Viola solito cuore, la Coppa verso Bergamo

di Simone Borri

L'urlo di Marco Benassi

L’urlo di Marco Benassi

E meno male che l’Atalanta era in un momento negativo, diceva qualcuno prima del match. Al Luna Park Artemio Franchi prosegue la settimana nerazzurra della Fiorentina, che contende ai bergamaschi una finale di Coppa Italia da cui manca da cinque anni, ed una possibile vittoria da cui manca da 18 (era Cecchi Gori).

L’Atalanta è data in calo di condizione, mentre i viola vengono da risultati pirotecnici, anche se spesso ottenuti in rimonta, per reazione più di carattere che di gioco dopo essere stati messi con le spalle al muro. L’obbiettivo sarebbe ghiotto per entrambe, la prima edizione della Coppa nazionale senza la Juventus da non sappiamo più quanti anni. Bisogna provarci, anche perché vincere costerebbe assai poco alle casse aziendali, e perfino il presidente ragionier Cognigni potrebbe permettersi una serata di gioia, o almeno di spensieratezza.

Ma questa Fiorentina pare costruita un po’ come gli Harlem Globe Trotters del basket. Porta in giro numeri di alta classe, gol e a tratti anche spettacolo, ma il risultato finale delle partite e soprattutto la vittoria finale di qualcosa non le interessano, non rientrano nella sua mission, nei suoi scopi. Che problema c’é? dice qualcuno. Basta il cuore, aggiunge qualcun altro, senza accorgersi che per quello sarebbe sufficiente la Nazionale Cantanti. Qui si fa sul serio, non si fa beneficienza. Qui si fa la storia, e in alternativa non si muore (ci mancherebbe altro, la squadra e la città tra l’altro hanno già dato, purtroppo, e non manca occasione per ricordarsene) ma si rischia piuttosto di sparire dagli albi d’oro, come il Vado Ligure.

Compito difficile dunque per una squadra che si affida soprattutto alle sue preziose individualità in attacco, al cospetto di un’Atalanta che pare più completa, compatta in tutti i reparti. A cominciare dalla difesa. Quella fiorentina invece (poco coadiuvata peraltro anche dal centrocampo) rende sempre qualcosa agli avversari. Pioli pare che se la senta, perché tra i convocati c’é German Pezzella al rientro in gruppo anticipato. Non può andare in campo, ma si siede in panchina come totem scaramantico, nella speranza che infonda carattere e fiducia ai compagni di reparto.

Va male, malissimo. Al 18’ i giochi sono già compromessi, se non chiusi. Iosip Ilicic è stato un oggetto non misterioso ma difficilmente classificabile anche con il metodo Linneo per tutti e quattro gli anni che ha trascorso qui. A ripensare ai suoi trascorsi viola, lo paragoneremmo come specie al bradipo, se non temessimo di incorrere in querele da parte dell’Associazione dei Bradipi per commento diffamatorio. I tifosi in particolare ricordano proprio una partita di Coppa Italia, quella finale maledetta contro il Napoli all’Olimpico di Roma, in cui lo sloveno a tre minuti dalla fine ebbe sul piede (ahimé, quello destro) la palla di un 2-2 di quelli che puntualmente anche nostra nonna dichiara di poter segnare. Lui se lo bevve clamorosamente, graziando un Napoli ridotto in dieci e ormai sulle ginocchia che ai supplementari se la sarebbe vista veramente brutta.

Il giocatore, passato in maglia nerazzurra orobica, è adesso irriconoscibile. Nel senso che è addirittura inmarcabile per i difensori viola attuali. Se ne va via in contropiede con una velocità ed una micidialità da fare invidia a quelle di Federico Chiesa, e quando arriva a fare l’assist per il Papu Gomez e per Pasalic è addirittura letale. Per la seconda volta Ilicic affossa i sogni di Coppa della sua ex squadra (stavolta almeno è dalla parte giusta per farlo), ma la colpa non è sua e nemmeno di chi lo doveva marcare, al secolo Vitor Hugo. La colpa è di chi in diciassette anni non è stato capace di portare a Firenze un terzino degno di questo nome.

La Fiorentina ha un cuore grande, dicono, e lo dimostra anche nella notte di Coppa dove tutto pare andare per il verso contrario. Prima della partita affidandosi a San Davide, in campo affidandosi a San Federico che fa meglio di Ilicic. Stessa corsa per mezzo campo, ma alla fine conclusione in proprio e Berisha uccellato come poco prima Lafont. Questo Chiesa sarà un bel tormentone del prossimo calciomercato, ma anche Benassi non scherza, quando è in serata. La sua semirovesciata e soprattutto l’urlo che ne segue ricordano tanto il Marco Tardelli del Bernabeu.

Questa è la Fiorentina. Non chiedetele di programmare e soprattutto di gestire vittorie. Ma lo spettacolo – almeno per i tempi che corrono – è assicurato. Nella ripresa Pioli corregge l’assetto troppo difensivo (che oltretutto aveva prodotto lacune difensive spaventose) e con il Cholito in campo presenta un tridente totale, da calcio olandese d’altri tempi. Non gli va benissimo, perché De Roon, che olandese lo è davvero, tira una mina da fuori aria che piegherebbe anche le mani a Lafont, se ci arrivasse. Ma gli va bene dopo, perché il duetto SimeoneMuriel che al 79’ vale il 3-3 è una azione da cineteca, di quelle che nobilitano le scelte di qualsiasi allenatore.

Iosip Ilicic, ex viola completamente trasformato

Iosip Ilicic, ex viola completamente trasformato

C’é tempo per soffrire ancora, con De Roon e Hateboer che fanno di questa Atalanta una piccola Olanda e fanno addirittura sembrare Gasperini un piccolo Rinus Michels. C’é tempo soprattutto per realizzare che la finale di Coppa Italia ha preso la strada di Bergamo, e che tra due mesi lassù sarà durissima, a prescindere da qualsiasi condizione con cui le due squadre ci arriveranno. Il pronostico è adesso per l’Atalanta, che potrebbe così vendicare un 1996 che invece appare ai tifosi viola sempre più tristemente lontano nel tempo.

La sensazione di fondo è che anche quest’anno si vincerà l’anno prossimo. La Viola Globe Trotters intanto continuerà a portare in giro i propri numeri, segnando e prendendo più gol lei da sola del resto della serie A messa insieme. Ma va bene così. L’importante, diceva De Coubertin, è partecipare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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