Trieste dice arrivederci alla Porta Rossa

di Simone Borri

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«La fine non esiste». I telespettatori che ieri sera hanno salutato la conclusione della seconda stagione della fiction di maggior successo della RAI da tanto tempo a questa parte, lo sanno bene. Leonardo Cagliostro vince ancora, salvando per la seconda volta moglie e figlia al termine di peripezie se possibile ancora più complicate e drammatiche di quelle della prima serie. Ma per la sua anima non c’é pace. La porta rossa non lo accoglie nemmeno stavolta. Un anno fa si era trattato di una sua scelta, troppi enigmi restavano da risolvere prima che il suo destino ultraterreno si compisse. Stavolta la scelta è della sua compagna (d’avventura)medium Vanessa Rosic. «Tu sei la mia ombra. E io devo capire perché».

Valentina Romani, Lino Guanciale e Gabriella Pession

Valentina Romani, Lino Guanciale e Gabriella Pession

Il destino beffardo tiene il nostro fantasma protagonista avvinto al mondo dei vivi, avendogli già negato la vita stessa dopo averlo privato di ben due famiglie, quella di origine di cui apprende l’esistenza nel bel mezzo della crisi che porta all’esito – fino a questo momento – della storia (il fantomatico Jonas che si risveglia al termine della prima serie altri non è che suo padre, ridotto in coma da sua madre in un tragico antefatto che lo consegna all’orfanotrofio ed alla mercé del suo mentore/assassino Rambelli) e quella di sua scelta (con Anna liberata dalle macchinazioni di un complotto micidiale e la piccola Vanessa sottratta alle grinfie della terribile nonna, la madre a cui infine Cagliostro nega l’unica e fuggevole carezza, l’unico atto di tenerezza concesso ad entrambi da parte di un’esistenza rovinata, che si incrocia soltanto per un attimo su quella porta rossa che lui ancora non può varcare, la madre sì.

Un destino beffardo e non poco crudele, che è il prezzo da pagare per riavere il commissario ultraterreno di nuovo sui nostri schermi, tra un po’, quando saranno ultimate le riprese della terza stagione. Per la quale apprendiamo in questi giorni che la Film Commission della Regione Friuli Venezia Giulia ha firmato l’accordo con la produzione della RAI.

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E dunque, Lino Guanciale ci consegna l’ultima immagine del suo commissario sconsolato e sospeso sull’Ursus, la grande gru del porto nuovo da cui si domina tutta Trieste. Abbandonato da tutti, anche apparentemente da quella Vanessa che gli ha negato l’oblio tenendogli chiusa la porta dell’al di là. Tra le vicende in sospeso che il pubblico dovrà ansiosamente attendere di veder risolte nella terza stagione, la principale è proprio quella del loro rapporto, tra l’ombra e la medium, tra la ragazza che vede e parla con i morti ed il commissario che non vuole e non può morire del tutto, legati – come si intuisce – da qualcosa che risale molto indietro nel tempo e che va oltre le vicende narrate finora dalla fiction.

Grande successo intanto per la creatura di Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi. Gli ascolti tengono rispetto alla prima serie, e non era facile. Stabilire un rapporto affettivo con il pubblico è difficile, mantenerlo agli stessi livelli lo è ancora di più. Produttori, registi, sceneggiatori ed attori della Porta Rossa 2 riescono a tenere in piedi efficacemente il difficile equilibrio narrativo e scenico, malgrado il copione di questa seconda parte sia ancora più complicato, ricco di intrecci, e privilegi la dimensione paranormale su quella strettamente poliziesca più di quanto non facesse nella prima innovativa stagione.

Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi

Carlo Lucarelli e Giampiero Rigosi

Ma la vera vincitrice di questa conferma è ancora lei, Trieste. Della quale, produzione e regia si avvalgono molto più di quanto non avessero fatto un anno fa. Se nella prima stagione il capoluogo giuliano era vissuto come pur splendido contorno a vicende che potevano scaturire benissimo da uno dei racconti di quel James Joyce che non ha mai fatto mistero di aver lasciato l’anima in questa città, nella seconda Trieste diventa addirittura uno dei protagonisti principali. Si gira a piene mani sulle Rive e nel centro storico, in Piazza dell’Unità d’Italia, al Porto Vecchio, al Ponte Rosso, e lo splendore della città ruba quasi la scena al dramma che vi si svolge ed alla bravura degli attori che lo recitano.

Non è un caso che con l’andata in archivio di questa Porta Rossa 2, il cinema a Trieste non si ferma, anzi. Dopo Il silenzio dell’acqua, l’altra fiction italiana di successo andata in onda in questi giorni sulle reti Mediaset, è la volta delle majors americane di scomodarsi per venire a girare le loro megaproduzioni nella location più in voga del momento. Partiti momentaneamente Lino Guanciale e Gabriella Pession (che hanno dichiarato senza mezzi termini di aver lasciato qui anche loro la propria anima, al pari di Joyce), tocca a mostri sacri del calibro di Morgan Freeman, Samuel L. Jackson, Salma Hayek, Antonio Banderas. E non saranno a quanto pare gli ultimi, tanto da far pensare che dopo la Hollywood sul Tevere dei tempi d’oro, il cinema italiano (e non solo) abbia trovato adesso la sua Hollywood sulle Rive.

Trieste, che ieri sera si é riunita al teatro Politeama per seguire collettivamente l’atto finale della Porta Rossa 2 (sold out, tutto esaurito da giorni), fa gola dunque al grande cinema. Pare che la vedremo spesso nei titoli di coda di film di successo. E nel frattempo la aspetteremo per il ritorno dell’ombra, e per la riapertura di quella porta che anche ieri sera è rimasta chiusa. Per il destino del povero Cagliostro, e per il nostro di cinefili e spettatori di una grande fiction di cui credevamo che ormai nella nostra televisione si fosse perso anche il ricordo.

Arrivederci commissario......

Arrivederci commissario……

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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