Che fine ha fatto Stephanie Ohrstrom?

di Simone Borri

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24 marzo 2019, Juventus Stadium, ovvero Allianz Arena di Torino. 39.000 spettatori per Juventus-Fiorentina, di cui più di 1.000 giunti da Firenze. Tutto normale? No, non è il campionato maschile, è quello femminile. Le due formazioni Women che hanno preso a rivaleggiare tra loro rilevando la pluridecennale accesa rivalità dei colleghi maschi fanno registrare un tutto esaurito che proprio i maschi spesso ormai stentano a fare. Di più, giocano alla grande. Non per nulla è lo scontro al vertice, che decide il campionato. Vincono le bianconere, decide un errore della Durante, il portiere di riserva promosso titolare da un mese a questa parte. Ma le viola escono a testa alta, come ci tiene a ribadire il mister Cincotta. Se alla fine sarà secondo posto (lo sarebbe stato anche con un pareggio, probabilmente), non avranno da rimproverarsi nulla.

Loro no. E il mister? Già, perché a sciupare quella che per altri versi è una festa assoluta del calcio femminile, e del calcio fiorentino in particolare, è proprio quell’errore. E se si vuole, la strana scelta che in qualche modo ne ha creato le condizioni. Alla partita decisiva di una stagione – e se si vuole di un intero ciclo – il mister viola sceglie di arrivare con due esclusioni clamorose, In panchina vanno Clelland (ma pare che il motivo sia da ascrivere esclusivamente alle condizioni fisiche della scozzese) e soprattutto Ohrstrom, la portierona. La capitana, la capobanda, la donna-spogliatoio, il piccolo grande carismatico monumento che difende la porta viola da quando la squadra viola ha cominciato a vincere.

E qui le cose si fanno più complicate. Da un paio di mesi a questa parte la Ohrstrom che va a sedersi in panchina è diventata una costante, senza che nessuno dalle stanze societarie si sia preso la briga di spiegare il perché. In campo va la Durante, che merita sostegno e simpatia, ma che – come dimostra proprio quell’errore, che ci dispiace definire marchiano, come purtroppo è inevitabile fare – forse non è ancora pronta. Almeno per le aspettative di una società e di una squadra che vogliono confermarsi vincenti.

No, quella palla ciccata a pochi minuti dalla fine di un match che forse la Fiorentina aveva addirittura vinto ai punti (la traversa juventina ancora vibra sul tiro della Guagni, e la palla che si stampa di rimbalzo sulla linea di porta le ragazze bianconere ancora se la risognano), quella palla – dicevamo – non ci sta. Si vince e si perde in undici, sbaglia solo chi va in campo e non chi sta fuori, d’accordo, e tutto il campionario dei luoghi comuni. Ma quella palla si prende e basta, anche giocando in non perfette condizioni fisiche (come dopo si saprà a proposito della Durante). E se non si è sicuri di prenderla, si va in campo con la Ohrstrom, a giocarsi la partita della vita con chi è sicuramente all’altezza di farlo.

Nel pre-partita, silenzio radio, nel dopo partita complimenti che stavolta suonano fin troppo di rito. Mister Cincotta stavolta non convince. Né al momento di dare la formazione né al momento di giustificarla. La sensazione è che, a monte di lui stesso, ormai prevalgano alcuni difetti della gestione del settore maschile, travasati per inevitabile osmosi in quello femminile.

Il primo difetto è allo stato delle cose una nostra sensazione, appunto. E’ arrivato il braccino, e Francesca Durante costa meno di Stephanie Ohrstrom. A meno che non sia successo altro, ma dall’atteggiamento british e come suo solito sportivo della svedese nel pre-partita ci sentiremmo di escluderlo, non ha parlato come una che coltiva motivi di risentimento verso la società. Da qui il secondo difetto. Il settore comunicazione del gruppo Della Valle, prima ancora che delle due controllate Fiorentina maschile e Fiorentina femminile, vale zero. L’abitudine – e staremmo per dire la buona educazione – di spiegare le scelte societarie non ha mai attecchito a Casette d’Ete, e da lì non si è mai distesa verso Firenze, zona Manfredo Fanti.

Sephanie Ohrstrom, verso l'addio a Firenze a fine stagione?

Sephanie Ohrstrom, verso l’addio a Firenze a fine stagione?

Peccato, perché per una breve stagione – quella di Sandro Mencucci presidente con carta bianca, per intenderci -, ci eravamo abituati ad una Fiorentina, ad una maglia viola finalmente vincente. Adesso, come quella di Darth Vader, sul viola femminile sembra che si stenda l’ombra di Cognigni, che con voce profonda e metallica dice: «Io sono il tuo ragioniere»

Ci sbagliamo? Continuiamo a pensarla come la buonanima di Giulio Andreotti. A pensar male si fa peccato, ma anche nel calcio ci si indovina sempre, o quasi.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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