Avvento 2 – Giorno 25

di Simone Borri

BabboNatale181225-001

Un altro Natale è arrivato. Tempo di togliere il Calendario dell’Avvento dalla parete virtuale a cui l’avete – bontà vostra – attaccato. Tempo di festeggiare e non pensare a niente, momenti e giorni che volano, e poi sarà subito 27, e altri 365 giorni da trascorrere, sperando che siano migliori di quelli appena trascorsi.

Tempo di festa, anche se le ragioni della festa sono scomparse o dimenticate da tempo. Ma le famiglie si ritrovano, le tavole si imbandiscono, i pensieri più tristi si allontanano, e allora ben venga. Non è così per tutti, ma per molti sì, e che allora che almeno chi può se la goda.

Tempo di chiudere il calendario e di riporlo. L’ultimo giorno, il 25, vogliamo spezzare una lancia in favore del padrone di casa. Babbo Natale. La religione sarà anche superstizione, la favola della buonanotte con cui ci raccontiamo che le nostre responsabilità sono in realtà di qualcun altro, che sta nell’alto dei cieli e perciò non perseguibile. i suoi simboli saranno anche sorpassati, fuorvianti. Sarà tutta una storia. Ma è la nostra storia.

Bue&Asinello181224-001Siamo quelli che siamo perché la stella cometa, dicono, si fermò sopra Betlemme. Perché Paolo di Tarso prese la dottrina, la filosofia di un gruppo di dissidenti ebraici e ne fece una religione capace di conquistare prima un Impero e poi il mondo intero. Perché Costantino dipinse il segno della croce sugli scudi dei suoi soldati. Perché San Nicola emigrò al Nord e ritornò poi dalle nostre parti con un nome germanizzato, Sant Niklaus. Perché si imbarcò sul Mayflower insieme ai Padri Pellegrini, per ritornare poi sempre dalle nostre parti, con il nome modificato in Santa Claus, Babbo Natale, quando i discendenti di quei Pellegrini tornarono a loro volta a liberare un mondo incattivito. Perché il fondatore di questa religione, Gesù Cristo, aveva detto di amare il prossimo come se stessi e di fare agli altri ciò che vorremmo fosse fatto a noi. L’ultimo e decisivo comandamento, che alla fine – dopo tante guerre di religione e stragi – qualcuno si rese conto che coincideva con quell’idea di democrazia che Atene e Roma avevano già scoperto una volta. Perché una volta scoperto, o riscoperto questo, rispettare la democrazia significava anche onorare Dio.

Siamo questi. Liberi di non credere più a nulla, di non rispettare più nulla – nemmeno noi stessi – proprio perché questa è la nostra cultura, questo è il nostro retaggio. Liberi di ritornare bambini quando crediamo che Babbo Natale possa risolvere i problemi di tutti i giorni, così come faceva magie portandoci i sospirati regali nella notte tra il 24 ed il 25 dicembre. Liberi di crescere e diventare adulti, al contrario, ma senza dimenticare mai da dove veniamo.

Che adesso qualcuno pretenda di venire in casa nostra e dirci che i simboli della nostra cultura – non della nostra religione, della nostra cultura – gli danno fastidio e pertanto vanno tolti di mezzo, questo no, è inaccettabile. Non c’é barba di Costituzione o di Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo che possa imporcelo.

BabboNatale181225-002Qualcuno ha detto che la nostra religione è l’unica che ha per simbolo un uomo ucciso in modo atroce. Un simbolo di morte. E’ vero. Ma che uno creda o meno alla vita dopo quella morte, quel crocifisso appeso nelle aule scolastiche e negli uffici, quegli addobbi di Natale con al centro il Presepe e quel bambino minuscolo deposto in una culla tra un bue ed un asinello che lo riscaldano, quel Babbo Natale che adorna vetri e vetrine e con il cui costume adulti si travestono per far sognare i propri bimbi (prima che il mondo arrivi, sempre più in fretta, a portarseli via), sono i nostri simboli. Sono quello che siamo, che abbiamo di più caro e di più importante.

Nessun discendente di cammelliere arabo, nessun finto progressista in combutta conscia o inconscia con il mio nemico può venirmi a dire cosa deve starci appeso su quelle mura, o di sostituire i canti di Natale con Bella ciao, o di cambiare il nome del Bambino con «quel bambino». Quel Bambino si chiama Gesù, è grazie a lui se oggi non siamo tutti discendenti di cammellieri anche noi.

Guai a chi ci tocca Babbo Natale.

E buon Natale a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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