Burt Bacharach, l’Arcadia del pop

di Barbara Chiarini

Il compositore Burt Bacharach

Il compositore Burt Bacharach

 «…semplici emozioni si traducevano in musiche e parole costruite ad arte, canzoni che erano davvero molto più complesse di come suonavano. Bacharach le faceva apparire facili, ma non lo erano. Aveva spinto il songwriting verso nuove, eccitanti frontiere, con un uso innovativo di parole, ritmi e melodie»

(Robin Platts)

Nell’epoca dell’ evoluzione tecnologica  e della musica ascoltata con smartphones o lettori, troppo spesso le canzoni durano il tempo di una stagione, quando va bene.

Esistono invece  dei classici che anziché essere  intaccati dal trascorrere del tempo, sono sempre più apprezzati anche da un pubblico giovane, vale a dire dalle cosiddette nuove generazioni, tanto da essere riproposti ciclicamente con nuove covers dai cantanti contemporanei.

Dunque adesso la domanda sorge spontanea; chi tra voi  non conosce canzoni senza tempo come Walk on by, I say a little prayer, Raindrops keep falling on my head, The look of love, Close to you, What the world needs now oppure Magic moments?

Intedetemi, questo non vuole essere un elenco, ma un modo per ricordare alcune delle melodie immortali scritte da Burt Bacharach, che oggi  raggiunge  l’invidiabile traguardo di  91 anni, un vero  esempio di songwriter, così come si usa dire all’americana.

Il risultato della sua brillantissima carriera sono ben 3 Oscar, 6 Grammy Awards ed innumerevoli dischi di platino e d’oro, con  48 brani nella Top 10, nove numeri 1 e oltre 500 composizioni. Il grande compositore e pianista americano, ha saputo spaziare, nella sua sessantennale esperienza , dal jazz al soul, dalla bossanova al pop classico ed ha saputo fonderli in uno stile sofisticato e inconfondibile.

“Il matrimonio del mio migliore amico”.

Il matrimonio del mio migliore amico.

Per capire l’impatto delle sue canzoni nella cultura popolare è sufficiente vedere una  scena tratta  dal popolarissimo film Il matrimonio del mio migliore amico, nella quale Rupert Everett, trovandosi ad un tavolo di ristorante a festeggiare  con un gruppo di amici, accenna  alle prime parole di I say a little prayer: uno ad uno tutti i ommensali ne interpretano a modo loro un piccolo brano, fino a che tutto il ristorante si ritrova a cantare il ritornello e a battere le mani in un crescendo davvero emozionante.

E dite, a nessuno tra voi viene mai in mente, quando piove, di associare  quelle gocce cadenti  ad una canzone memorabile come Raindrops keep falling on my head, tema principale del film Butch Cassidy, per il quale Bacharach vinse  un meritatissimo Premio Oscar come migliore colonna sonora originale?

La grandezza della musica di Bacharach dischiude in sé arcane emozioni, grazie al suo tocco unico e inconfondibile, ma sempre molto easy. Non c’è musicista pop o rock o jazz che non si sia inchinato al suo talento. Eppure per tanti anni la sua musica raffinata ha suscitato pregiudizi e diffidenze. Soprattutto in passato è stata data una lettura troppo semplicistica delle composizioni di Bacharach, considerate da alcuni critici  come musica da cocktail,  niente più che un delizioso accompagnamento musicale, mentre ci si concede un drink.

Ma a mio vedere,  questi non possono essere altro che dei giudizi superficiali: ritengo che, dietro  ad un apparente allegria e leggerezza, in ogni suo brano si riesca a percepire, invece,   l’umanità di una persona che il successo non ha dispensato dalla sofferenza, con tre matrimoni falliti alle spalle, l’enorme dolore per l’amata figlia Nikki morta suicida a quarant’anni ed un lungo  periodo d’oblio dal quale è  poi fortunatamente risorto, come ebbe a fare l’araba fenice.

Tutti aspetti poco noti della sua vita, raccontati invece dallo stesso Burt, a cuore aperto, nella biografia Anyone Who Had A Heart. My Life and Music, scritta a quattro mani con Robert Greenfield.

Burt Bacharach insieme alla cantante Dionne Warwick

Burt Bacharach insieme alla cantante Dionne Warwick

La fortuna di Bacharach  è stata anche quella di  aver saputo creare dei fortunatissimi sodalizi artistici, come quello con il suo paroliere  Hal David (che ha saputo tradurre in parole le sue intenzioni melodiche), ma soprattutto quello con la cantante Dionne Warwick, con la quale istituì un legame artistico molto forte e profondo  che è andato avanti ininterrottamente da 1958 fino al 1973,  creando un numero impressionante di hit, tra cui i capolavori Walk On By,  Do You Know the Way to San Josè e appunto la già rammmentata I Say a Little Prayer, ovvero alcune tra le canzoni più amate dal suo pubblico.

Intorno ai primi anni Ottanta,  una nuova collaborazione con Carole Bayer Sager portò il nostro compositore ad un miglioramento sia personale che musicale. I due collaborarono alla creazione di diversi grandi successi, tra cui Arthur’s Theme (Best That you can do) per la voce di Christopher Cross, Heartlight per Neil Diamond, Making Love per Roberta Flack, On My Own per Michael Mc Donald e Patty La Belle e forse, il più memorabile fra tutti That’s What’s friend are for del 1985, il  singolo  di enorme successo che riunì  Bacharach con Dionne Warwick (i cui considerevoli  profitti furono interamente donati per la ricerca sull’AIDS).

I cantanti di “That’s What’s friend are for”

I cantanti di That’s What’s friend are for

Insomma, direi che  è praticamente quasi impossibile citare qui tutti gli artisti che hanno intepretato le sue canzoni: potrei  ancora aggiungere i  Beatles in Baby, it’s you, Tom Jones in What’s new, pussycat?  e Dusty Springfield in The look of love, ma prima o poi dovrò fermarmi perché l’elenco è veramente troppo lungo!

Particolarmente riuscito  fu anche il sodalizio con  Elvis Costellocoautore insieme a  Bacharach dello splendido album Painted from memory,  giustamente premiato con un Grammy Award nel 1998.

Burt Bacharcah con Elvis Costello

Burt Bacharcah con Elvis Costello

«Quando il pezzo decollasottolineò Costello Burt ingrana una marcia in più. Il risultato è quel senso di dubbio, anche nelle sue canzoni più solari, che rende la sua musica senza tempo».

Nonostante l’incedere degli anni , nel  2005  ha scritto insieme alla cantautrice e pianista jazz Chiara Civello, la canzone Trouble.

Nel 2008, è apparso al festival BBC Electric Proms alla Round House con la BBC Concert Orchestra ed  è stato  insignito del Premio Grammy alla carriera.

Nel  2009 ha prodotto la canzone Come in ogni ora della cantante soul italiana Karima e Something that Was Beautiful per il cantante Mario Biondi.

Bacharach ha da sempre saputo unire nella sua musica più componenti, dal  blues – jazz  alla popular music, ampliandone così orizzonti e prospettive: per questo  può essere considerato  a degno titolo il primo genio anomalo della musica pop, probabilmente un genio poco moderno e forse anche poco appariscente, poco loquace e poco rock, forse anche un po’ troppo borghese perché potesse creare clamori in quell’America anni 50-60, infiammata dal nuovo credo del rock’n’roll. 

Burt Bacharach

Burt Bacharach

Ma tutto questo è  stato ed è Burt Bacharach; l’uomo che, come ricorda Vigorito, «con il fruscio di un battito d’ali di farfalla ha fatto atterrare sugli anni 60 i suoi capolavori e ha inondato il mondo occidentale con torrenti di lacrime di gioia, riuscendo nella più difficile delle alchimie. Perché dietro quei ritornelli zuccherosi, quelle orchestrazioni falsamente lievi e ottimistiche c’è il suono dei giovani cuori e delle anime vulnerabili, delle loro lacrime e delle loro risate, dell’amarezza, della realtà e del sollievo dei sogni, di chi vive in questo complicato, vertiginoso mondo moderno!»

Tutto sommato, io ritengo che nelle  parole di alcune sue canzoni si celi ancora quello di cui  tutti i giovani del mondo avrebbero bisogno,  seppur ormai  gli anni 60 siano lontani e un nuovo secolo si sia affacciato sulle nostre vite!

«Lord, we don’t need another mountain

There are mountains and hillsides enough to climb

There are oceans and rivers enough to cross

Enough to last till the end of time»

(Tratto da What The World Needs Now – Burt Bacharach)

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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