Il mistero del toro cornuto

di Barbara Chiarini

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Si dice che in ogni leggenda popolare c’è sempre un fondo di verità. Firenze è una città piena di miti e racconti popolari che si tramandano di generazioni in generazioni, alcuni parlano di amore, altri di tragedie e altri ancora sono così comici tanto da rimanerci bene impressi nella mente.

Una leggenda che si racconta riguarda proprio la piazza principale di Firenze, Piazza del Duomo, con la sua enorme Cattedrale di Santa Maria del Fiore e il Campanile di Giotto.

Osservando attentamente la fiancata del duomo si può scorgere la testa di un bovino, proprio in cima a una colonna portante, allaltezza di via Ricasoli. Che ci fa qui? Esistono due storie in merito, che mischiano verità e leggenda.

Secondo la prima storia si tratterebbe di una testa di bovino o di mucca in marmo, che sta lì, ben incastrata, per rendere omaggio da parte dei costruttori a tutti gli animali da traino che nei secoli di cantiere furono impiegati nella costruzione del nostro Duomo, Santa Maria del Fiore. Di fatto, si può meglio dire che venne utilizzata l’effige marmorea di una mucca per simboleggiare tutti gli animali che, insieme agli uomini, avevano lavorato tanto duramente e sopportato carichi gravosi sulle loro groppe.

In realtà però, col trascorrere degli anni, tra i fiorentini (che sappiamo avere il difetto di esser pettegoli!) ha iniziato a prender campo un racconto assai più piccante, pepato, stimolante, (più fiorentino diciamocelo in tutta franchezza!) riguardo la testa di bovino nella Cattedrale.

Infatti, secondo la leggenda, la scultura rappresenterebbe una testa di un toro (e non dunque di una mucca) posta lì da uno dei mastri carpentieri che lavorava alla costruzione della Cattedrale. Si narra che costui avesse una relazione con la moglie di un panettiere che aveva la bottega proprio vicino alla chiesa. Il panettiere, una volta scoperta la relazione segreta, denunciò il carpentiere e la moglie al Tribunale Ecclesiastico e la storia tra i due evidentemente, dovette presto finire, interrompendo tra loro ogni tipo di legame.

A questo punto il carpentiere, per vendicarsi del torto subito, mise la testa del toro (cornuto!) proprio in direzione della casa del panettiere, a testimonianza di quanto accaduto, cosicché ogni volta che l’uomo si affacciava dalla sua finestra vedeva il simbolo di quel tradimento.

In questo caso, la storia e il mito sono completamente divergenti. Forse sarete più portati a credere che la storia, quella vera, sia più confacente alla realtà; un omaggio a tutti coloro che duramente lavorarono, sacrificando a volte anche le loro vite stesse.

L’ altro mito può essere pura invenzione. Chi può dirlo? Noi fiorentini per far scherzi, siam terribili… chiedetelo a quei quattro protagonisti di un film divenuto un cult del cinema italiano…. dal titolo Amici miei ….!

E adesso che vi ho insinuato il dubbio: a voi la scelta!

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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