Impressione: levar dell’Arte

di Barbara Chiarini

Impressione: levar del sole, di Claude Monet

Impressione: levar del sole, di Claude Monet

«Una mattina, siccome uno di noi era senza nero, si servì del blu.

 Era nato l’Impressionismo».

(Auguste Renoir).

L'Etoile, ou Danseuse sur scene, di Edgar Degas

L’Etoile, ou Danseuse sur scene, di Edgar Degas

Parigi, mercoledì 15 aprile 1874. Alle 10 del mattino, al numero civico 35 di Boulevard des Capucines si tiene la prima Mostra degli Impressionisti. Il fotografo Gaspard-Felix Tournachon, meglio conosciuto allora e oggi come Nadar, si era appena trasferito al n. 31 di Rue d’Anjou, lasciando il suo studio a Gustave le Grav, un altro fotografo.

Non essendosi questi ancora insediato, Nadar offrì al gruppo i vecchi locali al primo piano di un edificio al n. 35 del Boulevard des Capucines, sopra alcuni negozi. Vi si accedeva da un’ampia scala che dava direttamente sulla strada. La facciata era interamente dipinta di rosso e le stanze, spaziose e ben illuminate, erano rivestite di una tappezzeria bruno-rossiccia che valorizzava al massimo la maggior parte dei quadri.

Nadar aprì cosi, gratuitamente, le porte del suo studio inaugurando la mostra di un gruppo di giovani pittori, riuniti sotto il nome di Societé anonyme des artistes peintres, sculpteurs, graveurs.

Il più grande problema da affrontare era proprio la disposizione dei quadri. Pissarro aveva istituito un apposito comitato che doveva approvare la sistemazione di ciascuna opera, ma la soluzione al problema finì per essere affidata a Renoir. Fu infatti suo fratello Edmund che curò il catalogo, il quale fu messo in vendita a 50 centesimi.

Il biglietto d’ingresso costava un franco. Ogni pittore pagava 60 franchi per esporre due quadri: ma anche questa regola, come le altre, non fu rispettata e ognuno espose quante opere volle.

L’anonimo gruppo, capitanato da Claude Monet e composto tra gli altri da Cezanne, Degas, Pissarro e Renoir, era giunto alla decisione di sfidare la massima istituzione artistica francese organizzando una mostra in proprio e in anticipo rispetto al Salon Ufficial di Parigi, poiché boicottati dallo stesso Salon. Un gesto di rottura in linea con la portata rivoluzionaria della loro tecnica pittorica, che metteva in discussione i canoni classici della tradizione.

Le opere che infine fu scelto di esporre risultarono 163. 163 capolavori,permettetemi di dire!

La colazione dei canottieri, di Pierre Auguste Renoire

La colazione dei canottieri, di Pierre Auguste Renoire

Claude Monet partecipò alla mostra con nove opere, quattro disegni a pastello e cinque dipinti tra i quali quello che diventerà il simbolo della mostra: intitolato Boulevard des Capucines, raffigura l’elegante e affollata strada parigina che fu sede della mostra stessa.

Tra le altre sue opere esposte si annoverano due capolavori celeberrimi, I papaveri ad Argenteuil e Impressione: levar del sole, il dipinto che di fatto diede il nome all’intero movimento.

Insieme a  Claude Monet esposero i loro quadri  anche buona parte degli  artisti che  da allora fecero la storia del movimento: Paul Cezanne con le sue nature morte, Edgar Degas e le sue ballerine, Giuseppe De Nittis, Jean-Baptiste-Armand Guillaumin, Berthe Morisot, Camille Pissarro immerso negli scorci dei  dintorni di Parigi, Pierre-Auguste Renoir con i suoi colori gioiosi  come la porcellana di Limoges, Alfred Sisley e ancora molti altri.

Soltanto Edouard Manet fu assente: nonostante egli fosse in contatto con il gruppo non volle partecipare alla mostra in quanto il suo intento era quello di proporsi direttamente al Salon.

Come molti di voi ben ricorderanno, le 163 opere esposte tra dipinti, disegni, acquerelli e pastelli, non raccolsero i favori del  pubblico. La critica, veramente spietata, arrivò  ad accusare gli artisti di mera provocazione, disconoscendo il valore artistico dell’esposizione. Addirittura Louis Leroy, un famoso critico d’arte del tempo, prendendo spunto dal capolavoro di Monet Impressione. Levar del sole, intitolò la sua recensione «La mostra degli impressionisti», unicamente con il più voluto  intento dispregiativo.

Per tutta risposta, i giovani pittori decisero da quel momento di adottare il nome di Impressionisti, e per nostra fortuna, proprio con quel nome fecero il loro ingresso nelle pagine della Storia dell’Arte, influenzando profondamente  le successive correnti artistiche  che si produssero.

Camille Pissarro, Boulevard de Montmartre di notte

Camille Pissarro, Boulevard de Montmartre di notte

L’Impressionismo è stato sicuramente il movimento artistico più importante della seconda metà dell’Ottocento, capace di rivoluzionare, in Francia come nel resto d’Europa, gli stilemi tradizionali e di aprire la strada alle numerose avanguardie che si sarebbero imposte nel secolo successivo.

Gli elementi fondamentali del movimento sono a tutti noti: il tentativo spasmodico di catturare l’impressione che la luce dava scendendo sulle cose, cercando di cogliere la luce migliore; fare la pittura en plein air, ovvero all‘aria aperta e non più dentro agli atelier (favoriti sicuramente dall’invenzione avvenuta in quegli stessi anni del cavalletto portatile e dei colori ad olio in tubetto). In ultimo, ma non ultimo, fare uso di pennellate veloci e di colori forti.

Di fatto fu però anche un movimento composito, in cui ogni artista poté esprimersi liberamente  e dove dunque  trovavano spazio i paesaggi di Monet,  gli interni dei bar di Manet, le strade di Parigi ma anche le scene di vita borghese; un movimento dove, a partire da un ideale teorico e da una tecnica simile, ognuno cercava la propria strada.

Claude Monet, il ponte di Argenteuil

Claude Monet, il ponte di Argenteuil

La rivoluzione che fu portata avanti da questo gruppo fu dunque unicamente legata alla tecnica di realizzazione. L’intento era quello di rappresentare l’attimo, il momento, e soprattutto la luce che era considerata come l’elemento che maggiormente definisce il tempo nel corso della giornata.

I dipinti impressionisti sono dipinti che si spiegano da soli, che ci mostrano senza simbolismi o elucubrazioni l’emozione di chi li ha creati. Esprimono concetti semplici e universali come la bellezza dei pomeriggi estivi, la magia della luce del sole e lo strano fascino di Parigi. Evocano la bellezza della modernità ma anche della natura, celebrando la vita come qualcosa di piacevole e degno di essere riprodotto su tela.

Il movimento impressionista fu per tutto questo il primo a dare una vera svolta nella rappresentazione pittorica: scalzando dal podio le figure mitologiche e religiose che per secoli avevano monopolizzato la scena artistica, volle favorire una realtà che irrompeva nelle tele e che non aveva  bisogno di intermediari per essere compresa.

Questo radicale cambiamento fu dovuto non solo alla volontà di un gruppo di straordinari artisti di rivoluzionare le tecniche pittoriche ma anche in considerazione del fatto che si stava insinuando nel mondo un modo tutto nuovo di fermare le immagini, in un solo istante: ovviamente, avrete capito che mi riferisco all’avvento di un mezzo che permetteva di ritrarre la realtà attraverso metodi molto più rapidi della rappresentazione pittorica: vale a dire, la fotografia.

Gli artisti sentirono la necessità di rinnovarsi per poter competere con questo nuovo mezzo, e così come i primi fotografi cercarono di imitare la rappresentazione impressionista, anche coloro che poi furono chiamati Impressionisti dovettero ripensare i loro metodi rappresentativi perché erano le sensazioni, gli attimi, le emozioni da dovere essere rappresentate nella loro immediatezza e niente altro che questo.

Papaveri, di Claude Monet

Claude Monet, Papaveri

Noi, oggi, non riusciamo a concepire come un movimento così ricco di creatività, freschezza e fluidità, sia stato respinto con tanta  forza dalla critica del tempo, al punto tale da  mantenere  in miseria la maggior parte dei suoi  promotori (i più fortunati tra loro conobbero la popolarità soltanto da vecchi).

Ma se  oggi nell’immaginario collettivo globale,  Parigi  appare ai nostri occhi come la  città   romantica per eccellenza, dove  ancora si può incontrare  degli artisti  intenti a dipingere la Senna con una tavolozza tra le dita,  è per buona parte  merito dei pittori impressionisti: un gruppo di artisti coraggiosi che decise di lasciarsi alle spalle il buio dei loro atelier per scendere in strada a dipingere e raccontare in modo personale e inconfondibile la loro città.

In cuor loro, non credo che avessero supposto di cambiare l’immagine di questa città con le loro opere,  trasformando  per sempre la Ville Lumière in una capitale romantica e dolcemente malinconica.

Ma  per la verità, così è stato.

Edouard Manet, il bar delle Folies Bergères

Edouard Manet, il bar delle Folies Bergères

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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