Ayrton l’indomabile

di Barbara Chiarini

Ayrton Senna (21 marzo 1960 - 1 maggio 1994)

Ayrton Senna (21 marzo 1960 – 1 maggio 1994)

«La vita è troppo breve per avere dei nemici»

(Ayrton Senna)

Per tre volte è stato il più bravo di tutti ma poi un incidente mortale gli ha impedito di continuare a sfrecciare per i circuiti di Formula Uno. Ricorderò sempre quella domenica del 1 maggio 1994: alle 14.17 stavo guardando in televisione insieme a mia madre il Gran Premio di San Marino di Formula 1, terza gara del Mondiale di quella stagione da poco cominciata, che si correva sulla pista di Imola.

Purtroppo mi ero da poco sottoposta ad un intervento chirurgico e me ne stavo costretta in un letto di ospedale , anche piuttosto abbacchiata …. altrimenti sarei stata lì, ad Imola a presenziare! Sono sempre stata appassionata di automobilismo, una passione che mi ha trasmesso fin da quando ero piccola un caro amico del mio nonno che io chiamavo (e ancora chiamo) con familiarità, zio.

Lo zio Franco, da sempre ferrarista, mi aveva convinta a tifare per la medesima scuderia …. ma anche per quell’ anno sembrava già evidente che la squadra di Maranello fosse tagliata fuori dai giochi , ed io avevo puntato gli occhi su quel giovane , imprevedibile e avventato pilota di cui tutti parlavano … il giovane Ayrton Senna.

Ma torniamo a noi, alle 14.00 le telecamere iniziano a trasmettere la diretta con l’avvio della corsa: il gruppo di piloti scatta al via … il solito rumore assordante dei motori tirati al massimo, il fumo dei tubi di scappamento, i freni che inchiodano le auto all’ asfalto alla prima curva dopo il rettilineo…. si inizia a girare … tutto come al solito, , anche se in questo Gran Premio niente sarà come al solito … la safety car che interviene, si riparte … poi improvvisamente arriva lo schianto… e una giovane vita viene stroncata in un solo istante!

Un comunicato medico in tarda serata informa il pubblico che alle 18:40 di quel maledetto giorno, il cuore di Ayrton aveva cessato di battere. Da allora, per gli appassionati di motori e di Formula 1 – e non solo – il weekend del 1 maggio 1994 viene ricordato come il più tragico weekend sportivo di sempre.

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Fu il weekend della morte di Ayrton Senna, colui che da molti è stato definito e tale è considerato ancora oggi, a venticinque anni di distanza dalla sua morte, come il più grande pilota di tutti i tempi, e chi lo sostiene lo fa solitamente non volendo certo screditare altri miti della storia automobilistica come Jim Clark, Juan Manuel Fangio, o Michael Schumacher.

La tragicità di quel fine settimana fu determinata da una serie di eventi incredibili e sfortunati, e la morte di Senna fu soltanto l’ultima e più clamorosa notizia.

È divenuto luogo comune dichiarare che in Italia non ci siano altri sport se non il calcio, ma in quel giorno e in molti altri a seguire, non si parlò di altro che di Senna e la notizia della sua morte stravolse completamente la gerarchia delle notizie e delle consuetudini.

MichaelSchumacher190501-001Il 2 maggio, giorno in cui normalmente le edicole sarebbero potute teoricamente restare chiuse per via della festa del giorno precedente, diversi giornali andarono comunque in stampa con un’edizione speciale, e molte edicole aprirono fin dal mattino presto . 

Per capire perché il weekend del 1 maggio 1994 ebbe un impatto così devastante per il mondo della Formula 1, conviene raccontarlo tutto, dall’inizio.

Le premesse del campionato di Formula 1 del 1994 lasciavano ipotizzare che la stagione avrebbe avuto un solo incontrastato protagonista: il pilota che era il più forte di tutti, sulla macchina che era la più veloce di tutte.

Il brasiliano Ayrton Senna, tre volte campione del mondo, veniva da due stagioni relativamente deludenti con la McLaren, l’auto con cui aveva vinto i suoi tre titoli mondiali (nel 1988, nel 1990 e nel 1991). Il 1992 e il 1993 si erano invece contraddistinti per l’enorme vantaggio tecnico accumulato dalle macchine della squadra inglese Williams.

L’inglese Nigel Mansell aveva vinto il suo primo e unico Mondiale nel 1992, e il francese Alain Prost – storico avversario di Ayrton Senna – si era ritirato dopo aver vinto il suo quarto e ultimo Mondiale nel 1993, lasciando di fatto il posto libero per Senna alla Williams .

E invece, sorprendentemente, per Senna e la Williams la stagione 1994 era cominciata molto male. Senna aveva da subito manifestato alcune difficoltà ad adattarsi alla nuova macchina, segnalando più volte la ristrettezza dell’abitacolo e l’instabilità della macchina in curva.

RubensBarrichello190501-001Le prime due gare erano state vinte da un giovane e promettente pilota tedesco di nome Michael Schumacher, che guidava la Benetton e si era già fatto notare nelle due stagioni precedenti, sia perché era molto veloce sia perché era abbastanza ambizioso e insolente: peraltro, con Senna aveva già avuto modo di evidenziare , già in un paio di situazioni, alcune loro palesi incomprensioni.

Schumacher aveva vinto i primi due Gran Premi, in Brasile e in Giappone, mentre Senna si era ritirato in tutte e due le gare, e quindi arrivava al Gran Premio di San Marino con 0 punti contro i 20 di Schumacher. Ma in pochi, tra gli addetti ai lavori, credevano che sarebbe continuata così: bisognava soltanto aspettare che Senna si adattasse alla nuova macchina, e che la Williams la rendesse più guidabile, e la storia del Mondiale sarebbe cambiata. E a Imola cambiò, ma purtroppo in un altro senso.

Il 29 maggio, durante un giro nelle prove libere di venerdì (le prime che vengono effettuate durante il weekend dei Gran Premi), Barrichello che guidava una Jordan perse il controllo della macchina in una chicane: salendo sul cordolo esterno la macchina non perse accelerazione ma anzi decollò , andandosi letteralmente a schiantare contro il filare delle gomme di protezione, e si ribaltò due volte prima di fermarsi capovolta a bordo della pista.

La fortissima decelerazione e i ripetuti urti del casco contro i bordi dell’abitacolo causarono a Barrichello la temporanea perdita dei sensi. Nonostante l’apparente gravità dell’incidente, Barrichello se la cavò con una frattura parziale a una costola e una al naso, e qualche ferita superficiale, quanto comunque fu sufficiente per decidere di non farlo correre per il Gran Premio.

Poi accadde ancora di peggio. Nel 1994 Roland Ratzenberger era un pilota austriaco di 33 anni alla sua prima stagione in Formula 1. Non era proprio giovanissimo, come esordiente, ma prima si era fatto una certa esperienza in altre categorie e aveva partecipato diverse volte alla 24 Ore di Le Mans, una delle più celebri corse di durata per macchine Gran Turismo e Prototipo. Gli fu data la possibilità di guidare la Simtek – una squadra con ridottissime risorse economiche – con un contratto per le prime cinque gare della stagione. Davvero in pochi conoscevano chi lui fosse ed in tutta franchezza potremmo dire che non fu mai più popolare di quanto lo divenne, sfortunatamente, quel venerdì 30 aprile 1994.

L'incidente di Ratzenberger

L’incidente di Ratzenberger

Durante le qualifiche del Gran Premio la Simtek di Ratzenberger perse aderenza in uno dei punti più veloci del circuito: il lungo rettilineo prima della curva Villeneuve, un tratto che allora i piloti percorrevano a più di 300 chilometri orari. L’uscita di pista fu causata dalla rottura dell’alettone anteriore, che rese la macchina totalmente inguidabile: Ratzenberger non riuscì neppure a impostare la curva Villeneuve, e si schiantò contro il muro. Quando la macchina si fermò in pista, semidistrutta e con il pilota ancora a bordo, la gravità dell’incidente fu subito chiara a tutti: le riprese televisive mostrarono il casco di Ratzenberger oscillare e poi arrestarsi senza alcun cenno di reazione. Alcune riprese mostrarono Senna che era andato sul posto dell’incidente per assistere ai soccorsi, praticamente inutili perché l’impatto contro il muro aveva provocato a Ratzenberger una frattura mortale alla base cranica. Fu trasportato immediatamente all’Ospedale Maggiore di Bologna, dove morì pochi minuti più tardi.

Le qualifiche di quel maledetto weekend proseguirono e Senna, che non fece altri giri, ottenne comunque la pole position piazzandosi davanti a Michael Schumacher, in un clima che a quel punto era divenuto surreale. C’erano stati notevoli incidenti nel corso del decennio precedente, spesso gravissimi e spettacolari, ma di fatto erano 12 anni che un pilota di Formula 1 non moriva in pista durante un weekend di gara; gli ultimi due erano stati Gilles Villeneuve in Belgio e Riccardo Paletti in Canada, entrambi morti in incidenti durante il campionato del 1982. Per molti dei piloti della generazione di Senna e per quelli che correvano in quel sabato di fine aprile, era la prima volta che qualcuno di loro moriva in pista durante il fine settimana di un Gran Premio.

Di fatto, arriviamo al giorno del Gran Premio, domenica 1 maggio 1994, appunto.

L’incidente di Ayrton Senna

L'incidente di Ayrton Senna

L’incidente di Ayrton Senna

Generalmente, prima che abbia inizio la gara passa un po’ di tempo dal momento in cui i piloti si piazzano in griglia fino al momento della partenza del Gran Premio, quando al segnale del semaforo … scatta il via! È quel momento prima della partenza in cui sul rettilineo principale c’è ancora un sacco di gente (meccanici, ingegneri, giornalisti, belle ragazze che reggono palette con i numeri delle macchine); in quei pochi minuti la gran parte dei piloti solitamente parla con i tecnici riguardo la strategia o per fare una qualche rapida intervista ai giornalisti.

Quella domenica Ayrton Senna preferì rimanere a lungo nell’abitacolo della macchina, senza casco, con gli occhi chiusi, cercando di concentrarsi prima della partenza (molti piloti lo fanno, ma solitamente non così a lungo).

Alle 14.00 la gara ebbe inizio ma ci fu subito un incidente: la Lotus guidata dal portoghese Pedro Lamy tamponò violentemente la Benetton di J.J. Lehto, rimasta ferma in griglia per un guasto. I piloti non si fecero male, ma alcuni spettatori rimasero feriti dai detriti volati fuori dalla pista.

Per fare proseguire La gara dovette entrare in pista la safety car, (la macchina di sicurezza dietro cui i piloti devono accodarsi in situazioni di pericolo): c’era da spostare le macchine incidentate e ripulire la pista dai detriti, prima di poter ripartire normalmente.

La gara riprese dopo cinque giri, percorsi dalle macchine dietro la safety car. Al sesto giro Senna segnò un giro veloce e sembrò poter distanziare la Benetton di Schumacher, che lo seguiva in seconda posizione. Alle 14:17, nel corso del settimo giro, poco dopo aver tagliato il traguardo, la Williams di Senna tirò diritto mentre si trovava in piena velocità all’inizio della curva del Tamburello, una curva che solitamente si affrontava “in pieno”, senza alzare il piede dall’acceleratore. Si schiantò contro il muro, alla fine di un tratto in cui si raggiunge una velocità di 300 chilometri orari.

A quel punto La gara fu immediatamente interrotta.

Nonostante un vano tentativo di frenata da parte di Ayrton, l’impatto fu violentissimo e quasi frontale, e la macchina rimbalzò fermandosi vicino alla pista, semidistrutta ma con la cellula di sicurezza sostanzialmente integra. Durante la diretta le riprese televisive della macchina, ormai ferma, mostrarono il casco di Senna muoversi leggermente e poi non più.

I soccorsi furono rapidissimi, anche stavolta. Medici e paramedici arrivarono dopo due minuti, estrassero il corpo di Senna dall’abitacolo della macchina e lo adagiarono per terra. Praticarono un intervento di rianimazione e una tracheotomia di urgenza; poi un elicottero atterrato in pista lo portò all’Ospedale Maggiore di Bologna poco prima delle 15. Il primo bollettino medico riferì di condizioni estremamente gravi e di un trauma cranico, un’insufficienza respiratoria e di uno shock emorragico.

La gara riprese e ad un certo punto ci fu un altro grave incidente, ai box: una ruota persa dalla Minardi di Michele Alboreto colpì alcuni meccanici, che rimasero feriti, non gravemente.

Alla fine di questa gara da incubo vinse Michael Schumacher, davanti alla Ferrari di Nicola Larini: sostituiva temporaneamente Jean Alesi, che aveva avuto un brutto incidente anche lui, durante alcuni test. Terzo arrivò il finlandese Mika Hakkinen sulla McLaren. Non ci furono festeggiamenti.

Più tardi, poco prima delle 19.00, giunse l’annuncio in diretta televisiva della morte di Senna, avvenuta ufficialmente alle 18:40.

Senna morì a causa di un grave trauma cranico causato da un braccetto della sospensione anteriore destra: una sbarra che, di fatto, staccandosi nell’impatto della macchina contro il muro colpì Senna alla testa come un proiettile, perforando il casco e ferendolo all’altezza del lobo frontale destro.

Senna aveva 34 anni.

Un lungo processo, durato dal 1997 al 2005, stabilì che a causare l’incidente fu la rottura del piantone dello sterzo, ma ancora oggi le responsabilità e le cause dell’incidente sono oggetto di interminabili discussioni.

In seguito al tragico weekend di Imola del 1994 – e anche di un altro grave incidente occorso al pilota austriaco Karl Wendlinger nel Gran Premio seguente, a Montecarlo – la FIA stabilì una serie di modifiche immediate e profonde ai tracciati delle piste, ai motori – che furono depotenziati – e all’aerodinamica delle macchine, per migliorare la sicurezza.

Dal 1° maggio 1994 a oggi nessun altro pilota di Formula 1 è morto in un incidente.

Martedì 3 maggio dall’aeroporto Charles de Gaulle prese il volo L’ aereo che trasportò a San Paolo la salma di Ayrton Senna; all’atterraggio, circa cinque milioni di persone si radunarono per rendere omaggio lungo tutta la tangenziale che collega l’aeroporto di San Paolo al centro della città.

Furono proclamati tre giorni di lutto nazionale e annunciati i funerali di stato, che si tennero giovedì 5 maggio a San Paolo. Su richieste dei familiari di Senna, la bara fu trasportata dai suoi molti amici e avversari piloti, tra cui anche Alain Prost, il suo più grande avversario, e Gerhard Berger, suo ex compagno di squadra e uno dei piloti a cui Senna fu più affezionato.

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Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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