Gabriele D’Annunzio, la vita come un’opera d’arte

di Barbara Chiarini

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Ama il tuo sogno se pur ti tormenta

Amalo come se fosse l’unico

amalo come se avesse l’anima

amalo e raccontagli di te

amalo e ricordalo in te

amane il suo passato

amane il suo presente ora.

Nasceva a Pescara, in Abruzzo, in questo giorno nell’ anno 1863 Gabriele D’Annunzio, autore simbolo del Decadentismo italiano. D’Annunzio è senza ombra di dubbio uno di quei personaggi sulla cui biografia c’è sempre tanto da dire, nonostante il passare degli anni e la sua notorietà universale.

L’intelligenza precoce di cui era dotato gli consentì di pubblicare a soli 11 anni la prima raccolta di poesie Primo Vere. Attratto dalla vita mondana, con il primo romanzo Il piacere espresse la sua Weltanschauung di esteta decadente, dedito agli eccessi. Considerato una sorta di divo ante litteram, per le numerose avventure sentimentali (su tutte quella con l’attrice Eleonora Duse), non mancò anche di primeggiare in imprese militari. Infatti ,dopo l’esperienza della Prima Guerra Mondiale, sfruttò il malcontento popolare per guidare l’impresa di Fiume (contesa tra Italia e Jugoslavia), che portò all’occupazione della città, poi liberata dal Governo Giolitti.

Con Eleonora Duse

Con Eleonora Duse

Precursore del fascismo, assieme a Filippo Tommaso Marinetti fu tra i primi firmatari del Manifesto degli intellettuali fascisti. Tra le opere principali ricordiamo i romanzi L’innocente (1892), Il trionfo della morte (1894) e Le vergini delle rocce (1895), la tragedia La figlia di Iorio (1903) e la raccolta poetica Alcyone (che contiene la celebre lirica La pioggia nel pineto).

Morì a Gardone Riviera nella sua dimora nota a tutti come Il Vittoriale ( luogo bellissimo che riflette a pieno la personalità eclettica di colui che lo ha creato e vissuto ) nel marzo nel 1938. Il suo essere perfettamente calato nel contesto politico del tempo e la capacità di farsi interprete dello spirito nazionale gli fecero meritare l’appellativo di Vate.

Gabriele d’ Annunzio, sia nella pagina scritta che nella vita, può decisamente piacere o non piacere, ma neppure il più irriducibile detrattore può evitare di riconoscergli una grande personalità. Il Vate si impegnò molto per fabbricare il proprio mito superuomistico. Come per altri aspetti, anche a proposito dei suoi amori leciti ed illeciti sviluppò altrettanto: il mito si è poi confuso, mescolato a molte leggende e come tutte le leggende, alcune hanno un qualche fondamento, altre sono del tutto cervellotiche.

Mentre infatti lo stile narrativo o poetico, la corrente letteraria di riferimento o anche le convinzioni filosofiche possono passare di moda, o a tratti non sembrare più al passo coi tempi, quando si ha di fronte un uomo così particolare diviene scontato il fatto che non mancano mai di essere menzionati gli aneddoti sui rituali amorosi, sulle sue perversioni e le molteplici fobie. Probabilmente le avrete sentite anche voi, come sono pervenute anche a me a cominciare dagli anni del liceo.

I giovani studenti che affrontano la poesia e la prosa di D’Annunzio rimangono colpiti ancora ad oggi dalla sua poetica, pur non comprendendone a pieno la filosofia. La Pioggia nel pineto è considerata una poesia tecnicamente impeccabile, piena di onomatopee e figure retoriche che manifestano un evidente talento. Certo, Il piacere ha una trama che desta un qualche interesse anche per la sua originalità soprattutto nel panorama edulcorato della letteratura italiana del suo tempo. Ma quel che lascia maggiormente il segno e genera curiosità è la sua stessa vita, o meglio le abitudini del Vate abruzzese.

Di fatto, la vita e la produzione letteraria sono difficilmente separabili in una figura come D’Annunzio che per sua stessa ammissione, voleva fare della propria vita un’opera d’arte. («Bisogna fare la propria vita, come si fa un’opera d’arte. Bisogna che la vita d’un uomo d’intelletto sia opera di lui. La superiorità vera è tutta qui», da Il piacere)

Tra i Legionari a Fiume

Tra i Legionari a Fiume

Alla base della sua produzione D’Annunzio pose consapevolmente un progetto di vita inimitabile, fatto di scelte estreme e clamorose, amori scandalosi, uno stile di vita sfarzoso, imprese militari e una diffusa eccentricità. Ciò lo rese non solo uno scrittore ma anche un protagonista della vita nazionale, capace di influire, come un modello di comportamento, sull’opinione pubblica.

Alla radice delle scelte artistiche ed esistenziali si ritrova, comunque, il medesimo desiderio di vivere e di possedere la realtà in tutte le sue manifestazioni sensibili, un bisogno ossessivo di godimento sensuale, di vitalità, energia e di forza, impulsi che si sublimano nel culto estetizzante della Bellezza.

D’Annunzio può essere, quindi, definito l’esteta in assoluto, perché concepì la vita come culto dell’arte e del bello, la costruì come opera d’arte raffinata e preziosa e pose , esulando da ogni morale, la Bellezza stessa come valore assoluto della propria vita. Influenzato da Nietzsche di cui lesse lo Zarathustra, avversò sempre la routine del mondo borghese industriale e le istituzioni democratiche e parlamentari a cui contrappose una concezione aristocratica, con il correlato disprezzo delle masse. Attraverso il mito del superuomo, declinò la sua concezione totalizzante dell’arte anche nella dimensione civile e politica, elaborando l’idea di una missione di grandezza e di potenza della nazione italiana, da realizzare attraverso una vita eroica e il perseguimento della gloria militare;

Sono gli stessi libri di testo su cui tutti abbiamo studiato ad indugiare sulla sua vita da esteta, sulle numerose amanti che cadevano vittime del suo fascino, sulle imprese eroiche e sbruffone compiute durante la Grande Guerra e nei mesi successivi. Non deve stupire, quindi, che davanti a cotanto personaggio le dicerie finissero per legarsi alla sfera sessuale. Calcando anche la mano sugli aspetti più grotteschi.

Come abbiano fatto a resistere lungo gli anni, anche in tempi in cui mancavano i siti complottisti, resta un mistero. Sta però di fatto che hanno trovato terreno fertile nella biografia di D’Annunzio, che certo godeva nell’ammantarsi di mistero. E c’è addirittura chi ha ipotizzato che alcune di queste dicerie siano state messe in giro dallo stesso scrittore. Quasi avesse voluto rendere ancora più incredibile la sua figura.

Al Vittoriale con Benito Mussolini

Al Vittoriale con Benito Mussolini

A più di 150 anni dalla nascita Gabriele D’Annunzio lo si ritrova ancora dappertutto: come autore di romanzi e poesie che volenti o nolenti ci sono rimasti in testa fin dai tempi della scuola ma anche, cosa che non tutti sanno, come inventore di espressioni, marchi e slogan entrati ormai nel linguaggio comune. Da «velivolo» a «tramezzino» ad «automobile» declinato al femminile perché, come scrisse al fondatore della Fiat Giovanni Agnelli «l’automobile ha la grazia, la snellezza, la vivacità di una seduttrice», fino al nome dei grandi magazzini Rinascente.

Dunque D’Annunzio fu tutto questo nel bene e nel male, un personaggio che ha spaziato in quasi tutti i campi del pensiero artistico-letterario e in altre attività di azione e di politica, a destra e a sinistra purché fosse protagonista. Per la critica, la sua poesia non è paragonabile a quella di Montale o di Quasimodo (anche se personalmente considero La pioggia nel pineto una soave melodia oltre che una poesia), i suoi racconti non sono quelli di Moravia, anche se forse in certi casi dal mo punto di vista sono stati pure migliori ( preferisco Il Piacere a Gli Indifferenti).

Egli è stato e a tutt’oggi ancora rappresenta un simbolo della cultura italiana. Come dicevo, l’esteta in assoluto, perché nel suo essere ha affrontato la vita così come ha affrontato la poesia, ed è stato capace di portare entrambe alle loro estreme conseguenze.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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