A denti stretti

di Simone Borri

ACF Fiorentina v SSC Napoli - Serie A

FIRENZE – Essere o non essere. Ebbene sì, se per una precedente partita finita 0-0 avevamo scomodato i grandi teorici del calcio di una volta (i sostenitori della partita perfetta, senza gol perché senza errori), stavolta evochiamo addirittura il Maestro, William Shakespeare. Paragonare Fiorentina – Napoli all’Amleto farà giustamente storcere la bocca a qualcuno, ma il celebre monologo vale a spiegare molte cose in cielo e in terra di una partita altrimenti difficile da commentare.

Essere o non essere. Se sia meglio il Napoli, come dice il suo allenatore a fine partita, e le tante occasioni avute sventate da imprecisione azzurra o dalle parate del portiere viola, in serata di grande spolvero. Oppure la Fiorentina, tecnicamente inferiore alla seconda in classifica, ma capace di fare per lunghi tratti partita uguale con essa. Tanto da poter alla fine recriminare anche lei sulle sue occasioni, inferiori di numero a quelle degli ospiti, ma chiare e nette. In fondo, sai com’è, basta che ne vada dentro una….

Ancelotti alla fine recrimina sulla malasorte e sull’arbitro, pensando forse alla Juventus che con ogni probabilità si riallontanerà in classifica vanificando il buon momento della sua squadra. Gran calciatore che è stato, non gli viene in mente che questo è il calcio, o forse lo sa bene. La Fiorentina non vale il Napoli come cifra tecnica complessiva, ma ci sono domeniche in cui la tecnica non basta, ci vuole anche il cuore, e per il secondo anno consecutivo i viola ne hanno avuto più degli azzurri. Quanto all’arbitraggio, non è piaciuto neanche ai fiorentini. Delle due l’una, quando un arbitro scontenta tutti: o ha arbitrato bene, o talmente male da risultare comunque imparziale e ininfluente suo malgrado.

L’anno scorso il Napoli lasciò al Franchi le penne e lo scudetto. Fu il gran giorno di Giovanni Simeone, mai così in auge da quando è a Firenze. Un anno dopo, il Cholito se la vede dalla panchina, sic transit gloria mundi. Entra alla fine, al posto dell’infortunato Mirallas che aveva a sua volta rilevato un Gerson più presente del solito, ma stremato dal ritmo elevato del match.

Pioli è consapevole di non poter giocare, tatticamente parlando, a viso aperto e sfrontato contro questo Napoli, tanto più con le assenze di partenza. Quindi Dabo e Hancko dal primo minuto, difesa rocciosa e ripartenza affidata al duo avanzato delle meraviglie, dei quali si mette in luce soprattutto Chiesa. Il solito Chiesa, viene da dire ormai. Il Chiesa oggetto del desiderio di tanti, compreso il Napoli dove ormai Callejon sembra meno travolgente di una volta.

La Fiorentina e il Napoli vorrebbero concedersi reciprocamente pochi spazi, eppure le occasioni da rete fioccano da una parte e dall’altra. Segno che la partita è tutt’altro che perfetta, come avrebbero detto gli Antichi. Oppure che è una partita divertente, anche per i chiari di luna attuali. Del resto, è sempre assai difficile che queste due squadre, quando si incontrano, annoino.

Calcio d’altri tempi? Forse sì. Tempi antichissimi, ad un certo punto, perché c’è addirittura lo zoppo che deve restare in campo, messo all’ala da un allenatore che non ha più cambi. Pezzella scuote la testa dolorante, ma Pioli lo rispedisce in campo a far numero, a giocare di punta (centravanti nella fattispecie) se e quanto gli riesce, l’argentino stringe i denti e si merita gli applausi dello stadio. Dall’altra parte, Milik subentrato a Maertens riesce a fare quasi peggio del belga, ed Insigne è uscito anzi tempo, non essendo riuscito a confermarsi per questa volta bestia nera dei viola.

E dunque? Essere o non essere? Meritava qualcosa di più il Napoli, come dice Ancelotti? Forse sì, ma a quel punto non era giusto che lo avesse. Meritava di perdere la Fiorentina? Nossignore, non varrà quanto simili più accreditate avversarie, ma Pioli una qualche quadra la deve aver trovata perché la Fiorentina di questo inizio 2019 non si fa mettere sotto da nessuno.

Il cuore e la grinta, a questo gioco, fanno tanto. Alla fine, Corvino, Cognigni & c. dovranno ringraziare questo allenatore che bene o male il sangue dalle rape messegli (di malagrazia) a disposizione l’ha cavato fuori, per il secondo anno consecutivo.

Notazione a margine, che esula dalla partita del giorno. Piuttosto che creare e crearci difficoltà inutili con la Federazione con richieste poi difficili da vedersi accolte (anche se giustificate dal cuore, per carità), giochiamo quando dobbiamo giocare, e semmai intitoliamo a Davide Astori il centro sportivo, oppure il nuovo stadio, se e quando sarà fatto. Perugia lo fece con Renato Curi, in circostanze drammaticamente analoghe. Sarebbe cosa buona e giusta. E varrebbe molto di più di una data nel calendario, un calendario ormai troppo affollato di eventi.

Rendiamoci per una volta simpatici, e portiamo a casa questa Coppa Italia. Anche Davide sarebbe più contento così.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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