Arlington

di Simone Borri

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Arlington House era la casa di Robert Edward Lee, comandante in capo dell’esercito della Confederazione che si ribellò al governo federale di Washington nel 1861 sulla questione della schiavitù, dando il via alla Guerra Civile Americana.
E’ singolare come il fulcro di eventi che rischiarono di dimostrarsi determinanti come pochi altri nella storia moderna (la Guerra Civile rischiò di strozzare sul nascere, nella culla, la nazione che era destinata a diventare un giorno una superpotenza mondiale, con tutto ciò che ne sarebbe seguito) avesse luogo in un appezzamento di terreno tutto sommato ridotto, per di più situato esattamente al confine tra due mondi che si erano saltati alla gola, determinati a sbranarsi senza nessuna pietà.
Arlington era sull’argine del Potomac, sulla riva opposta alla capitale federale Washington, della cui contea faceva parte fino a tutta la Guerra Civile. Dal 1871 sarebbe tornata alla Virginia, mentre per la capitale sarebbe stato istituito un apposito distretto, il District of Columbia. Nell’immaginario collettivo post-bellico, nessuno avrebbe più potuto tenere sotto assedio permanente il centro del potere statunitense, come aveva fatto appunto la Virginia di Robert E. Lee dal 1861 al 1865.
Dal 15 giugno 1864, Arlington House fu destinata invece dal suo proprietario a luogo dell’eterno riposo per i tanti ragazzi in giacca blu o grigia sacrificati nell’immenso carnaio della Guerra Civile, pro o contro l’abolizione della schiavitù in Nordamerica. Un gesto che fa del generale confederato una delle figure più nobili dell’intera storia del suo paese, oltre che una delle più prestigiose e carismatiche per i successi riportati nelle campagne militari che consentirono al Sud schiavista di allungare la Guerra Civile per 4 anni.
Da quel giorno, l’Arlington National Cemetery è diventato il principale cimitero militare degli Stati Uniti d’America. Dalle prime tombe risalenti addirittura alla Guerra di Indipendenza dalla Gran Bretagna (in cui l’allora colonia della Virginia, patria del comandante e futuro primo presidente George Washington, giocò un ruolo fondamentale) alle ultime aggiunte dopo l’attentato alle Torri Gemelle ed il sacrificio – tra gli altri – dei Firemen di New York, sono circa 300.000 gli eroi americani a cui la nazione ha tributato l’onore dell’eterno riposo nel suo mausoleo più prestigioso.
Ai caduti militari delle due guerre mondiali, della guerra di Corea e di quella del Vietnam (con il suo monumento contenente i nomi di tutti i 58.000 caduti a stelle e strisce), si sono aggiunti nel tempo quelli civili come alcuni presidenti, astronauti e intellettuali che hanno avuto particolare rilevanza nella storia americana.
Così, fu portata ad Arlington la salma del comandante in capo dell’esercito U.S.A. abbattuto a Dallas il 22 novembre 1963, il 35° presidente John Fitzgerald Kennedy. Raggiunto in seguito dai fratelli Bob e Ted, e dalla moglie Jackie.
Ironia della sorte, nello stesso cimitero riposa Earl Warren, il giudice della Corte Suprema che presiedè la celebre commissione di indagine sull’omicidio di JFK, e che dette vita al più controverso rapporto finale della storia americana, basato sulla teoria dell’unico attentatore, Lee Harvey Oswald.
Alcuni celebri monumenti impreziosiscono il landscape di Arlington:
• Il monumento della battaglia di Iwo Jima, il famosissimo gruppo di Marines che issa la bandiera;
• Il monumento agli astronauti dispersi nella catastrofe delle navette spaziali Challenger (1986) e Columbia (2003)
• Il monumento del Pentagono, in onore delle 184 vittime dell’attentato teroristico dell’11 settembre 2001
• Il monumento ai 270 morti durante l’esplosione del volo Pan Am 103 sopra Lockerbie in Scozia.
Sopra tutti questi, campeggia la Tomb of the Unknowns. La tomba dei militi ignoti che in analogia a quanto stabilito dagli altri paesi belligeranti, dopo la Prima Guerra Mondiale gli U.S.A. avevano istituito come omaggio permanente a tutti i propri caduti.
Sul basamento si legge: Qui riposa con gloria onorevole un soldato americano conosciuto solo a Dio.
In occasione del Memorial Day, che cade ogni ultimo lunedi di maggio, su ciascuna delle tombe di Arlington viene deposta una bandiera americana per l’intera giornata.

"Here rests in honored glory an american soldier know but to God"

“Here rests in honored glory an american soldier know but to God”

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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