In nome del popolo italiano

di Simone Borri

SanDonatoMI190322-001

A giudicare da certi commenti del giorno dopo, la sensazione è che a certi ambienti – diciamo così – dell’opposizione non sarebbe dispiaciuto più di tanto avere adesso una manciata di morti da gettare sul tavolo (*) delle azioni più o meno lecite per far cadere l’attuale governo e ritornare in sella. Il riferimento è alla vicenda di San Donato Milanese, a quel pullman carico di 52 bambini guidato da uno psicopatico con precedenti penali e psichiatrici che solo per un miracolo non si è trasformato nel luogo di una tragedia, e probabilmente – insisto – anche nel casus belli che da tempo tutta la sinistra in vario modo antagonista cerca di evocare, con le buone o preferibilmente con le cattive. Disarmate le ONG, adesso è tempo di lupi solitari?

Il comandante dei Carabinieri di san Donato Milanese ricostruisce l'accaduto

Il comandante dei Carabinieri di san Donato Milanese ricostruisce l’accaduto

La tragedia, immane, non c’é stata perché un bambino ha trovato la presenza di spirito di chiamare i Carabinieri, i quali hanno risolto la situazione di estremo pericolo con coraggio, sangue freddo, intelligenza, rinnovando la loro leggenda presso il popolo italiano (e diciamolo ogni tanto). Dopo aver ridicolizzato con la sua azione di sgoverno tutte le istituzioni italiane, con l’Arma a quanto pare la sinistra non c’é riuscita. Ancora essa riesce a mettere in campo persone in grado di risolvere situazioni che nemmeno nei più spettacolari disaster movie americani, senza che nessuno si faccia male e riporti anche soltanto un graffio. Con il senno di poi si può dire che a San Donato Milanese è stata compiuta un’impresa di valore assoluto.

Madre abbraccia figlia dopo lo scampato pericolo

Madre abbraccia figlia dopo lo scampato pericolo

Nessuno ha più voglia di raccontare barzellette sui Carabinieri, ma soltanto di dir loro grazie, in modo più o meno commosso. Le barzellette ormai devono cercarsi altri protagonisti. Che si sono messi nel frattempo a disposizione con solerzia. La battuta che circolava ieri mattina è che adesso che la magistratura indaga, la vicenda di San Donato finirà con i 52 bambini tolti alle famiglie e mandati in riformatorio. Lo psicopatico senegalese naturalizzato italiano intanto è già una star del web, il suo video su youtube è virale, e le prèfiche della sinistra già intonano canti epici gridando ai quattro venti che egli va compreso. L’altra battuta che circolava ieri era che questa è la prima generazione della storia in cui gli intellettuali sono più imbecilli della gente comune. Esagerata? Ascoltate i deliri di Gad Lerner e poi ne riparliamo.
Dice, ma te ce l’hai con i magistrati. No, sono loro che ce l’hanno con la giustizia, e con il popolo in nome del quale sempre più indegnamente l’amministrano. L’ultimo esempio viene da Messina, Corte d’Appello. Si discuteva il ricorso dell’amministrazione giudiziaria avverso la sentenza che in primo grado l’aveva condannata a risarcire i figli di Marianna Manduca, la donna uccisa nel 2007 dal marito dopo che per ben 12 volte 12 aveva formalmente denunciato i suoi tentativi di usarle violenza. Cane non morde cane, è un vecchio detto. E invece in primo grado i magistrati avevano morso eccome i loro colleghi, rimasti inerti di fronte alle denunce della donna fino al tragico epilogo della vicenda. C’erano voluti dieci anni, le cose in Italia vanno fatte con calma, soprattutto nelle aule di giustizia, ma alla fine i tre figli di Marianna Manduca si erano visti assegnare una somma irrisoria per lo Stato ma comunque significativa per loro di 300.000 euro. Lo Stato chiedeva scusa, per quanto troppo tardi. Per una volta, la responsabilità civile dei magistrati era stata fatta valere.
Ieri, in secondo grado, il cane è tornato a non mordere il cane. I colleghi hanno assolto i colleghi, intimando ai figli della vittima di restituire quanto percepito nel frattempo dallo Stato. La casta, l’unica vera casta esistente oggi in Italia, ha proclamato la propria intoccabilità e insindacabilità nelle azioni, e soprattutto nelle omissioni. E come ha fatto notare Mara Carfagna, ha inviato il messaggio a tutte le donne – e a tutte le vittime di violenze a vario titolo – che «quel femminicidio non poteva essere evitato, denunciare i violenti è vano».
Tutto in un giorno, 52 bambini salvi a cui forse resterà soltanto un brutto ricordo da scacciare dai sogni, altri tre a cui è stato rinnovato l’orrore di vivere in un mondo in cui gli adulti non hanno saputo proteggere né la loro mamma né loro, aggiungendosi come mostri di contorno a quello che ha rovinato per sempre la loro esistenza. Mostri che, quando aprono bocca e sentenziano, guarda caso si vestono di nero come quelli dei peggiori incubi.
Tutto questo nella giornata della memoria – puramente retorica, aggiungiamo – delle vittime di Mafia. Almeno nei comportamenti, un certo Stato non è mai stato così simile alla Mafia.
Ma tanto, è tutta colpa di Salvini. Tornate alle vostre case, in pace.

«L’atteggiamento violento del mio ex non si ferma davanti a niente. Ha minacciato di farmela pagare. Non mi rimane altro che continuare a denunciare nella speranza che qualcuno mi ascolti» (Marianna Manduca)

«L’atteggiamento violento del mio ex non si ferma davanti a niente. Ha minacciato di farmela pagare. Non mi rimane altro che continuare a denunciare nella speranza che qualcuno mi ascolti» (Marianna Manduca)

(*) citazione di Mussolini, che dichiarò di voler attaccare la Francia già sconfitta nel 1940 «perché anche l’Italia avesse un pugno di morti da poter gettare sul tavolo della pace»

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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