La pietra sbagliata di Palazzo Pitti

di Barbara Chiarini

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Quando si parla di Palazzo Pitti, comincia nella mente dei più un vago susseguirsi di ricordi scolastici e una lunga serie di dubbi e interrogativi. Chi è fiorentino o amante dell’ arte non me ne voglia, ma negli anni ho purtroppo veramente riscontrato che pochi sono coloro che ne conoscono la storia, soprattutto di che cosa si cela al suo interno e quanta bellezza si raccolga nel suo giardino, il Giardino di Boboli.

Certamente, ogni turista che è stato o vuole venire a Firenze sa di non poter mancare di visitarlo, ma ignora per esempio il nome dell’ architetto che lo costruì e tutte le vicissitudini della famiglia Pitti , che fu la commissionaria di questa grande opera. Quello che voglio dire è che c’è una grande disparità di conoscenza su quello che, in media, si sa per esempio sugli Uffizi e quello che invece si conosce di Palazzo Pitti.

Mi propongo pertanto di fare brevemente un podi chiarezza e con l’occasione di raccontarvi un’ altra piccola curiosità tutta locale (che forse non tutti sanno!).

La storia di Palazzo Pitti ebbe inizio alla metà del ‘400. Forse il periodo di maggior splendore di Firenze non a caso chiamata allora la Culla del Rinascimento.

In quegli anni la città era abitata da ricche famiglie di mercanti, banchieri e proprietari terrieri che non perdevano occasione di sfoggiare i loro ingenti possedimenti facendosi costruire bellissimi palazzi come residenze private. Del resto, basta fare un giro per le vie del centro per rendersene conto.

La famiglia Medici incaricò Michelozzo di costruire la loro residenza: un bel palazzo nellattuale via Cavour (allora detta Via Larga) con gli esterni realizzati in bugnato rustico, oggi chiamato Palazzo Medici-Riccardi.

Ed è a questo punto che entra in scena il personaggio che ci interessa: Luca Pitti.

Era anch’egli un mercante fiorentino molto ricco e oserei dire, se mi permettete piuttosto megalomane, che si era messo in testa di dover avere un palazzo più grande di quello dei Medici. Si dice (e qui il confine tra realtà e leggenda si assottiglia) che Luca Pitti volesse delle finestre tanto ampie da superare in grandezza la porta di casa Medici! E addirittura che il giardino interno della sua nuova dimora fosse in grado di contenere per dimensioni, lo stesso palazzo dei Medici nella sua interezza!

Il Vasari ci racconta anche un altro aneddoto che ribadisce le manie di grandezza del mercante. Il grande critico d’arte scrive infatti che il Pitti avesse scelto come progetto per il suo palazzo un progetto che Brunelleschi aveva fatto per i Medici, quello che da loro era poi stato peraltro rifiutato perché considerato troppo sfarzoso!

Anche qui non sappiamo se credergli o no, considerando che lepisodio non è citato da altre fonti e che lo stile dell’edificio poi realizzato non rispecchia certo le caratteristiche di sobrietà e simmetria tipiche del Brunelleschi. Io comunque ho deciso di crederci perché la storiella mi piace tanto, e tutto sommato pare che il Vasari qualcosa in merito abbia detto!

L'interno del Palazzo con vista sul Giardino di Boboli

L’interno del Palazzo con vista sul Giardino di Boboli

Dunque, l’architetto che di fatto realizzo’ il palazzo fu Luca Fanelli (che pochi conoscono, appunto!), allievo proprio di Brunelleschi, e il palazzo venne realizzato con la stessa tecnica del bugnato di casa Medici, molto in voga nella Firenze dell’epoca per realizzare anche altri palazzi di impronta nobiliare.

Nuova era però l’idea di costruirvi una piazza veramente grande davanti: mai fino ad allora si era visto realizzare un edificio privato con siffatta piazza! Ma l’idea fu veramente geniale e ancora oggi, seppur circondato di macchine e bancarelle, sovraffollato di turisti che ahimè stanno distesi sul sagrato a prendere il sole – o peggio a bivaccare senza rispetto alcuno -, lo spiazzo che si estende davanti al fronte principale rende il Palazzo Pitti davvero imponente, signorile e ancora più maestoso.

Ma adesso viene il bello del mio racconto di oggi: osservate bene o perlomeno cercate di ricordare bene la facciata di Palazzo Pitti. E’ molto estesa ed è ricoperta appunto dal bugnato, vale a dire che è ricoperta da pietre irregolari sporgenti e grezze che si riducono di spessore man mano che si sale in altezza,

A questo punto non è facile, ma dovreste individuare alcune anomalie, vale a dire due pietre più irregolari delle altre. Una è lunghissima (circa dieci metri) e laltra, vicina alla prima, è cortissima (neanche mezzo metro). Limpiego di queste due pietre non ha alcun motivo architettonico o strutturale, ma ne ha molto a livello simbolico.

Infatti, si racconta che Luca Pitti, al momento della costruzione del suo palazzo, diede incarico di installare questi due blocchi di pietra perché una, la più lunga di tutte, simboleggiasse lui, e laltra, la più piccola di tutte, rappresentasse i suoi rivali, a suo dire molto invidiosi del fatto che egli fosse stato in grado di accumulare tante ricchezze e molto successo, tanto da poter arrivare a commissionare la costruire di un palazzo davvero principesco.

Per coloro che non volessero esaminare attentamente la facciata in cerca delle due pietre, posso dare un aiuto: i due curiosi blocchi, disposti uno accanto allaltra, si trovano alla sinistra, per chi guarda il palazzo, dellingresso principale, tra due finestre a circa due metri di altezza da terra.

Arrivati a questo punto della storia , vorreste per caso conoscere un’ altra curiosità? Sono certa di si! Vi dirò dunque che all’interno dellattuale Giardino di Boboli cera una cava di pietraforte, proprio la pietra utilizzata per costruire il palazzo. Vi domanderete perché ve lo racconto: il fatto è che io ritengo che sia bello pensare che il palazzo di fatto sia in qualche modo sempre stato lì, e che luomo, con la sua opera, l’abbia solo aiutato a venir fuori!

La facciata del Palazzo con le pietre irregolari

La facciata del Palazzo con le pietre irregolari

Purtroppo Luca Pitti , il mecenate che ne ebbe il merito, morì prima che ledificio fosse terminato: si era indebitato a tal punto che la costruzione non venne mai realizzata secondo il vero progetto iniziale. La famiglia andò comunque ad abitarci per qualche anno, dal 1465 al 1472, fino a che non furono costretti a lasciarla per un inesorabile declino economico.

Nel 1549, La famiglia Medici acquistò Palazzo Pitti (e qui osiamo dire che il destino a volte è davvero beffardo!). Così cominciarono i lavori che furono affidati a Bartolomeo Ammannati, il quale terminò la costruzione del palazzo e realizzò anche il meraviglioso Giardino di Boboli, dietro la residenza.

Nel 700, quando la famiglia Medici scomparve, il Palazzo passò ai Lorena e lì vennero conservate le vaste collezioni medicee. Negli anni successivi Palazzo Pitti è stata residenza di grandi personalità. Napoleone vi soggiornò per un breve periodo durante gli anni di governo dellItalia, e Vittorio Emanuele II vi abitò nel periodo in cui Firenze era capitale del neo stato italiano.

Nel 1919, il re donò il palazzo allo stato italiano. E così arriviamo ai giorni nostri. Attualmente è sede di quattro diversi musei : il Tesoro dei Granduchi al piano terreno, la Galleria Palatina e gli Appartamenti Reali ed Imperiali al piano nobile del Palazzo, la Galleria di Arte Moderna ed il Museo dell Moda e del Costume al secondo piano.

Un grande passato quello di questo palazzo, e ancora un grande futuro, considerando la destinazione e l’uso che se ne fa attualmente, proprio come avrebbe voluto colui che volle costruirlo così tanto fortemente .

Palazzo Pitti porta ancora il nome del suo primo proprietario, vale a dire il banchiere fiorentino Luca Pitti e quelle due pietre irregolari, ebbene sono ancora lì…… a ricordarne tutta la storia !

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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