Topolino, settant’anni e non sentirli

di Barbara Chiarini e Simone Borri

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di Barbara Chiarini

L’editoria italiana del fumetto in questi giorni è in festa. Anche l’insostituibile giornalino che narra delle storie di un Topo, sta per compiere settanta anni!

Topolino190407-006Di quale topo staremo mai parlando? Ma ovviamente del topo antropomorfo più famoso al mondo, un topo che veste pantaloni rossi, grandi scarpe gialle e guanti bianchi. Alla straordinaria genialità di Walt Disney il grande merito di averlo inventato. Topolino è il suo nome in Italia, conosciuto negli Stati Uniti d’America come Mickey Mouse.

Topolino, un personaggio dei fumetti e dei cartoni animati creato il 16 gennaio 1928 da Walt Disney e Ub Iwerks e successivamente sviluppato da Floyd Gottfredson, icona stessa della Walt Disney Company e della cultura popolare mondiale.

Vestito a festa e su uno sfondo rosso fiammante, Topolino compare appunto in questi giorni sulla copertina del suo giornalino a fare da guida ad un’immaginaria parata con tanto di banda: in pratica, la stessa immagine che comparve sulla storica copertina del primo numero di Topolino dell’aprile 1949, e che riappare in questi giorni di nuovo in edicola, seppur rivisitata in chiave moderna da Giorgio Cavazzano.

Topolino190407-001Una cover celebrativa per il numero 3306 che é tutto dedicato allanniversario, accompagnato per l’occasione da un volume che ripercorre i 70 anni del settimanale ricordando decenni di grandi autori, grandi storie, personaggi classici e invenzione di nuovi eroi.

Ad esser precisi, il nostro topo è un po’ più anziano di quel che si dice: infatti la sua avventura letteraria in terra italica è cominciata nel lontano 1932 ma è appunto nell’aprile del 1949 che nasce la pubblicazione in formato libretto, vale a dire quello che sfogliamo ancora oggi.

Inizialmente edito da Arnoldo Mondadori, Topolino è poi passato nel 1988 alla Walt Disney Italia e, dal 2013, a Panini Comics.

Siete liberi di non crederci ma vi assicuro che le grandi parodie Disney, hanno fatto conoscere la letteratura italiana in tutto il mondo, a cominciare da quell’ “Inferno di Topolinoche fu creato proprio in quel lontano 1949: una Divina Commedia in versione topesca in cui Pippo era Virgilio, Topolino era Dante e le didascalie erano tutte scritte in terzine.

Ad essa sono seguiti omaggi e storie ispirate a molti altri classici, sempre italiani, quali i Promessi sposi (trasformati per l’occasione nei Promessi paperi nel 1976 e nei Promessi topi nel 1989). Pure una delle più celebrate opera epiche della nostra storia, quale l’Odissea di Omero , non ne è uscita esente !

La storica copertina del numero 1

La storica copertina del numero 1

Può sembrare un gioco da ragazzi, ma vi garantisco che per mettere in scena queste trasformazioni si sono adoperati scrittori e autori di grande fama del calibro di Enzo Biagi, Mario Monicelli, Alessandro Baricco (che ha in pratica riscritto il suo Novecento), Susanna Tamaro, Renzo Arbore e Vincenzo Mollica.

Dopo la letteratura sono stati presi di mira anche attori dello spettacolo, della televisione e pure sportivi. Di fatto, come per magia, personaggi famosi quali Francesco Totti, Fiorello, Jovanotti, Mike Bongiorno o addirittura una figura di tutto rilievo in ambito investigativo quale l’amatissimo commissario Montalbano (uscito dalla penna del maestro Camilleri) sono stati trasformati, con un sol colpo di bacchetta, in paperi.

Non mancano all’appello i personaggi frutto di pura fantasia: uno su tutti, Paperinik, creato da Giovan Battista Carpi. Non stupisce, a proposito, che già negli anni Sessanta buona parte della produzione fumettistica Disney fosse prodotta in Italia. Oggi la nostra Accademia Disney è leader globale, le storie inventate e realizzate per le pagine di Topolino vengono tradotte nel mondo.

Potremmo quasi pronunciarci con una frase ad effetto del tipo «Topolino ha fatto giornalismo a fumetti quando ancora la definizione graphic journalism non era di moda».

Del resto, come intitolava uno dei tanti racconti pubblicati anni or sono: «il vero reporter non chiude mai il becco!»

Ma chi siamo noi per dirlo? Purtroppo siamo soltanto esseri umani !!!!

E allora diciamo soltanto: Auguri signor Topolino, lunga vita a te!

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di Simone Borri

Barbara lo chiama insostituibile. Tra le tante definizioni possibili, forse è la più azzeccata. Cosa sarebbe stata la nostra infanzia senza Topolino? Ne abbiamo avuti tanti di fumetti ad accompagnarla, a renderla un universo parallelo e sognante senza mai fine, in un’epoca in cui la realtà virtuale non esisteva se non nella nostra testa, e solo il cinema – ogni tanto, almeno per le possibilità economiche delle famiglie normali – interveniva a dare forma visibile ai personaggi che per il resto del tempo vivevano nella nostra fantasia.

Topolino190407-009Ne abbiamo avuti tanti, ma Topolino è stato unico. Ricordo come fosse ieri il mio primo abbonamento a quel settimanale che raccoglieva tutti i personaggi creati dal Mago delle Favole, Walt Disney, l’Esopo, il Grimm, l’Andersen del nostro tempo. Il babbo me lo aveva regalato sapendo che era la cosa a me più gradita, e insieme al primo numero arrivato a casa per posta mi tirò fuori da un cassetto – con orgoglio e nostalgia entrambi malcelati, da bambino cresciuto che riaffiorava improvvisamente sotto le sembianze dell’adulto con la A maiuscola che a me appariva – il primo numero che aveva avuto per le mani lui, tanti anni prima. In quegli anni Trenta e Quaranta dove in un’Italia del tutto diversa da quella in cui io ero piccolo allora, lui da piccolo aveva fantasticato sugli stessi personaggi, anche se disegnati in modo del tutto diverso. Dove un regime che proibiva tutto ciò che veniva dall’estero non se l’era sentita di estendere la proibizione a lui, al Topo Michelino e a tutti i suoi compagni. Mickey Mouse aveva vinto la seconda guerra mondiale prima di tutti e senza neanche combatterla.

Ricordo la Storia e Gloria della Dinastia dei Paperi, la prima miniserie che – ebbene, sì – fu determinante per instillare in me la passione per la storia. Ricordo la ristampa di quel n. 7 della serie originale del 1949, l’Inferno di Topolino, che mi avvicinò in modo davvero insostituibile alla letteratura, all’epica, alla poesia.

Topolino190407-010Ricordo i numeri 500, 1000, 2000, che si succedevano insieme a storie, parodie, sogni ad occhi aperti e simpatia. Quella che Walt Disney anche da morto ha continuato a dispensare alle generazioni a venire, come quella di mio figlio, e – spero – anche del suo, un giorno. Magari vissuta e coltivata sui vecchi albi conservati dal nonno e addirittura dal bisnonno.

E soprattutto, sento sempre quella sensazione che parimenti riaffiora, ogni volta che passo davanti ad un giornalaio. Ne è passato di tempo dal mio ultimo abbonamento a Topolino, e ne sta passando già diverso dall’ultimo che ho rinnovato a mio figlio. Non ho più l’età per fumetti e cartoni, direbbero i benpensanti. Eppure, un sorriso ed una stretta al cuore ad ogni nuova uscita, ad ogni nuova copertina del Topo, non può togliermeli nessuno.

Buon compleanno, vecchio Mickey. Siamo invecchiati insieme, ma almeno tu gli anni li porti benissimo.

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