Brutta sconfitta ed Europa lontana

di Patrizia Iannicelli

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Nell’anticipo serale del ventottesimo turno del venerdì la Fiorentina affronta alla Sardegna Arena il Cagliari. I viola in completo bianco in onore dei Bianchi del quartiere di S. Spirito, fermi ai box per infortunio Lafont ed Edimilson, per squalifica Veretout. Si parte con il consueto modulo del 4-3-3, Terracciano tra i pali, Milenkovic, Pezzella (cap.), Ceccherini, Biraghi, Norgaard, Gerson Benassi, Chiesa, Muriel, Mirallas. Sul terreno di gioco imperversa un maestrale che in terra sarda è quasi una consuetudine.

Primo episodio incredibile al fischio d’inizio, come già successo con Lafont, incomprensione da retropassaggio tra il difensore Ceccherini e il portiere Terracciano e Joao Pedro manda in rete il pallone. Goal annullato per la regola che il pallone, prima di essere toccato dall’avversario deve uscire fuori dall’area.

Al tredicesimo gioco fermo e lungo applauso in onore di Davide Astori, dalla curva un grande striscione, anche per gli anni trascorsi nel capoluogo sardo. Si ricomincia ma senza sussulti da parte delle due squadre, in fase di studio, con qualche indecisione delle due difese.

La gara si anima al ventiseiesimo con un gran tiro di Cacciatore che Terracciano manda in fallo laterale, risponde la Fiorentina al trentaseiesimo con un tiro di Mirallas su cross di Biraghi, anche in questo caso il portiere Cragno salva il risultato. Due minuti di recupero e si va all’intervallo.

Nella ripresa il Cagliari, più determinato, si porta in area avversaria, un paio di occasioni vengono respinte dalla difesa viola. Al cinquantaduesimo cross dalla destra di Cacciatore e gol del vantaggio di Joao Pedro, difesa viola in crisi totale.

Su punizione raddoppia il Cagliari, un tiro di Cigarini da 45 metri, goal annullato in quanto punizione in seconda, il pallone doveva essere toccato da un altro del Cagliari. Gli ospiti continuano a subire le incursioni dei padroni di casa. Il primo cambio al cinquantottesimo, esce Mirallas per Simeone, non cambia l’assetto offensivo, bloccati nella propria area.

Al sessantasettesimo raddoppio del Cagliari, punizione dalla destra che arriva in area al capitano dei sardi Ceppitelli, colpo di testa e Terracciano battuto. Ssecondo cambio, esce Norgaard per Dabo. Sono sempre i padroni di casa che continuano a pressare, prima con un tiro di Barella respinto da Terracciano, poi Joao Pedro centra la traversa che salva i toscani dal tracollo definitivo. Molto nervosismo e animi accesi in campo tra i giocatori.

Nei minuti finali il solito Chiesa accorcia le distanze con un gol stupendo, dalla sinistra si porta in area e conclude con il piatto interno. I gigliati, nei minuti finali e nei quattro di recupero, provano la rimonta avvenuta in altre gare, ma il Cagliari resiste e ottiene i tre punti fondamentali in chiave salvezza.

Peggiore prestazione della stagione per la squadra di Pioli, senza idee, senza, gioco, ma soprattutto senza grinta e carattere che spesso avevano nascosto le carenze tecniche dei singoli. Ancora una prova senza appelli per il reparto difensivo, Milenkovic irriconoscibile, anche il centrocampo inesistente, Gerson continua a deludere, Norgaard anche se giustificato dalle sue poche presenze, non trova una sua collocazione in campo e non offre nessun apporto alla squadra. In attacco Simeone e Muriel trovano la serata negativa, Simeone spento ha pochi spunti, il colombiano soccombe come tutta la squadra, la prima gara sottotono in maglia viola.

Una buona prova dell’indomito Federico Chiesa, che recupera in tempi record dall’infortunio della scorsa settimana, l’ultimo a mollare e crederci fino alla fine. Ingabbiato dalla difesa dei cagliaritani che impediscono le sue giocate e i suoi scatti in velocità, realizza il suo dodicesimo gol stagionale che apre uno spiraglio per una possibile rimonta, l’unico lampo di luce in una serata da cancellare. Anche se il gioiellino viola, fresco di convocazione in Nazionale, spesso non può bastare per risolvere i problemi di una squadra mediocre che ha mostrato i suoi limiti.

Anche le dichiarazioni del mister sul suo futuro (inopportune per il momento), con le diverse interpretazioni del caso, hanno distolto l’attenzione sulla gara, indirizzando tutte le colpe verso l’allenatore. Scenari già vissuti negli anni precedenti, soliti fallimenti, nessuna certezza per il futuro. Una brutta e pesante sconfitta, la settima, che allontana le residue speranze di arrivare in Europa dal campionato. L’unico obiettivo che resta è la gara di ritorno a Bergamo, per salvare la stagione, ma con la vittoria finale. Ora arriva al momento giusto la sosta per gli impegni delle Nazionali, una pausa per riflettere sugli errori fatti, ma anche per affrontare con motivazioni, carattere, ed energie fisiche, le ultime dieci gare. I processi e le sentenze a tempo debito, la Fiorentina e i suoi tifosi meritano almeno rispetto.

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