Indagine su un commissario di polizia (e sul suo autore)

di Simone Borri

ZingarettiMontalbano190219-001
Devo fare una confessione. Per oltre 20 anni sono stato un fan di Andrea Camilleri, ho tutti i suoi libri, comprati regolarmente al massimo entro 24 ore dalla loro uscita. Oltre alla serie di Montalbano, ho apprezzato – e in certi casi ho nel cuore – capolavori come la Concessione del telefono, la Bolla di componenda, il Birraio di Preston, affreschi tragicomici di una Sicilia e di un’Italia d’altri tempi (o forse ancora attuali?). Quanto al suo personaggio principale (al quale Luca Zingaretti ha prestato il volto e l’interpretazione egregiamente, fin quasi a identificarvisi), era impossibile non affezionarsi a lui, anche se faceva e fa tutt’ora sorridere questa raffigurazione di una Sicilia in cui la Mafia quasi non esiste, appare di sfuggita come un fenomeno marginale. Ma la cosiddetta cifra stilistica dello scrittore non si discute, ‘nzamà!. Quando sarà, il più tardi possibile spero, Camilleri andrà ad aggiungersi al corridoio vasariano dei grandi autori siciliani, e italiani.
Eppure, ultimamente qualcosa mi si è rotto dentro, nei suoi confronti e di quelli della sua creatura prediletta. Si sono un po’ troppo politicizzati, per i miei gusti. Un po’ troppo buttati – come dire – a sinistra. Gli ultimi episodi delle indagini del Commissario sembrano quasi un spot a favore di un certo partito e di una certa presa di posizione a proposito della questione dei migranti, e non solo. Sembrano scritti da Leoluca Orlando, più che da Andrea Camilleri. Quanto agli Zingaretti, confesso che ultimamente faccio fatica a distinguere tra Luca e Nicola, tra il Commissario ed il candidato segretario di quel certo partito.
E allora, mi dispiace, ma non mi appassiono più. Non mi sforzo più di credere alla Sicilia con poca o nessuna criminalità organizzata, all’Italia dove tutti sono fondamentalmente buoni e vanno capiti prima che arrestati, anche i ladri e gli assassini. Mi diverto ancora – se proprio devo dire – a decifrare il dialetto siciliano, scoprendomi sempre più addentro alla sua musicalità ed espressività. La cucina di Enzo e di Adelina mi mettono sempre l’acquolina in bocca, che dico, una fame da lupi.
Ma finisce lì. La magia non c’é più. Sono invecchiato assieme a tanti autori scoperti da ragazzo. Con Camilleri no. E’ finita ad un certo punto, non so bene il momento esatto. Ma una mattina mi sono svegliato, e ho realizzato che lui ed io non avevamo più niente da dirci.
Triste, come tutte le storie che finiscono.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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