Brionvega, la radio al Cubo

di Barbara Chiarini

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Se c’è una cosa in cui noi italiani ci siamo spesso contraddistinti (e probabilmente lo faremo sempre), è la creatività e la capacità di inventare cose davvero belle.

A me piace chiamarla architettura delle piccole cose (anche se in realtà piccole non lo sono affatto!). L’italiano è conosciuto in tutto il mondo e da sempre come un bravissimo artigiano; l’architetto italiano che conosce le nozioni di tecnologia, diviene di fatto quell’artigiano che coinvolto dalla passione, guidato dalla tradizione e dalla tecnologia, riesce a progettare un oggetto nuovo e unico.

Nell’immediato dopoguerra, in Italia iniziarono a diffondersi figure di grandi architetti e designer professionisti che diedero vita ad oggetti che, rispetto a quelli un postravaganti di cui capita spesso di parlare oggi, sembrano essere di unaltra categoria e di un altro livello (non me ne vogliano i miei colleghi!).

Lo scenario a cui ci stiamo riferendo è quello della metà del secolo scorso, ovvero gli anni 50, quelli in cui un paese come il nostro, dilaniato dalla guerra, iniziava pian piano a riprendersi. Questi sono anni importanti anche per la radio (intesa come oggetto presente in gran parte delle case degli italiani).

Molti anni fa, Guglielmo Marconi aveva realizzato un sistema di comunicazione con telegrafia senza fili che sfruttava le onde radio, da cui nacque successivamente, grazie allevoluzione di tale sistema, la radio che noi tutti conosciamo e amiamo.

Inizialmente aveva le misure di un enorme mobile che generalmente troneggiava nei salotti delle case, da cui si ascoltava tutti riuniti le notizie di imprese sportive o di attualità. Poi, col passare del tempo, nella fase che va dagli anni 60 agli anni 70 e che porterà alla nascita delle radio libere, ecco che questo oggetto tende ad incarnare maggiormente lo spirito di unepoca, cambiando radicalmente forma.

Grazie al passaggio dalle valvole ai transistor, la radio diventa più piccola e portatile incarnando, con largo anticipo, i nuovi bisogni estetici di unepoca in cui si vedono comparire nelle case italiane plastiche coloratissime, decori optical e moltissimi oggetti dalle forme più originali.

E’ in questo panorama che, nel 1964, larchitetto Marco Zanuso e il designer Richard Sapper inventano un capolavoro assoluto del design Made in Italy.

Disegnato nel 1962 e commercializzato a partire dal 1964 dall’azienda milanese Brionvega, il Cubo è la radio che ha cambiato la radio: colorata e non più grigia, con una forma mai vista prima, una sintesi di tecnologia, in un cubo che si apre a metà!

Affidabilità e facilità d’uso, durata e bellezza, tecnologia e design, ergonomia e vivacità cromatica. Sono queste soltanto alcune delle caratteristiche della radio a transistor TS 502, meglio conosciuta come Cubo Brionvega.

Sì perché la TS 502 fu l’essenza del design di quel tempo, un modello di radio che dagli anni Sessanta è diventato protagonista del panorama internazionale ed esposto nei principali musei d’arte contemporanea. Un’icona immortale, un punto di riferimento importante e all’avanguardia nel campo del design industriale, con il quale ancora oggi è difficile misurarsi.

«Nell’Italia degli anni ‘60 tutto era possibile, il Paese aveva voglia di sorrisi, di colori, di cambiamenti e di imprenditori come i Brion che sapevano cogliere al volo la portata innovativa dei nostri progetti», racconteranno alcuni anni dopo gli stessi progettisti Zanuso e Sapper.

Ma cos’è esattamente il Cubo di Brionvega?

L’ idea nacque con la volontà di integrare L’oggetto radio nell’ambiente domestico, non più nascondendolo ma esibendolo, utilizzando una forma inedita, innovativa, pratica e soprattutto esteticamente gradevole.

Grazie ad un pulsante centrale, la radio si apriva simmetricamente in due scocche a forma di cubo, dotate di griglia altoparlante e antenna sfilabile. Ma non era tutto. Grazie alla maniglia superiore era possibile portarla con sé, dovunque !

Altra caratteristica, forse la più interessante, è stata la vasta gamma di colorazioni in cui fu reso disponibile sul mercato questo oggetto: nero notte, arancio sole, giallo sole, addirittura verde menta!

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Il Cubo Brionvega è così attuale che sembra nato oggi. E dopo essere stato esposto nei più importanti musei di arte moderna, come il Moma di New York, non smette di rinnovarsi. Una radio molto bella, che certamente molti di noi vorrebbero ancora avere nella propria casa, se non ce l’hanno. Se guardando la foto dell’articolo ve ne siete innamorati, sappiate che è ancora in produzione, anche se il costo è un po’ elevato!

Io credo che ci siano degli oggetti che nascono perché destinati a lasciare un segno nella storia del design, sono nati per entrati nelle nostre case e nelle nostre vite quotidiane. Uno di queste è stato sicuramente la radio Cubo, una fusione di stile senza tempo e innovatività tecnologica!

Mia madre, ovviamente ne aveva comprata subito una di colore arancio. Quando era in casa, la spostava di stanza in stanza, ovunque andasse, fino al bagno, pure al mattino mentre si truccava per prepararsi ad uscire per andare al lavoro. Ed io che purtroppo ero lì impegnata a torturare i miei poveri capelli per fermarli in due trecce, ascoltavo la musica che usciva da quel Cubo: Radio Monte Carlo mandava in onda i brani in vetta alla hit parade… li canticchiavo tutti … e con il ritmo che mi entrava fin nel profondo trovavo carica e energia per affrontare la mia nuova giornata!!!!

Vi ho già detto quanto sia bella e quanto sia importante nella vita la musica ? Si , si … Allora taccio e vi saluto ..alla prossima !

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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