Er Cupolone

di Barbara Chiarini

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«Vado a Roma a far la tua sorella, di te più grande si, ma non più bella»

(Michelangelo Buonarroti)

Mentre in seno alla Cristianità cominciavano ad avvertirsi i primi segnali del Protestantesimo, la Roma papale rispose avviando la costruzione di un nuovo grande tempio.

Destinato a diventare il cuore pulsante del cattolicesimo, i grandi maestri del Rinascimento e del Barocco ne fecero un prezioso scrigno di opere immortali.

Venti pontefici, 120 anni di cantiere, decine e decine di artisti allopera, tonnellate di marmo tagliate e scolpite, 20mila metri quadrati di ampiezza, un ettaro di mosaici, oltre tre ettari di stucchi, migliaia di braccia e di menti al lavoro. Un cantiere immenso ed apparentemente eterno per lepoca in cui fu avviato: stiamo parlando della ricostruzione del tempio più imponente e più importante della Cristianità: la Basilica di San Pietro.

Era il 18 Aprile 1506 quando sotto lo sguardo entusiasta di Papa Giulio II della Rovere veniva posta la prima pietra, ma era il 18 novembre1626 quando Urbano VIII consacrava la più grande chiesa del mondo, definita spesso e non a caso il centro del Cattolicesimo.

Ben 120 anni trascorsi dall’inizio dei lavori! Ebbene sì, qualche malizioso lettore potrebbe cogliere nella lungaggine dei lavori pontifici più di un riferimento allattualità repubblicana, ma non lasciamoci distrarre da questi paragoni di spirito polemico!

Si parla di ricostruzione perché la Basilica che domina tuttoggi la piazza del Bernini con la sua armoniosa ed imponente facciata, con la sua ampia e solenne scalinata e il suo immenso Cupolone – ha preso il posto di un edificio ben più antico: la basilica costantiniana, voluta appunto da Costantino (274-337), colui che fu il primo imperatore a riconoscere la religione cristiana e a progettare una serie di edifici in tutti i luoghi sacri della Palestina e di Roma. Tra questi vi era il luogo in cui era stato sepolto l’apostolo Pietro su cui era stata eretta l’antica basilica simile per certi versi alla Basilica di San Paolo fuori le mura – sorta fra il 310 e il 322 d.C.

Ma torniamo a quel 18 aprile del 1506, giorno nel quale fu posata la prima pietra del nuovo tempio cristiano. Il Papa affidò il cantiere a Donato Bramante (1444-1514), il quale entrò fin da subito in polemica con lallora architetto di fiducia del Pontefice, Giuliano di Sangallo, riguardo soprattutto alla scelta fra realizzare la chiesa con una pianta a forma di croce greca oppure realizzarne una con pianta a croce latina. Il progetto iniziale concepito dal Bramante, aspramente criticato per aver demolito parte della vecchia basilica (pensate che fu soprannominato dai suoi calunniatori addirittura maestro delle rovine!), stabiliva di realizzare un edificio con pianta a croce greca, quattro cappelle per ogni braccio, e unenorme cupola emisferica ispirata a quella del Pantheon e per certi versi simile a quella michelangiolesca di oggi.

SanPietro190418-002Purtroppo, quando tra il 1513 e il 1514, la nuova basilica stava finalmente gettando le sue fondamenta, entrambi i suoi illustri artefici Giulio II e Bramante – morirono a distanza di pochi mesi l’uno dallaltro.

Mi vien da dire che la morte di Giulio II sembra smentire il celebre detto popolare morto un Papa se ne fa un altro, in quanto dopo la sua dipartita i lavori cominciarono a rallentare e non di poco; al posto di Bramante furono incaricati dellambizioso progetto due degli artisti più ricercati del momento: Raffaello e Giuliano da Sangallo.

Gli anni, tuttavia, scorsero inesorabili insieme ai frequenti dissidi fra i vari architetti, rallentando ulteriormente i lavori. Così, dal 1520, anno della morte di Raffaello, iniziarono ad avvicendarsi un architetto dopo laltro, da Antonio da Sangallo (nipote di Giuliano) a Baldassarre Peruzzi: forse per limponenza del progetto, forse per la grandezza degli artisti coinvolti in precedenza, per anni si fatica a concepire lassetto definitivo da assegnare alla Basilica, finché non interviene qualcuno di insostituibile ed indispensabile: Michelangelo.

Dal 1546, quando il Buonarroti subentrò nei lavori, il progetto tornò almeno in parte allidea originaria del Bramante, soprattutto per quanto riguardava la cupola e la pianta centrale. Anche in questa circostanza, furono in molti a pensare maliziosamente che Michelangelo spendesse più in demolizioni che in costruzioni; tuttavia, lartista era ben consapevole che molte delle critiche che gli venivano rivolte provenivano da quegli stessi che avrebbero soltanto voluto essere al suo posto (infatti per buona parte le critiche furono avanzate dai sostenitori di Sangallo), ragion per cui proseguì per la sua strada e anzi, prese alcune geniali cautele per il futuro: per evitare che dopo la sua morte il progetto venisse stravolto da un ennesimo architetto, Michelangelo inaugurò molteplici cantieri in diversi punti della Basilica, così da obbligare di fatto un qualunque suo successore a proseguire inevitabilmente con i suoi progetti.

Nel nuovo assetto concepito dal Buonarroti, il punto focale della Basilica era una grande cupola ispirata a quella della nostra cattedrale fiorentina di Santa Maria del Fiore; cupola che, tuttavia, il suo creatore purtroppo non riuscì a vedere ultimata. Alla morte di Michelangelo nel1564, infatti, i lavori erano arrivati solamente all’altezza del tamburo.

Come è ovvio che sia, altri nomi si succedettero alla guida del cantiere di San Pietro dopo la sua morte: tra questi emerge, senza dubbio alcuno, quello di Giacomo Della Porta (discepolo eletto del maestro) il quale ultimò la costruzione della cupola michelangiolesca, definibile da allora in poi come un vero prodigio dell’architettura.

Pensate, cari amici che er Cupolone ( cosi come lo chiamano tutti i romani) raggiunge la mirabile altezza di un attuale palazzo di dieci piani!

Nel 1602, alla morte del Della Porta, Papa Clemente VIII affidò la direzione del cantiere a Carlo Maderno, il quale accettò il gravoso e solenne incarico di completare la Basilica una volta per tutte, aggiungendo al corpo, la facciata che tuttora si affaccia sulla piazza antistante, che fu opera di Gian Lorenzo Bernini fra il 1660 e il 1667. Numerose le opere del Bernini anche allinterno della Basilica stessa, dalla statua di San Longino alla Cattedra di San Pietro, dal sepolcro di Urbano VIII al celeberrimo Baldacchino di San Pietro, che sovrasta l’Altare Maggiore.

Oltre al Baldacchino berniniano, la Basilica conserva inarrivabili meraviglie, ma permettetemi di dire che la Custode delle più sublimi espressioni di tutto il Rinascimento italiano, è su tutte La Pietà , creata dalle mani di un Michelangelo ancora soltanto ventiquattrenne e in merito alla quale Giorgio Vasari ebbe a scrivere: «certo è un miracolo che un sasso, da principio senza forma nessuna, si sia mai ridotto a quella perfezione, che la natura a fatica suol formar nella carne».

Ogni giorno la basilica di San Pietro viene percorsa da un gran numero di fedeli, turisti, appassionati di arte e da persone che comunque nutrono il desiderio di vedere con i propri occhi la chiesa più importante di tutta la cristianità .

Sculture, pitture, mosaici, sepolcri. La Basilica di San Pietro è un grande libro di storia che, pagina su pagina, strato su strato, racconta un sovrapporsi di epoche, di culture, di stili, di uomini.

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Dinanzi a tale indicibile meraviglia, soltanto ad un poeta di Roma qual era Giuseppe Gioachino Belli è consentito proferire parola:

Chi ppopolo po’ èsse, e cchi sovrano,

che cciàbbi a ccasa sua na cuppoletta

com’er nostro San Pietrin Vaticano?

C’è st’illuminazzione bbenedetta,

che ttintontissce e tte fa pperde er fiato?

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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