Santa Maria consacrata al Fiore

di Barbara Chiarini

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Il 25  Marzo  è probabilmente una data che molti fiorentini non ricordano più,  ma che invece molto ci appartiene.  Se io ne sono a conoscenza è per merito dei  miei nonni materni, i quali in occasione del 25 Marzo volevano sempre prendere  messa in Duomo ( come si dice in vernacolo!) perché in quel giorno ricorreva la consacrazione  della  nostra cattedrale alla  Vergine Maria, intitolata appunto Basilica di Santa Maria del Fiore.

Il  nome ha sempre suscitato l’interesse di storici rinascimentali ed esperti di toponomastica locale. Molti si sono a lungo  chiesti  come mai il governo comunale del tempo decise la ridenominazione dell’edificio, sostituendo l’antico Santa Reparata con il nuovo appellativo, ed anche a che cosa si riferiva il Fiore della seconda titolazione.

Alcuni studiosi hanno sostenuto il legame diretto tra questo termine ed il giglio cittadino, simbolo del vecchio insediamento romano di Florentia, altri invece hanno avanzato ipotesi più spirituali, sostenendo richiami simbolici all’incarnazione di Cristo o alla teologia di San Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), molto influente nelle accademie filosofiche dell’epoca.

Nuove ricerche sembrano però avere messo in discussione queste interpretazioni tradizionali, svelando retroscena inediti della vita politico-religiosa fiorentina nel periodo pre-mediceo.

Il cambio del nome, secondo i recenti studi, sarebbe stato voluto dalla lobby fiorentina di quel periodo appunto, composta dalle principali famiglie aristocratiche della città. Queste, infatti, avrebbero scelto il termine Fiore in onore del loro patrono, San Girolamo Penitente, urtando i sentimenti della popolazione locale, ancora legata al vecchio appellativo di Santa Reparata.

Angiolo di Bondone detto Giotto

Angiolo di Bondone detto Giotto

Comunque lo si  sia voluta chiamare, il nostro Duomo è una delle chiese più grandi d’Italia e la Cattedrale della nostra città, cominciata nel 1296  su progetto di Arnolfo di Cambio e completata (tranne la facciata) nel 1436 con la realizzazione della magnifica cupola ad opera di Filippo Brunelleschi.

Dal Medioevo al Rinascimento dunque, la sua costruzione attraversò quasi un secolo e mezzo di storia cittadina. Quando venne ultimata era la più grande cattedrale d’Europa, a tutt’oggi è la terza più alta al mondo dopo la Cattedrale di Beauvais e la Basilica di San Pietro in Vaticano.

Fino all’era moderna è stata dunque una delle più grandi del mondo, superata in ampiezza solo dal Pantheon.  E’ uno dei capolavori del gotico italiano e rimane ancora oggi il duomo in muratura più grande mai costruito.

Ma soprattutto è uno degli esempi più sublimi del nostro  Rinascimento. Con l’ascesa del ceto mercantile, appoggiato dalle famiglie di banchieri più potenti della città, Firenze visse tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento una fase di grande benessere economico, cui corrispose una crescita significativa dal punto di vista urbanistico. Insieme all’ampliamento di alcune piazze e alla realizzazione di una nuova cinta muraria, il governo cittadino promosse la costruzione di una cattedrale che incarnasse lo splendore di quegli anni.

Filippo Brunelleschi

Filippo Brunelleschi

Fulcro architettonico e spirituale era considerata all’epoca piazza San Giovanni con il Battistero romanico, dalla caratteristica pianta ottagonale. In corrispondenza del lato est di quest’ultimo (di fronte alla celebre Porta del Paradiso di Lorenzo Ghiberti), sorgeva la cattedrale paleocristiana di Santa Reparata, che venne giudicata inadeguata a rappresentare le buone e ambizioni della città non solamente  per le sue dimensioni ridotte, ma perché era già quasi in rovina.

Accantonata l’idea di ampliarla, se ne decise l’abbattimento per fare spazio a un edificio ex novo, per la cui progettazione venne incaricato Arnolfo di Cambio, che già dirigeva i lavori per il Palazzo della Signoria. L’architetto, allievo di Nicola Pisano, seguì uno schema classico a croce latina, con tre ampie navate che terminavano sotto la cupola ottagonale. La prima pietra fu posata il 9 Settembre 1296 e la costruzione richiese 170 anni. Il progetto di Arnolfo fu mantenuto a grandi linee, ma la basilica aumentò la sua ampiezza originaria.

SantaMariadelFiore190325-004Fu il cardinale Pietro Valeriano Duraguerra, legato di Papa Bonifacio VIII, a porre la prima pietra in occasione della Natività della Madonna nel  1296 (8 settembre).

Dopo la morte di Arnolfo nel 1302 (che  per taluni studiosi avvenne  invece nell’ anno 1310), si procedette a rilento, finché nel 1331 l’Arte della Lana commissionò a Giotto la supervisione dei lavori. Assistito da Andrea Pisano, Giotto proseguì il lavoro di Arnolfo: il suo contributo maggiore fu la realizzazione del magnifico campanile. Meglio potremmo dire che Giotto si dedicò esclusivamente al campanile, conferendogli peraltro un’inconfondibile impronta attraverso l’ uso dei marmi policromi verdi, bianchi e rossi.

Quando morì nel 1337, Andrea Pisano gli succedette fino allo scoppio della Peste Nera nel 1348. Dal 1349 subentro’ Francesco Talenti. Egli completò il campanile di Giotto e ampliò il progetto originale, includendo l’abside e le cappelle laterali.

Tra continui rallentamenti, l’opera fu ripresa nel 1367 da un team di quattro architetti e quattro pittori (tra i quali Andrea di Bonaiuto, Benci e Andrea di Cione).

All’inizio del XV secolo restavano incompiute la cupola e la facciata. Il problema del voltar la cupola si pose all’Opera di Santa Maria del Fiore fin dal 1418: si fecero inviti, gare e si chiesero consulenze, coscienti della complessa natura della costruzione. Si trattava di dare soluzione all’ottagono del tamburo (l’imposta della Cupola), ereditato dal Talenti, Benci di Cione, Giovanni d’Ambrogio e altri, e di risolvere il più grande problema tecnico dell’Occidente di quei decenni. Lo spazio  ottagonale da coprire sopra il coro era di ben 42 metri !

Nel 1419 l’Arte della Lana bandì un concorso al quale parteciparono, tra gli altri, Lorenzo Ghiberti e Filippo Brunelleschi. Il secondo vinse veramente per un soffio  la gara e ricevette la commissione per la cupola.

SantaMariadelFiore190325-006La costruzione di una cupola in pietra sollevava molti problemi tecnici. Brunelleschi aveva preso ispirazione dalla grande cupola del Pantheon a Roma, ma il segreto costruttivo di quell’opera enorme si era perso nella notte dei tempi. Così decise di realizzare la cupola in muratura. Per mostrare come sarebbe apparsa una volta realizzata, egli realizzò un modello in legno e mattoni con l’aiuto di Donatello e Nanni di Banco (il modello è esposto nel Museo dell’Opera del Duomo).

La soluzione di Brunelleschi, che prevedeva la realizzazione di una falsa cupola, era ingegnosa e senza precedenti. Con una serie di anelli simili a quelli di una botte e dei mattoni disposti a spina di pesce, il progetto permise alla cupola di non crollare pur essendo costruita su una base ottagonale senza un centro preciso. Come Brunelleschi ci sia riuscito è però ancora un mistero: non si sono mai ritrovati i progetti originali con le spiegazioni necessarie e di conseguenza le teorie al riguardo sono molteplici. Quel che è certo è che Brunelleschi realizzò anche dei macchinari molto all’avanguardia per l’epoca che gli permisero di trasportare grandi pesi ad altezze così elevate. Il modello della cupola (lasciato intenzionalmente incompleto per assicurarsi sempre il controllo della situazione) servì da guida per gli operai.

La genialità rivoluzionaria di  Filippo Brunelleschi fu comunque premiata. L’ingegnere fiorentino concepì una cupola senza armature, che si reggeva grazie a un sistema di doppia volta con intercapedine: una sfida alla forza di gravità e ai canoni classici dell’architettura che sul momento fu giudicata una follia. L’opera, composta da mattoni rossi, lasciò senza fiato i fiorentini allorché la videro svettare su tutto il panorama della città.

La cupola venne costruita in appena 16 anni, dal 1418 al 1434, «structura si grande, erta sopra e cieli, ampla da coprire con sua ombra tutti e popoli toscani», come scrisse allora Leon Battista Alberti. La lanterna, su disegno del Brunelleschi, fu realizzata dopo la morte dell’ artista (1446) e la palla di rame dorato con la croce, contenente reliquie sacre, opera di Andrea del Verrocchio, venne collocata nel 1466. La Cupola di Brunelleschi rimane ancora oggi la più grande in muratura mai costruita.

Con questo capolavoro inizia, convenzionalmente, la grande stagione dell’Umanesimo e del Rinascimento. La Cupola è innanzitutto il simbolo dell’Universo, del suo ordine e della sua bellezza. Per i cristiani parla di Dio e del suo ricongiungimento con gli uomini. Leon Battista Alberti fu tra i primi ammiratori della grandiosa opera di Filippo Brunelleschi. Gli apprezzamenti e gli studi sulla Cupola brunelleschiana non hanno mai avuto pause. Tale è il suo fascino che da generazioni la passione per capire e spiegare la macchina della Cupola, continua a suscitare vivaci dibattiti fra gli specialisti.

Celebrazione del capodanno fiorentino

Celebrazione del capodanno fiorentino

Ultimata la cupola, non restava che consacrare la cattedrale e l’onore di questo compito toccò a papa Eugenio IV, che il 25 marzo del 1436, in coincidenza con il Capodanno fiorentino, la dedicò alla Vergine del Fiore, dove per fiore si sottintendeva il giglio, simbolo di Firenze. Nel ventennio seguente la cupola venne come detto dotata di una lanterna con copertura a cono, sormontata da una palla di rame dorato con la croce, scolpita da Andrea del Verrocchio.

L’ultimo tassello, la facciata, fu al centro di continue dispute sul come dovesse essere concepita, rimandandone l’esecuzione fino alla fine del XIX secolo, quando venne incaricato dei lavori Emilio De Fabris. Lo stesso richiamò la struttura a marmi policromi del Battistero, perseguendo una sublime armonia stilistica tra i due monumenti.

L’interno di Santa Maria del Fiore ha dimensioni enormi: 153 metri di lunghezza e 38 di larghezza che diventano 90 all’incrocio col transetto. L’altezza delle arcate nelle navate laterali è 23 metri. L’altezza dal pavimento al foro della lanterna è 90 metri.

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Oltre a essere vasto, l’interno in stile gotico dà un’impressione di vuoto. La relativa povertà dell’edificio corrisponde all’austerità della vita religiosa predicata dal Savonarola. Molte decorazioni sono andate perdute nel corso dei secoli, altre sono state trasferite nel Museo dell’Opera del Duomo come la magnifica Cantoria di Luca della Robbia e Donatello.

Il duomo di Firenze contiene inoltre  il più grande complesso di vetrate realizzato in Italia tra il XIV e il XV secolo. Le 44 vetrate delle navate e del transetto ritraggono santi del Vecchio e del Nuovo Testamento, mentre le finestre circolari nel tamburo o sopra l’entrata ritraggono Cristo e la Vergine. Le vetrate sono state realizzate dai più grandi artisti fiorentini del medioevo, come Donatello, Lorenzo Ghiberti, Paolo Uccello e Andrea del Castagno.

Il fascino di Santa Maria del Fiore, oltre all’opera in sé, è dunque legato all’impronta di grandi maestri del Rinascimento che qui operarono sotto la spinta illuminata dei Medici.

SantaMariadelFiore190325-005Ci sono voluti centosettanta anni per realizzare compiutamente questa meraviglia policroma che si staglia nel centro pulsante di Firenze. Ci hanno lavorato Arnolfo di Cambio, Giotto, Francesco Talenti, Filippo Brunelleschi, Andrea del Verrocchio, il  Vasari che affrescò l’interno della cupola con il tema del Giudizio Universale, fino a Donatello, Paolo Uccello e Andrea del Castagno cui sono attribuite le 44 vetrate. Ciascuno di essi lasciando traccia del proprio genio.

L’unione di più menti ha quindi dato vita non solo all’icona di una delle città italiane più affascinanti del punto di vista artistico e architettonico, ma anche a un edificio eccezionale, unico: si tratta – ripetiamo – di una delle chiese  più grande in Europa, terza chiesa al mondo per grandezza, della cupola in muratura più estesa (e misteriosa) della storia, della facciata più singolare mai vista. Il suo profilo rapisce lo sguardo, incanalandolo nelle linee di fuga che corrono lungo tutto il suo perimetro.

Il suo interno ribalta la magnificenza esterna, inondando il grande spazio con una sobrietà inattesa. Fuori, una meraviglia quasi invadente: dentro, una bellezza nascosta, da cercare nei particolari, negli angoli, nei punti più distanti dallo sguardo puntato verso l’alto.

La Cattedrale di Santa Maria del Fiore è un consiglio sempre valido:  chi vuole ammirare una delle opere più incantevoli del nostro paese, deve venire qui da noi, a Firenze !

Gli affreschi della cupola

Gli affreschi della cupola

Nb: Il Consiglio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, in vista dell’anniversario dei 600 anni dall’inizio della costruzione della Cupola del Brunelleschi del Duomo di Firenze, che ricorrerà nel 2020, ha da tempo deciso di costituire al suo interno una commissione che si occuperà e coordinerà le iniziative che saranno realizzate per l’anniversario. Della commissione fanno parte i consiglieri Sergio Givone, Domenico Mugnaini, Antonio Natali e Vincenzo Vaccaro. L’obiettivo è quello di realizzare un programma di livello internazionale che valorizzi il celebre monumento, simbolo di Firenze nel mondo.

Confidando nelle loro capacità, siamo certi che ne sortirà un programma eccellente. I fiorentini, che del loro Duomo vanno fieri,  non perdonerebbero se fosse  altrimenti!

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Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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