Tornando a casa

di Simone Borri

Vitor Hugo, eroe negativo di giornata

Vitor Hugo, eroe negativo di giornata

FIRENZE – Chi di opportunismo ferisce….. la Fiorentina reduce dal colpaccio di San Siro, dove aveva sfilato i tre punti ad un Milan non trascendentale ma che aveva messo insieme sei occasioni da rete contro l’unica dei viola messa a segno da Chiesa, prova a ripetersi in casa contro il Parma invertendo le parti. Stavolta è la squadra di Pioli che cerca di giocare da grande, imponendosi e mettendo gli emiliani in difesa per buona parte del match.

La squadra di D’Aversa è una di quelle brevettate a suo tempo dal Padova di Rocco, tutti dietro a fare catenaccio, palla o gamba e meglio se palla (ma non sempre….), contropiede micidiale se e quando capita. Stavolta è il Parma a sfruttare l’unica occasione, in mezzo alle numerose viola, anche se nessuna veramente nitida se si eccettua un tiro a girare di Federico Chiesa – manco a dirlo – che esce veramente di poco e che – manco a ridirlo – assomiglia tanto a quei tiri che il babbo scoccava con entrambe le maglie oggi in campo.

Il Parma sbanca il Franchi così come la Fiorentina aveva sbancato il Meazza, anche se stavolta più che la bravura del portiere avversario (quel Lafont oggi praticamente inoperoso) il risultato è da imputare all’inesistenza dell’attacco dei padroni di casa. E, se si vuole (a parere di chi scrive: si deve), alla non trascendentalità degli altri reparti, difesa e centrocampo. Il contropiede che costa alla Fiorentina la fine della striscia positiva è avviato dal Parma senza grosse pretese, frutto di un retropassaggio che il mal consigliato Edimilson effettua a beneficio sa solo lui di chi. Il resto ce lo mette Vitor Hugo, esponente di quella difesa che tutti definiscono sempre il punto di forza di questa squadra, ma che almeno una boiata a partita la commette sempre. E non sempre poi c’é San Federico in giornata giusta per rimediare.

Vitor Hugo si ricorda del suo omonimo che scrisse il capolavoro I miserabili, e si lascia bere in maniera miserrima da Inglese, che poi fulmina in modo egregio l’incolpevole Lafont, manda al riposo i suoi in vantaggio insperato, e consegna loro una ripresa di puro controllo, reso più agevole dalla sprecisione e dall’inconsistenza degli avanti avversari.

La Fiorentina incontra subito i propri grossi limiti non appena deve fare la partita, lasciando ad altri il suo consueto e più fruttuoso atteggiamento: tutti dietro, palla lunga e pedalare. Il Parma lo sa fare meglio e, Inglese o no, qualcuno che parla almeno la lingua del gol ce l’ha. I viola no, sono Chiesa-dipendenti, troppo confidenti sugli episodi. Che questa volta, secondo i fischi dell’arbitro Fabbri, non sono favorevoli.

L'arbitro Fabbri al Var: non cambierà la sua decisione

L’arbitro Fabbri al Var: non cambierà la sua decisione

L’espulsione di Vitor Hugo, che completa la sua prestazione veramente miserabile, ci può stare, è fallo da ultimo uomo, e sull’intervento scomposto su Biabiany pesa il senso di colpa del brasiliano per quello mancato nel primo tempo su Inglese. Il fallo di mano di Bastoni merita il Var, che purtroppo conferma l’involontarietà ed il fatto di essere il braccio attaccato al corpo. Sulle ammonizioni e le punizioni date o non date su può discutere, come al solito, in eterno, ma non è per quegli episodi che oggi la Fiorentina perde.

I viola vincono partite come quella di Milano e perdono partite come quella con il Parma perché hanno poche ma irrefutabili certezze: la difesa non è male, ma dà il meglio di sé quando è pressata, quando invece gioca distesa in spazi larghi può essere infilata abbastanza facilmente, e non ha fuoriclasse che al bisogno possano fare reparto da soli, alla Passarella o alla Gonzalo Rodriguez, per intenderci; il centrocampo è fatto di giocatori solidi ma anche qui i fuoriclasse sono roba del passato, sia in fase di possesso che in fase di interdizione; dell’attacco, per carità di patria e per non essere mandati a quel paese o peggio da Simeone, preferiamo tacere. C’é solo Chiesa, e quando la sorte o il fiato scarseggiano, non c’é più nulla. Poi ci sono i valori sottratti, chiamiamoli così, le minusvalenze rappresentati da Pjaca e Gerson, due giocatori allo stato attuale perfettamente inutili.

Si torna con i piedi per terra, e su quella terra il segno che è stato tracciato a inizio stagione per scelta della proprietà cade al di fuori della zona coppe europee. E’ lì che dobbiamo stare, è lì che l’inerzia del campionato ci conduce inesorabilmente. San Giovanni non vuole inganni, nemmeno da parte dei forestieri, ancorché proprietari della giostra.

Si chiude a Marassi, poi sarà 2019, e quello che Dio vorrà.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo