Uno spettro si aggira per l’Europa

di Simone Borri

Berlino, statua di Marx ed Engels, Marx Engels Forum, Alexanderplatz

Berlino,statua di Marx ed Engels in Marx Engels Forum in Alexanderplatz

Il 21 febbraio 1848 viene pubblicato a Londra in lingua tedesca Das Manifest der Kommunistischen Partei, il Manifesto del Partito Comunista. Lo spettro che secondo i suoi autori, due esuli tedeschi a nome Karl Marx e Friedrich Engels, in quel momento stava togliendo il sonno alle teste coronate, ai nobili ed ai borghesi del continente.

L'edizione originale londinese di Das Manifest

L’edizione originale londinese di Das Manifest

In realtà, in quell’anno sono in molti ad aver perso il sonno, ma piuttosto a causa delle rivoluzioni liberali e nazionali che travolgono definitivamente l’assetto europeo e la Restaurazione stabiliti trent’anni prima dal Congresso di Vienna. Malgrado le aspettative degli autori, il pamphlet in quel momento si rivolge soltanto ad una minoranza ideologica di radicali che nessuno ascolta, la Lega dei Comunisti, una delle tante derivazioni estremiste del socialismo europeo che non si contenta più di essere utopico.
Nel 1848 Marx ed Engels sono dei precursori, e nessuno può immaginare che fortuna avranno un giorno – ben dopo la loro scomparsa – la loro analisi storiografica e le loro predizioni sociali futuribili condotte secondo il metodo del materialismo storico. Il loro socialismo è il primo a meritarsi l’appellativo di scientifico.
Nel pieno del romanticismo nazionalista che dà il via ai Risorgimenti di mezza Europa la loro idea di una Comune sovranazionale, di un socialismo connotato come antinazionale, è destinata ad essere bollata ancora e più che mai come utopistica, oltre che pericolosamente sovversiva (nell’anno delle rivoluzioni, lo stesso liberalismo è guardato ancora con sospetto e provoca reazioni insospettabili, con il caso clamoroso ma esemplificativo del secondo Bonaparte, Napoleone III, che nasce rivoluzionario e dopo poco si proclama imperatore con il sostegno dei conservatori).

Karl Marx e Friedrich Engels

Karl Marx e Friedrich Engels

Nella seconda metà dell’Ottocento, invece, le classi lavoratrici del continente (e non solo, anche del Nuovo Mondo) cominciano a reclamare sempre meno timidamente i loro diritti, così come li hanno appresi leggendo il Manifesto via via che viene tradotto nelle varie lingue. Oppure – per chi ce la fa a leggerla – la monumentale opera di Karl Marx Das Kapital, il Capitale, che diventerà la Bibbia del più grande movimento a base ideologica dell’età moderna. Da sottolineare come, scontando una già allora cronica posizione di retroguardia e di arretratezza culturale del nostro paese, in Italia una traduzione completa del Manifesto di Marx ed Engels arriverà soltanto nel 1892. Lo stesso anno di fondazione del Partito Socialista Italiano, che grazie anche a quell’opera si troverà non a caso fin da subito alle prese con la sua corrente massimalista, quella che nel 1921 a Livorno da una sua costola darà vita al Partito Comunista d’Italia.
La Prima Internazionale Socialista è del 1864. Quando verrà istituita la Terza, nel 1919, il mondo rispetto ai tempi di Marx ed Engels sarà cambiato in modo irriconoscibile, e molto grazie a quel libello stampato in semiclandestinità nella capitale inglese più di settant’anni prima. Per dirla con lo stesso Marx, le guerre imperialiste, culminate in quella appena conclusasi e chiamata Grande Guerra perché finalmente è riuscita a coinvolgere tutto il pianeta, hanno avuto come conseguenza l’esplosione della più grande contraddizione del sistema capitalistico borghese. Anche se la rivoluzione proletaria non è scoppiata nei paesi industrialmente più avanzati come aveva predetto l’analisi marxiana, ma piuttosto in quello più arretrato: la Russia zarista. Non è stata la sovrapproduzione dei beni a far saltare il banco, ma piuttosto la fame.

Il Quarto Stato, Milano, Museo del Novecento, Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il Quarto Stato, Milano, Museo del Novecento, Giuseppe Pellizza da Volpedo

Il più grande errore di valutazione di Marx ed Engels tuttavia sarà in ultima analisi la fortuna postuma della loro dottrina. La possibilità di esportare il loro modello di rivoluzione sociale, con il Quarto Stato reso finalmente protagonista dalla Rivoluzione Russa così come il Terzo lo era stato da quella Francese, porrà in capo a quella Unione Sovietica che attraverso Lenin e i Bolscevichi si rifà esplicitamente alle dottrine dei due pensatori tedeschi la leadership mondiale di quello che diventerà veramente uno spettro che si aggirerà per tutto il ventesimo secolo, in ogni angolo di mondo: il Comunismo, sogno di riscatto per tutti i proletari, veri o presunti, del pianeta. Dittatura di un proletariato che finirà per diventare il più spietato e sanguinario dei padroni.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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