Can’t Help Thinking About Me

di Simone Borri

David Bowie nel 1965, all'epoca della sua audizione alla BBC. Fu liquidato con un "troppo insignificante per diventare una stella".

David Bowie nel 1965, all’epoca della sua audizione alla BBC. Fu liquidato con un «troppo insignificante per diventare una stella».

«Senza dubbio David Bowie ha talento. E senza dubbio lo sfrutterà».

Scriveva così Melody Maker, rivista musicale inglese, il 26 febbraio 1966 a conclusione dell’intervista concessa ad un giovane cantante che stava tentando di emergere, infilando un flop dietro l’altro come voce di una serie di complessi senza futuro, ma malgrado tutto riuscendo ad imporsi per la sua personalità e presenza scenica, oltre che per la voce che non molto tempo dopo sarebbe diventata inconfondibile e ineguagliabile. E per quello sguardo, gli occhi di due colori diversi, uno dei due con la pupilla permanentemente dilatata, a causa di un pugno ricevuto da un compagno di scuola durante una lite per questioni di compagne di classe….

Nella primavera dell’anno precedente, la giovane promessa aveva compiuto un passo importante nella scalata al successo: si era trovato un nome d’arte, azzeccandolo. Era nato David Robert Jones, figlio di un funzionario statale e di una cassiera di cinema. Un cognome come tanti, in Inghilterra. Una specie di Mario Rossi locale. Di Jones, oltretutto, c’era già Davy, cantante dei Monkees, gruppo che all’epoca andava per la maggiore. Urgeva cambiare.

Il ragazzo – aveva diciotto anni – aveva visto al cinema il film La battaglia di Alamo, nel quale il creatore di coltelli Jim Bowie era interpretato da Richard Widmark. «Volevo qualcosa che esprimesse un desiderio di tagliare corto con le bugie e tutto il resto». Detto fatto, David Jones divenne David Bowie.

Come in un puzzle in cui pezzi predestinati vanno a posto l’uno dopo l’altro, ecco di lì a poco il primo successo, Can’t Help Thinking About Me. Niente che valga la pena oggi di ricordare, soprattutto se paragonato alla quantità incalcolabile di successi consegnati alla storia della musica nei decenni successivi da colui che sarebbe stato chiamato il Duca Bianco.

Ma insomma, un inizio è un inizio. E se devo dire, ho la sensazione che in questa rubrica David Jones in arte Bowie ricomparirà presto, e tornerà spesso.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Commenta l'articolo