Uno spot per il Maalox

di Simone Borri

Pezzella segna l'1-0 della Fiorentina all'Olimpico di Roma

Pezzella segna l’1-0 della Fiorentina all’Olimpico di Roma

C’é stato un tempo in cui per un 2-2 all’Olimpico avremmo fatto non dico i caroselli al Piazzale, ma quasi. Erano gli anni in cui Roma – Fiorentina era invariabilmente uno spot per il nostro miglior calcio. E giallorossi e viola si giocavano non il primo posto in classifica, ma spesso e volentieri quelli immediatamente a ridosso (più loro che noi, a dire la verità, ma almeno allora anche a Firenze la parola progetto non era sinonimo di farsa).

Quel tempo è finito. Come quello precedente con il Torino, anche questo con la Roma è un rendez vous di vecchie glorie, nel senso che viene da rimpiangerle, le glorie di coloro che in passato hanno onorato le rispettive maglie. Il presente è molto più prosaico, terra – terra, a voler essere estremamente sintetici: fallimentare.

Roma e Fiorentina si giocano ormai il primo posto in classifica di quelli che NON danno diritto a partecipare ad alcuna coppa europea. La Fiorentina ha già ormai acquisito matematicamente quel diritto, e per lei si tratta solo di portare a termine l’ultima serie di amichevoli defatiganti in attesa del rompete le righe, che probabilmente avverrà in quel di Bergamo il giorno della Liberazione (nome mai così azzeccato come quest’anno, almeno per i tifosi fiorentini), se la Fiorentina farà la Fiorentina e l’Atalanta l’Atalanta.

La Roma invece per dichiarare fallimento stagionale ha ancora da mettere a punto qualche dettaglio, ma insomma a giudicare da quello che si è visto ieri sera la strada è quella. E’ un match tra due squadre assemblate male, per mano di due società che con il calcio se la dicono – risultati alla mano – come le famiglie arcobaleno con la procreazione (absit iniuria atque omofobia verbis). Guardacaso, due società il cui amore per la rispettiva maglia è finito il giorno esatto in cui è svanito il sogno-progetto (questo sì reale) di realizzazione del rispettivo nuovo stadio. Anche in questo caso, Firenze si è mossa prima di Roma, ma il risultato finale in entrambe le piazze non pare più in discussione.

Il campo intanto dice – forte e chiaro – che nessuna delle due merita di andare in Europa. Che l’Europa non si merita di vedere alcunché di viola o di giallorosso l’anno prossimo. L’Europa ce lo chiede: tenete a casa vostra squadre che giocano così male.

Al solito, i match della Fiorentina vengono falsati nel giudizio dall’abbondanza di gol. Poi vai a vedere meglio, e ti accorgi che questa abbondanza è frutto di difese assemblate ed allenate in maniera dopolavoristica. Di schemi di gioco basati ormai solo sul palla lunga e pedalare, impreziosito da giocate estemporanee come quella di Zaniolo da una parte, che ci tiene a ricordare alla vecchia società di appartenenza che affarone che ha fatto mandandolo via, e di Gerson dall’altra, anche lui in serata di particolare motivazione (ci vuole poco rispetto alle comparsate da ectoplasma che ha messo in fila da inizio stagione) rispetto alla società capitolina che non ha creduto in lui.

Tanta corsa, tanto casino (pardon, arruffio), tanto rumore per nulla, avrebbe detto il Bardo. Tante giornate ancora da giocare, prima di poter tirare un benedetto sospiro di sollievo, e non dover più vedere le facce dei nostri beniamini per un bel po’, se non sui cartelloni pubblicitari di un noto supermercato che ha creduto di farci cosa gradita riproponendo in promozione l’album delle loro figurine.

Qualcosa ci dice che anche nella capitale il sentimento verso i suoi ex beniamini e chi paga loro lo stipendio sia ormai lo stesso. E allora, facciamo un gioco: se ne vanno via prima i Della Valle o Pallotta?

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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