Il ponte sospeso nel tempo

di Barbara Chiarini

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Tornando a casa …….. i colori di un bellissimo tramonto …. sullo sfondo il Ponte alla Vittoria ….. una fotografia e tanti ricordi fiorentini……

Il Ponte di Ferro o ponte sospeso – come molti fiorentini lo chiamano ancora oggi che di ferro non è più e ha già compiuto 70 anni – uno dei ponti più antichi di Firenze, costruito e demolito diverse volte nel corso della sua storia, ha una posizione di rilevante importanza e una nomenclatura legata alla guerra.

Il nonno del Ponte della Vittoria in origine si chiamava Ponte San Leopoldo: nel 1835 il Granduca Leopoldo II ne ordinò la costruzione in una posizione assai strategica, appena fuori dalla cinta muraria per collegare la via regia Pisana e Livornese alla strada per Pistoia. Il ponte aveva importanza anche per la viabilità interna della città, dato che collegava il quartiere industriale della Pignone con il centro e la stazione. Ci vollero due anni di cantieri per tirare su la struttura, una passerella di ferro sostenuta da cordoni ancorati a due coppie di alti piloni, ovvero un ponte che era sospeso ( da qui deriva infatti il nome della vicina via omonima ). Ciascun pilone era sormontato da un solenne leone in marmo posto a ciascuno dei vertici del ponte, in stile neoclassico, perfettamente in linea con la sua epoca.

All’epoca della sua costruzione, il ponte rappresentava una sorta di dogana e per il suo attraversamento veniva richiesto un pedaggio fino al 1914 quando, in seguito a svariati tumulti, i dazi da pagare vennero modificati: pedoni gratis; pecore e maiali un centesimo a capo; cavalli e mucche 5 centesimi; infine le vetture automobili, 40 centesimi.

Arrivati ai primi del Novecento, essendo il ponte non più adatto al crescente traffico ed anche a causa di molte proteste popolari per via del pedaggio esoso che doveva essere pagato per attraversarlo, l’amministrazione comunale bandì un concorso per la costruzione di un ponte nuovo e moderno. Il progetto fu vinto dall’Ingegner Tognetti.

In realtà, la guerra bloccò il cantiere che riprese subito dopo la battaglia di Vittorio Veneto del 1918, ovvero l’ultimo scontro fra l’Italia e l’Impero Austro-Ungarico. In onore di questa vittoria, una volta terminato, il nuovo ponte avrebbe infatti preso il nome che oggi noi tutti conosciamo: Ponte della Vittoria.

Dunque dopo le alterne vicissitudini politiche, nel 1930 il cantiere ebbe inizio e per non bloccare quell’importantissimo punto di collegamento fra le due sponde dell’Arno, si decise di far partire la costruzione a fianco al vecchio ponte che sarebbe stato demolito solo dopo l’inaugurazione del nuovo.

Ponte della Vittoria Luglio 1930 impostazione della prima gettata

Ponte della Vittoria Luglio 1930 impostazione della prima gettata

Il nuovo ponte fu portato a termine in poco più di due anni e nell’autunno 1932 venne inaugurato. Essendo Piazza Taddeo Gaddi solo un piccolo slargo davanti al Ponte Sospeso, per dare più viabilità al nuovo ponte fu provveduto ad abbattere le case tra via del Pignone (oggi via Sogliani) da un lato e quelle tra il Lungarno del Pignone e via del Ponte Sospeso dall’altro lato, formando così la spaziosa piazza attuale.

Il Ponte Sospeso rimase dunque in servizio fino al 1932, quando appunto il nuovo ponte vide la luce e stavolta fu utilizzato il cemento per la sua costruzione.

Cosa ne fu dei quattro leoni che erano sui piloni del vecchio ponte? Quando il ponte fu disfatto per essere modificato, due dei quattro leoni furono spostati e riutilizzati per abbellire la città: oggi, una coppia si trova a sorvegliare l’imbocco del viale di Poggio Imperiale, presso Porta Romana, mentre gli altri due sono stati collocati nelle vicinanze del ponte, lungo il parco delle Cascine.

Come ben sappiamo, anche il Ponte alla Vittoria non fu risparmiato durante la Seconda Guerra Mondiale e come del resto accadde per tutti gli altri ponti di Firenze (eccezione fatta per il Ponte Vecchio) anch’ esso fu distrutto durante la ritirata tedesca per rallentare e bloccare l’avanzata degli Alleati, il 4 Agosto 1944. Fu L’ultimo ponte a saltare in aria, difeso invano dai partigiani, ma il primo a rinascere.

Arriviamo dunque al Ponte alla Vittoria, nella veste in cui lo conosciamo oggi. Non è più molto giovane ormai, ha già compiuto più di settant’anni: gli Alleati decisero di farlo ricostruire d’urgenza proprio a causa della sua posizione strategica.

Di fatto l’ amministrazione militare dette ordine di ricostruire il ponte con una struttura in cemento armato, parapetti di bronzo e tre arcate. Il nuovo ponte fu inaugurato il 24 Settembre 1946, così come oggi lo vediamo.

Foto tratta da “Firenze, capitale fuori le mura”, di F. Quercioli

Foto tratta da “Firenze, capitale fuori le mura”, di F. Quercioli

Oggi sul nuovo Ponte alla Vittoria sfreccia ogni giorno un serpentone di auto, tanto da essere famoso per gli ingorghi. Per questo, in tempi recenti era stata ipotizzata la terza corsia sull’Arno, ossia un ampliamento della carreggiata, con un’idea dell’archistar Santiago Calatrava: fuori i marciapiedi, sospesi ai lati del ponte, dentro – al posto dei percorsi pedonali – una corsia in più per senso di marcia. La bozza di progetto, lanciata nel 2002 durante i lavori per il sottopasso di piazzale Vittorio Veneto (che inizialmente doveva avere anch’esso tre corsie per verso), è poi finita nel cassetto e nulla è stato fatto.

I problemi di traffico e viabilità affliggono ormai Firenze in ogni suo quartiere. I fiorentini trascorrono ore in coda nelle proprie macchine lungo i viali di circonvallazione o per attraversare uno dei nostri ponti. Insomma: sarà banale, sarà uno stereotipo fiorentino, sarà un problema strutturale di Firenze, sarà un malcostume cittadino, una risposta univoca non c’è, sta di fatto che ogni giorno per i fiorentini insinuarsi nel traffico, rischia di mutare un giorno qualunque in un giorno d’ordinaria follia.

Sperando che la reazione scaturita non sia l’odissea violenta in stile Michael Douglas, consiglio a tutti di fare come la sottoscritta … armarsi di un oceano di pazienza, mettere su un buona compilation di musica (che può sempre aiutare anche in altre circostanze)…. e scattare qualche foto che ritragga in tutta la sua bellezza alcuni straordinari scorci che solo e per fortuna la nostra bella Fiorenza ci può ancora donare.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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