarin, Sauro Tomà infortunato al ginocchio e Luigi Gandolfi, un giovane del vivaio granata. Si salvarono anche Ferruccio Novo, alle prese con una brutta broncopolmonite, ed il grande telecronista Nicolò Carosio che rimase a casa per la cresima del figlio.

La stagione 1948/49 fu portata a termine dalla formazione giovanile del Torino, che disputò le restanti quattro gare contro le formazioni giovanili delle altre squadre. Il Torino vinse tutte le rimanenti partite, chiudendo il campionato 1948/49 con 60 punti, cinque di vantaggio sull’Inter, seconda in classifica. Fu comunque un trionfo amaro, segnato dall’indelebile ricordo della tragedia.

Il 26 maggio 1949 venne organizzata allo Stadio Comunale una partita il cui incasso venne destinato ai familiari delle vittime. Contro il grande River Plate si schierò il Torino Simbolo, una squadra composta per l’occasione da un gruppo di undici fuoriclasse prestati da tutte le squadre, che indossarono appunto la maglia granata. In un Comunale al limite della capienza la partita-spettacolo terminò 2-2.

Aveva così inizio il dopo-Superga.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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