Gregory Peck, la faccia buona di Hollywood

di Barbara Chiarini

GregoryPeck190405-001«Io colpirei il sole, se mi insultasse»

(Capitano Achab, dal film Moby Dick, la balena bianca, 1956)

Tra i divi assoluti di Hollywood, è stato uno degli attori di maggior fascino nella storia del cinema mondiale. Considerato un vero mito della cosiddetta vecchia Hollywood, Gregory Peck rimane nella nostra memoria per aver interpretato ruoli di personaggi eroici e di integrità morale (*) che hanno conquistato il pubblico mondiale soprattutto a cavallo degli anni ’50 e ’60. Affascinante ed elegante, fece della sua carriera l’espressione dei suoi ideali liberali e democratici che perseguiva attivamente anche nella vita privata e in famiglia.

Personalmente, non posso fare a meno di non associarlo, bellissimo, (concedetemi questo commento!), alla scena del film Vacanze romane, intento a girovagare per le strade di Roma mentre guida una Vespa con una giovanissima Audrey Hepburn seduta in sella dietro di lui. Credo con questo di non dire nulla di nuovo: quella è l’immagine di Gregory Peck da tempo ormai scolpita nell’immaginario collettivo femminile.

GregoryPeck190405-002

Nato il 5 aprile 1916 a La Jolla, nella California meridionale e scomparso a Los Angeles nel giugno 2003, Eldred Gregory Peck abbandona gli studi di medicina all’università di Berkeley e si dedica alla recitazione, iniziando la carriera di attore a teatro. Nel cinema debutta nel 1944 con il film Tamara figlia della steppa di Jacques Tourneur, diventando subito un divo. Al suo secondo film, Le chiavi del paradiso, diviene popolare grazie anche alla prima nomination agli Oscar.

Con Ingrid Bergman ed Alfred Hitchcock

Con Ingrid Bergman ed Alfred Hitchcock

Ma Il successo dell’attore arriva grazie all’incontro con il regista Alfred Hitchcock, che lo sceglie come protagonista insieme alla splendida Ingrid Bergman nel film Io ti salverò (1945), creando una delle coppie più riuscite del grande schermo. Dimostrata la sua capacità di attore anche per ruoli misteriosi e tormentati, è chiamato da Clarence Brown per Il cucciolo, che gli vale il primo Golden Globe e una seconda nomination agli Oscar. 

Il 1947 è l’anno, invece, del suo primo western (genere cinematografico che andava molto di moda al tempo): Duello al sole diretto da King Vidor.

Intramontabile, come ho già detto, la sua interpretazione dello squattrinato giornalista che s’innamora di una giovane principessa, interpretata da Audrey Hepburn, in Vacanze romane (1953) di William Wyler.

Con Alida Valli nel "Caso Paradine"

Con Alida Valli nel “Caso Paradine”

Nel 1956 è il capitano Achab nel film Moby Dick diretto da John Huston. Inutile dire che Peck inanella numerose interpretazioni, passando, con naturalezza, da un genere all’altro per molti anni della sua carriera. Si permetterà addirittura di scegliere i ruoli da interpretare, cercando di rispettare sempre anche nel cinema quelli che sono i suoi valori morali nella vita .

Non a caso, un altro ruolo fortemente amato e sentito dall’attore è nel film Il Buio oltre la siepe (1962) di Robert Mulligan. È grazie ad Atticus Finch, l’avvocato progressista che difende un nero da un ingiusto processo per stupro, che Gregory Peck ottiene il suo primo Oscar. L’American Film Institute ha addirittura successivamente nominato il suo personaggio come uno dei più influenti negli ultimi cento anni.

Gregory Peck con Brock Peters nel "Buio oltre la siepe" (To kill a mockingbird, 1962) che gli valse il premio Oscar

Gregory Peck con Brock Peters nel Buio oltre la siepe (To kill a mockingbird, 1962) che gli valse il premio Oscar

Peck si è sempre diviso sullo schermo fra personaggi affascinanti e carismatici e altri più sensibili, misteriosi e riflessivi. È divenuto celebre per il suo sopracciglio alzato, accompagnato alle labbra serrate. La sua spiccata personalità e la scelta di determinati ruoli come attore lo fecero diventare un vero e proprio simbolo di rettitudine per la popolazione americana, tanto da meritare perfino gli elogi dell’allora presidente americano Lyndon Johnson, che lo definì «un umanitario, al quale gli americani devono molto».

L’ultima sua perla è del 1991: Cape Fear – Il promontorio della paura, rifacimento di Martin Scorsese dell’omonimo film di Lee J. Thompson del 1962, nel quale l’attore statunitense aveva già recitato.

Vorrei concludere questo articolo con le parole con cui rispose lo stesso Gregory Peck quando alla consegna degli Oscar nel 1962 gli fu chiesto in quali ruoli si era identificato maggiormente.

Avendone interpretati davvero molti, la sua risposta stupì il pubblico intero: «Sono tanti. Nell’ordine, Atticus Finch, Atticus Finch, Atticus Finch e ancora Atticus Finch».

GregoryPeck190405-006

(*) il titolo dell’articolo è una citazione di Richard Alleyne in Gregory Peck – the ‘decent man of Hollywood in The Telegraph, 13 June 2003

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


Visualizza gli altri articoli di Barbara Chiarini

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo