La rivolta

di Simone Borri

Stefania Prestigiacomo, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi durante il blitz sulla Sea Watch

Stefania Prestigiacomo, Nicola Fratoianni e Riccardo Magi durante il blitz sulla Sea Watch

Ci risiamo, Sea Watch. Neanche quindici giorni dopo la soluzione della crisi maltese con intervento della Tavola Valdese, ecco di nuovo il brigantino più celebre del Mar Mediterraneo affacciarsi nelle nostre acque territoriali e prendere a spallate – o almeno provarci – il diritto internazionale, quello marittimo e la politica italiana, chiedendo di scaricare sulla nostra costa un nuovo carico di migranti, altri 47 per la precisione.
E’ chiaro che ormai si tratta di una provocazione politica bella e buona, assecondata se non favorita da un balletto para-istituzionale che si consuma a vari livelli. Il primo, quello europeo, vede la Germania e l’Olanda disinteressarsi apertamente della sorte – e delle responsabilità – di una nave che fino a prova contraria appartiene ad una ONG tedesca e batte bandiera olandese. La soluzione proposta da Di Battista non è praticabile: «facciamoli sbarcare e carichiamoli sul primo aereo per Amsterdam o Berlino». Nossignore, da lassù hanno già fatto sapere che dell’umanità e dell’accoglienza se ne occupano gli italiani. Per il resto, se la veda il comandante della nave come meglio crede.
Il secondo livello, dai contorni una volta di più farseschi – ma a parer nostro per il motivo diametralmente opposto a quello declamato dal prode Baglioni che nel frattempo si appresta a salire sul palco dell’Ariston con le tasche piene dei soldi dei contibuenti che ha oltraggiato senza ritegno -, è tutto nostrano. Alle legittime disposizioni dell’autorità governativa competente, che con buona pace del Tribunale dei Ministri è il Ministero dell’Interno, reagisce una opposizione ormai fuori controllo democratico, mettendosi apertamente fuorilegge. Con la connivenza o almeno l’indifferenza di prefetture e procure competenti.
L’opposizione lancia la staffetta democratica con il blitz dei parlamentari Fratoianni, Prestigiacomo e Magi. Un’impresa degna della Decima Mas, con il trio che si appropria di un gommone e si dirige verso la Sea Watch fino a imbarcarvisi, in barba alle disposizioni delle autorità di pubblica sicurezza, che avevano disposto blocco navale e cordone sanitario.

Orfini e Martina durante la conferenza stampa dopo la prodezza

Orfini e Martina durante la conferenza stampa dopo la prodezza

Dopo la salgariana impresa del trio (al quale viene vivaddio notificata l’iscrizione nel registro degli indagati, anche se resta il giallo da parte di chi, dacché le procure di zona non smentiscono né confermano), ecco che si muove il PD, con due pezzi – si fa per dire – da novanta. Martina e Orfini salgono sul palco, pardon, sul ponte e proclamano che a bordo c’é una emergenza umanitaria e sanitaria, che ci sono minorenni e donne in condizioni critiche. Non possono tirare avanti la storia del maltempo – che secondo il comandante della nave gli avrebbe impedito di far rotta sulle più vicine Tunisia o Malta dopo una odissea degna dell’Avventura del Poseidon –, perché le foto li ritraggono in una giornata di splendido sole mediterraneo. Non possono nemmeno tirare avanti la storia dei minorenni (guarda caso tutti diciassettenni meno pochi giorni….), perché l’accertamento effettuato dalle autorità competenti rileva di fatto una quantità di documenti che definire approssimativi è dire poco.
Martina e Orfini minacciano denunce nei confronti di Salvini, salvo scendere a terra e vedersi anche loro sventolare sotto il naso il registro degli indagati. Pantomima con la prefettura: «Ci ha autorizzati», declama il duo piddino. «Niente affatto, replica il prefetto, li abbiamo avvisati che salivano sulla nave a loro rischio e pericolo, anche legale». Fermarli semplicemente, con i mezzi che giustappunto la legge mette a disposizione in questo caso, era troppo, signor prefetto?
Ricordiamo che l’immunità parlamentare non si estende fino a coprire i reati penali, tanto più quelli commessi in flagranza, nel caso specifico potremmo dire in eurovisione. Se non è reato penale interferire con una operazione di pubblica sicurezza ai confini del nostro stato, vorremmo tanto sapere cosa lo è. A meno che la Dottrina Draghi sulla sovranità limitata non si estenda dall’ambito economico anche a quello dell’ordine pubblico e della sicurezza nazionale, e Fratoianni & c. abbiano agito con il consenso e il mandato dell’Unione Europea? In fondo, il precedente governo con le marchette alle ONG ci pagava una parte del debito…..
Mentre la situazione si intriga ulteriormente (questa volta chi si farà avanti, La Chiesa del Settimo Giorno, i Mormoni dello Utah?), si sviluppa in parallelo l’altra farsa, il rinvio a giudizio di Salvini per la vicenda Diciotti. Altra provocazione politica, montata sul nulla giuridico. L’aggravante in questo caso è che ad essa si è prestata una parte della magistratura. In attesa di vedere le forze che governano democraticamente questo paese prendere coscienza – se già non l’hanno presa – che una riforma della giustizia a questo punto ha priorità assoluta su tutto, assistiamo ad un altro balletto dietro le quinte, dentro e fuori della compagine governativa.

Maurizio Martina si ripara dal sole sul molo di Siracusa

Maurizio Martina si ripara dal sole sul molo di Siracusa

Il PD con i suoi fiancheggiatori Vip (stavolta viene mandato avanti Gino Strada, in luogo del fin troppo sfruttato ed esausto Massimo Cacciari, mentre Baglioni è già al cerone di Sanremo e Fabio Fazio è a rodersi il fegato perché anche questa volta a lui al Festival l’hanno schifato) grida al processo! con piglio giacobino, anche se poi Robespierre ha la faccia di Martina ed allora cadono francamente le braccia. Tace l’opposizione berlusconiana, nella quale qualcuno che ha ancora qualche neurone in testa (non più il Cavaliere, al quale evidentemente il botox ormai ha soffocato le residue cellule cerebrali) si sta forse rendendo conto di stare combinando un bel casino, che poi sarà difficile giustificare agli elettori rimasti.
Più incerta la posizione dei Cinque Stelle, tra i quali la voglia di far saltare il banco covata dalla frangia ribellista che fa capo ai vari Fico sembra – a giudicare da certi discorsi trapelati – sul punto di prendere il sopravvento. Anche se poi vorremmo vedere i Di Maio, i Di Battista, lo stesso Conte giocarsi la sopravvivenza di un governo che ha tutte le briscole in mano giusto per dare fiato ai nostalgici del tanto peggio tanto meglio ereditati dall’extraparlamentarismo di sinistra e dall’ambientalismo modello Mulino Bianco e Mucca Carolina.
Più facile che si tratti di una forma di pressione interna alla compagine governativa: tu ci dai via libera per bloccare la TAV e le trivelle, noi neghiamo l’autorizzazione a processarti in parlamento. Do ut des, normale dialettica intergovernativa, Montecitorio e Palazzo Madama hanno già visto questo ed altro.
Nel frattempo, sulla Sea Watch si sta per otturare il terzo ed ultimo bagno. Se non è una emergenza questa……

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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