Come una riunione di condominio

di Simone Borri

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UDINE – Certo che dopo un 7 a 1 alla Roma, un 1 a 1 con l’Udinese – con rispetto parlando – ha lo stesso sex appeal di una riunione di condominio la sera che in TV danno la Champion’s. Te lo ritrovi per le mani come un cappello in chiesa, e non sai dove metterlo. Il cronista farebbe volentieri passo, in attesa di un sicuramente più promettente (e più facile da commentare) Fiorentina – Napoli. E invece, è proprio qui, alla Dacia Arena di Udine che si può guardare la Fiorentina negli occhi. Guardarla nel profondo dell’anima, aspettando che sia lei, una volta di più, ad abbassare lo sguardo. Colta sul fatto dei suoi soliti difetti.

A questa Arena che si chiama Dacia, e che una volta si chiamava più orgogliosamente Stadio Friuli, le soddisfazioni per la squadra viola sono sempre arrivate con il contagocce. Si ricorda un 3-2 firmato Batistuta, l’indimenticato puntero di cui ricorre in questi giorni il cinquantesimo genetliaco e a cui rinnoviamo gli auguri e i ringraziamenti per tutto quanto. Dopodiché, generalmente, solo amarezze o risultati risicati e stentati.

Stavolta, una irriconoscibile Udinese pare dibattersi nel probabile culmine della crisi epocale che investe la gestione Pozzo. Sono finiti i tempi degli affari strabilianti (giocatori da zero a cento in una sola stagione), dell’implacabile bestia nera viola Totò Di Natale. E Muriel è dalla nostra parte adesso. Il mister Nicola in settimana si dev’essere preoccupato assai per quello che ha visto in Coppa Italia. La Fiorentina che travolge la Roma e che davanti scatena quei due tagliaerba senza pietà, il giovane Chiesa ed il mini-fenomeno Muriel, gli dev’essere sembrata insormontabile come un turno di Europa League.

Ecco allora i bianconeri friulani tutti indietro. Ecco dunque la Fiorentina ritornare sul pianeta Terra, alle prese con la situazione tattica che di solito impone lei alle avversarie. Difesa e contropiede stavolta sono privilegio dei padroni di casa, che aspettano gli esiti di un giro palla laborioso e senza sbocchi a cui sono costretti gli uomini di Pioli, i quali a loro volta confermano di non avere nelle proprie corde la predisposizione a fare la partita.

In quel pantano che è il primo tempo, perfino i gioielli Chiesa e Muriel vengono ridimensionati dalla mancanza di spazi e dalle marcature asfissianti. Federico ne ha sempre due addosso, ma ciò non significa mai avere anche a disposizione nei paraggi quel compagno libero per lo scarico che la matematica darebbe come risultato. Ma il calcio non è matematica. E del resto, non è giornata da pallottoliere come mercoledi scorso. E’ giornata da lavoro sporco, oscuro e pericoloso.

Il tempo si chiude con una Fiorentina che vince ai punti in quanto a iniziativa. Ma con una Udinese che mette a referto più occasioni da rete. Oggi sono i friulani, come detto, ad attuare gli schemi di Pioli.

Il quale Pioli non ha schemi alternativi, o forse è meglio dire che non ha giocatori alternativi a questi. La Fiorentina, l’abbiamo detto tante volte, è una provinciale di lusso medio-alto. Quando deve giocare da grande, soprattutto in trasferta, va a finire che è già tanto se non le busca.

Tocca a Veretout la boiata di giornata dopo dieci minuti di ripresa. Sulla palla persa dal francese, l’altro francese Lafont compie il suo dovere su Pussetto che si è involato in contropiede, ma nulla può sulla ribattuta in rete di Stryger Larsen. Tutto come da manuale del calcio. Chi osa, e non ha le risorse per farlo, perde.

A quel punto, Pioli ha già sostituito l’evanescente Mirallas con Simeone, confidando che la sua voglia di riscatto possa mischiare le carte. Dopo lo svantaggio sostituisce anche l’evanescente Gerson con l’evanescente virtuale Pjaca, confidando che la decisione della Juventus di lasciarcelo ancora sul groppone serva a qualcosa. Ma il pareggio che gli salva la giornata arriva da una pallonata da fuori area di Edimilson Fernandes.

I due goleador, Stryger Larsen ed Edimilson Fernandes

I due goleador, Stryger Larsen ed Edimilson Fernandes

Due gol, due corpi tutto sommato estranei in una partita che poteva finire anche zero a zero e nessuno se ne sarebbe sorpreso. Semmai rammaricato, perché è comunque un pareggio che non serve a nessuno. Né all’Udinese per tirarsi fuori dalle sabbie mobili della bassa classifica, né alla Fiorentina per ridare credito a quelle voci societarie che la vorrebbero ancora interessata alla classifica più alta.

Nel finale, i viola sembrano finalmente cercare la vittoria, con due incornate di Chiesa e di Ceccherini, entrato al posto di uno spaesato Laurini. Ma è troppo tardi, e il manuale del calcio prevede, esige che queste siano partite senza esito, oltre che senza appeal.

Nesusno ha meritato, nessuno vince. Consapevoli di avervi interessato come alla lettura di un verbale di assemblea di condominio, vi diamo appuntamento a Fiorentina – Napoli. Dove dovremmo essere noi a tornare a fare l’Udinese, e tutto tornare al suo posto.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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