C’é una casa sopra la cascata

di Barbara Chiarini

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Domanda per tutti gli appassionati di architettura del ventesimo secolo : dove si trova la costruzione più importante del Novecento? Qualcuno risponderà nella campagna francese ed è una cappella di cemento armato, e qualcun altro che è poco lontano, nel centro di Parigi: un grande scatolone di tubi, plastica e scale mobili. E non sarà invece in mezzo all’isola di Manhattan, un grattacielo scuro ed elegante, o lontano lontano, in un’isola della baia di Sydney? I più aggiornati indicheranno infine un museo dal balzano aspetto, a Bilbao. Secondo Paul Goldberger, critico del New York Times, l’architettura che riassume il ventesimo secolo non è né la chiesa di Ronchamp di Le Corbusier, né il centro Pompidou di Renzo Piano, né la torre Seagram di Mies e neppure l’Opera House di Jörn Utzon o il Guggenheim di Frank O. Gehry. Per vedere la costruzione del secolo dovrete prendere un aereo, sorvolare l’oceano, atterrare negli Stati Uniti e con un volo interno raggiungere Pittsburgh, in Pennsylvania. Noleggiare una macchina, una di quelle familiari americane coi riporti in simil legno, guidare a sud per un paio d’ore in mezzo agli Appalachi fino a dove il torrente di Bear Run forma una piccola cascata, quasi al confine con il West Virginia.

Ecco qua: c’è una casa sopra la cascata.

È qui che io vorrei vivere !!!!

Nutro una grande ammirazione per tutto ciò che ha progettato Frank Lloyd Wright, ma niente è paragonabile alla mia passione per la cosiddetta casa sulla cascata. Fra i miei sogni più grandi c’è quello di dormirci almeno per una notte, cullata dal rumore dell’acqua che scorre sotto il pavimento. È per questa ragione che ne ho fatto la casa dei miei sogni.

Ma siccome dietro a ogni nostro desiderio si nasconde un segreto che parla di noi stessi, mi sono analizzata domandandomi cosa ci trovi di così magico. Indubbiamente il fatto che sia immersa nella natura ha la sua importanza ma c’è anche dell’altro. Negli spigoli arrotondati dei suoi volumi essenziali, per esempio, c’è qualcosa che contraddice quel che essa dovrebbe sembrare. Quella casa è moderna e al tempo stesso non è.

Fallingwater190304-002Ma la cosa più straordinaria è che la contraddizione non pregiudica affatto la sua precaria armonia. Avete letto bene, ho scritto proprio «precaria». All’apparenza, quella casa è una costruzione impossibile. Spunta dagli alberi e se ne sta sospesa sull’acqua come niente fosse, come non avesse fondamenta. Quando i tecnici videro i disegni di Wright obiettarono che non si sarebbe mai retta. Non si può certo biasimarli, nessuno aveva mai visto niente di simile prima di allora. L’architetto andò su tutte le furie e si narra che fece avvolgere con bende i pareri dei tecnici affinché venissero seppelliti sotto la pietra angolare dell’edificio. Sembra che quei pareri siano ancora là, murati come mummie dentro una parete del soggiorno. Probabilmente ad affascinarmi tanto è proprio questa impossibilità.

The Fallingwater, la casa sulla cascata, fu commissionata nel 1936 a Frank Lloyd Wright da Edgar Kaufmann Senior, allora settantenne mercante e miliardario filantropo di Pittsburgh. Fu Edgar Kaufmann jr., allievo di Wright, a convincere il padre ad affidare al Maestro l’incarico di costruire sul terreno boscoso, attraversato da un torrente che in un certo punto forma una piccola cascata, una residenza per le vacanze della famiglia. Questa fu la destinazione tra il 1937 ed il 1963, anno in cui la casa è passata alla Tutela Occidentale dello Stato di Pennsylvania. Grazie a questo The Fallingwater è ad oggi l’unica abitazione progettata da Wright non rimaneggiata che conserva l’arredamento originale.

Bruno Zevi, titolare della memoria wrightiana in Italia, la descrive così: «Si libra sopra una cascata, tra le colline della Pennsylvania, incastrandosi alla formazione rocciosa. Apoteosi dell’orizzontalità, con gli sbalzi impressionanti del soggiorno e delle terrazze». E Kenneth Frampton, altro grande storico dell’architettura: «Il trattamento a sbalzo era stravagante fino a rasentare la follia, un agglomerato di piani miracolosamente sospesi nello spazio, posti in equilibrio a varie altezze».

La casa sulla cascata ha sbalordito per decenni osservatori, architetti e visitatori, sommando la bellezza dell’inserimento nell’ambiente naturale, all’ardimento e l’equilibrio dei suoi volumi. The Fallingwater appare come roccia fra le rocce, isola in mezzo all’acqua, come un albero in un bosco della Pennsylvania. In questa casa il grande architetto ha messo i suoi abitanti in relazione stretta con la gola della montagna, gli alberi, il fogliame e i fiori selvatici. All’interno la maestosità dell’ambiente naturale è ovunque accentuata e trasformata in parte integrante della vita quotidiana.

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Tutti gli elementi verticali della casa sono costruiti in pietra locale, con sporgenze o pietre leggermente in rilievo, per conferire alla superficie dei muri un aspetto più scultoreo. Tutti gli elementi orizzontali sono in calcestruzzo gettato in opera. I pavimenti sono ovunque rivestiti in pietra, così come le pareti. Le opere in falegnameria sono in noce marezzato, realizzate con grande finezza. Un camino aperto a semicerchio, collega la casa principale alla casa per gli ospiti situata più in alto sulla collina.

È il cemento armato che offre la possibilità di sospendere la casa sopra la cascata, di proiettarla all’esterno della roccia naturale, mantenendola a un tempo ancorata e galleggiante. L’evidente intenzione di Wright è quella di fondere l’edificio nell’insieme degli elementi naturali – l’acqua, le pietre, gli alberi – come se ne facesse integralmente parte.

In una conferenza alla Taliesin Fellowship (la comunità laboratorio per apprendisti architetti da lui fondata nel 1932), Wright disse di questa casa: «The Fallingwater è una grande benedizione fra quelle che si possono ricevere qui sulla terra. Penso che niente abbia mai eguagliato il coordinamento, l’espressione empatica del grande principio di serenità in cui foresta, torrente, roccia e tutti gli elementi della costruzione formano un’associazione così quieta che veramente, se vi mettete in ascolto, non percepite alcun rumore, nonostante vi sia la musica del torrente. Ma chi ascolta The Fallingwater lo fa così come si ascolta la quiete della campagna…».
The Fallingwater riassume perfettamente la visione di Wright, che credeva fermamente nel benessere personale, spirituale e fisico derivante dalla vicinanza con la natura. Oggi parliamo di architettura di esterni, di progettazione ambientale e usiamo termini sofisticati che, in realtà, si originano da quello stesso principio indicato cento anni fa da Wright: la progettazione architettonica deve rispettare la Terra e creare un’armonia tra l’uomo e la natura, in un perfetto equilibrio tra ambiente costruito e ambiente naturale.

Nel 1991 l’Istituto Americano degli Architetti l’ha eletta la più importante costruzione degli Stati Uniti. Da quando venne ceduta al Western Pennsylvania Conservancy nel 1963, Fallingwater è stata visitata da quasi tre milioni di persone.

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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