Alessandro Volta, una vita per l’elettricità

di Barbara Chiarini

AlessandroVolta190320-001«L’apparecchio di cui vi parlo e che senza dubbio vi meraviglierà non è che l’insieme di un numero di buoni conduttori di differente specie, disposti in modo particolare, 30, 40, 60 pezzi o più di rame […] applicati ciascuno a un pezzo di […] zinco, e un numero uguale di strati d’acqua, o di qualche altro umore che sia migliore conduttore dell’acqua semplice, come l’acqua salata […]: di tali strati interposti a ogni coppia o combinazione di due metalli differenti, una tale serie alternata, e sempre nel medesimo ordine, di questi tre pezzi conduttori, ecco tutto ciò che costituisce il mio nuovo strumento».

Il 20 marzo del 1800 il fisico e chimico Alessandro Volta, ( 1745-1827) rende pubblica L’ invenzione della pila con una lettera inviata a Joseph Banks,  naturalista e botanico inglese a lungo presidente della Royal Society.

Alessandro Volta fu il grande scienziato che fece un’ invenzione fondamentale per la vita moderna: l’apparecchio era la pila, l’antenata delle moderne batterie, ovvero quella strana cosa che serve per far funzionare ogni tipo di dispositivo portatile! La pila è stata infatti il primo generatore in grado di produrre una corrente costante: un’ innovazione rivoluzionaria che ha reso famoso in tutta Europa il suo ideatore! Ancora oggi, in onore dello scienziato italiano, l’unità di misura della differenza di potenziale elettrico prende il nome di Volt e il fenomeno che consente il funzionamento delle pile si chiama effetto Volta.

Alessandro Volta realizzò e perfezionò l’invenzione tra il 1799 ed il 1800. Dalla sua biografia si evince che non fu una trovata improvvisa, ma l’ idea derivò da anni di studi e osservazioni, soprattutto sull’elettricità animale e sulle relative teorie di un altro italiano, Luigi Galvani.

Cercando di semplificare al massimo, Galvani sosteneva che gli animali fossero attraversati da un fluido elettrico e che questa elettricità intrinseca fosse prodotta dal cervello e poi portata dai nervi ai muscoli dove veniva immagazzinata. Galvani lo aveva dedotto durante alcuni esperimenti condotti sulle rane.
In pratica si era accorto che le zampe dell’ anfibio (poveretto!) si contraevano anche dopo la morte, dopo averle toccate con la punta di uno scalpello: da qui era arrivato a teorizzare l’ esistenza di una elettricità animale, tesi accolta con entusiasmo da tutto il mondo accademico…. eccetto uno! Alessandro Volta stesso non era affatto convinto che le cose stessero così e per lui quel fenomeno si spiegava solo per il fatto che venivano messi a contatto due metalli diversi. Ne nacque un’aspra diatriba che spaccò il mondo accademico in due fazioni, Galvaniani e Voltiani. Prevalsero le ragioni di quest’ ultimo anche se il tempo restituì dignità scientifica alla tesi di Galvani, oggi riconosciuto come lo scopritore dell’elettricità biologica.
Volta, dal canto suo , trasse dalla polemica maggior impulso a proseguire le sue ricerche: avendo usato per l’esperimento della rana metalli diversi tra loro, giunse ad un‘altra intuizione. Questa intuizione fu fondamentale per lo sviluppo della pila.

Da allora, Volta elaborò diversi esperimenti per produrre una batteria che fosse in grado di produrre una corrente elettrica costante. La versione definitiva era costituita da una colonna di dischi di zinco alternati a dischi di rame, con uno strato intermedio di cartone imbevuto di acqua salata (o resa acida). Collegando i due poli con un conduttore elettrico si realizzava un circuito in cui passava corrente continua.

Volta comunicò dunque la sua invenzione alla Royal Society di Londra con una lettera che gli diede grande fama. Tra i tanti riconoscimenti che ricevette negli anni successivi alla sua invenzione ce ne furono anche di politici, come la nomina a senatore del Regno d’Italia da parte di Napoleone nel 1809.

Pertanto anche noi in questo giorno in cui ricorre la scoperta della pila, ci associamo con piacere ai riconoscimenti rivolti in ogni tempo a questo geniale scienziato! In fondo, è anche grazie a lui se ora potete leggere questo articolo sul vostro smartphone, al quale state dando certamente un’ occhiata, seduti alla fermata dell’autobus , in attesa che arrivi proprio il vostro per recarvi al lavoro !

Barbara Chiarini

Barbara Chiarini è nata a Firenze, è laureata in Architettura, indirizzo storico, restauro e conservazione dei Beni architettonici. Tra le sue passioni, l’ arte, l’ architettura, la musica, la letteratura, il cinema ed il teatro.


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