Le donne si meritano di più: aboliamo l’8 marzo

di Simone Borri

I venditori di mimose sono i veri festeggiati di questa Giornata Internazionale della Donna

I venditori di mimose sono i veri festeggiati di questa Giornata Internazionale della Donna

Mentre preparavo questo editoriale, scorrevo quelli degli anni scorsi (pubblicati nella rubrica La ricorrenza). Ogni anno ormai ci ritroviamo a fare gli stessi discorsi. Non ce ne vogliano le pasionarie dei diritti delle donne, ma l’8 marzo ormai è diventato un po’ come il Festival di Sanremo e San Valentino: a sentir dire, non interessano più a nessuno, poi però la sera presentati a casa senza mimosa o senza Baci Perugina…..

Scherzi a parte, restiamo convinti che le donne ormai si meritino di meglio dell’8 marzo, e di tutta la retorica che oggi si rovescerà loro addosso (e a noi maschietti con loro). Si meritano talmente quella parità dei diritti di cui oggi si straparlerà a profusione che sarebbe l’ora di certificare il fatto che ormai l’hanno sostanzialmente conquistata. Si tratta solo di dirselo – e dircelo – ad alta voce.

Il problema è proprio quello. Per ritardo psicologico e culturale bigender (nel senso di comune ad entrambi i sessi), quando non per convenienza, è molto più comodo e immediato dire che c’é ancora molto da fare (e c’é, per carità, c’é sempre, in ogni angolo della terra ed in ogni tempo), e che la donna è ancora penalizzata, quando non brutalizzata, da questa società di cui ormai a ben guardare fa parte altrettanto integrante della controparte maschile.

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Si parla di femminicidio come piaga sociale (ed è vero, lo é e c’é stata addirittura una recrudescenza in epoca recente) senza fermarsi a pensare che non è altro che una fattispecie specifica dell’omicidio, che nel codice penale era già previsto come reato. Non c’era bisogno di istituirne un altro ad hoc (come l’omicidio stradale: morire per la strada o se si è donne alle prese con un ex marito che non si rassegna è peggio che morire in casa propria se si è aggrediti da svaligiatori? per la dottrina corrente pare di sì, visto che tra l’altro si discute come filosofi medioevali a proposito del diritto alla legittima difesa, come se non fosse l’istinto principale ed un diritto naturale dell’essere umano in quanto tale). Bastava educare diversamente quella fetta della componente maschile della nostra società che ancora la mattina quando esce di casa lo fa dalle caverne e non da moderni appartamenti. Bastava spiegare d’altro canto ai magistrati che, dottrina a parte, rimettere fuori di galera chi ha già minacciato di strozzare la moglie non sempre è garantismo o rispetto del codice. Spesso è connivenza o complicità, almeno morale. Per non dire di peggio.

Primarie PD: Monica Cirinnà e Nicola Zingaretti

Primarie PD: Monica Cirinnà e Nicola Zingaretti

Si parla di molestie sessuali sul luogo di lavoro (e ci sono). Poi ci si accorge che il testimonial da un anno a questa parte continua ad essere Asia Argento, e allora da un anno a questa parte permane la perplessità. La signora in questione a giudizio di chi scrive pare più testimonial di quella zona grigia in cui le molestie e i favori sessuali si mescolano alle carriere e ai benefici di vario genere. Non riguarda solo il mondo dello spettacolo, non passa giorno senza che qualche scandalo coinvolga e alla fine travolga qualche struttura sanitaria e/o amministrativa del nostro paese. Il sesso si dà e si prende da ambo le parti, maschile e femminile, e spesso ha conseguenze che escono fuori (per usare un termine calcistico) dall’area tecnica del letto. Semmai ci se ne lamenta vent’anni dopo, quando il benefit e stato incassato e goduto da tempo. Quando chi ha subito e sofferto ha avuto ampio modo di consolarsi, con gli interessi.

Giulia Pacilli, eroina suo malgrado della marcia antifascista di Milano, 3 marzo 2019

Giulia Pacilli, eroina suo malgrado della marcia antifascista di Milano, 3 marzo 2019

Si parla di sessismo, e qui ritorna sotto i riflettori lei, malgrado ne fosse uscita per scadenza di mandato elettorale. Laura Boldrini, l’importatrice dichiarata di portatori di culture per le quali una donna vale meno di un cammello. La signora del resto è solita frequentare manifestazioni di partito portatrici di una cultura anche peggiore, come quelle dove domenica si ballava al ritmo di hits come meglio frocio che fascista o meglio buonista e puttana che fascista e salviniana. Per ora, il giornalista dal faccione paciocco che dà comunque la colpa a Salvini ancora si trova, ma il giochino pare ormai agli sgoccioli.

Il discorso porterebbe lontano, meglio circoscriverlo. Le donne si meritano molto di più di un rametto di mimosa e di questo 8 marzo. Soprattutto si meritano che qualcuno, come il bambino della favola, abbia il coraggio di dire nel silenzio assordante della retorica imperante che il re è nudo. Le donne sono già cittadine a tutti gli effetti, anche in Italia. Se le uccidi, non sono vittime di femminicidio, ma di omicidio. Le le molesti o discrimini (o se loro molestano e discriminano te), si tratta di mobbing e stalking, non di sessismo o di altre cretinate inventate da quelle poche migliaia di donne che nel mondo hanno la fortuna di non dover più sbarcare il lunario e semmai il fastidio di doversi inventare come riempire ogni giornata che Dio mette in terra, non avendo altro da fare. La maggioranza delle donne che vivono su questo pianeta, al contrario, ce l’ha, e per molte perfino una giornata come questa è un lusso.

All’anno prossimo.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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