Avvento 2 – Giorno 20

di Simone Borri

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C’é chi dice che sia tutto il frutto di una lotta interna, e neanche tanto sotterranea, al Movimento Cinque Stelle per determinarne la leadership e in ultima analisi il suo stesso destino. In altre parole, mentre Luigi Di Maio lavora per farne un partito a tutti gli effetti, e per far sì che questo partito mantenga il forte consenso elettorale del 4 marzo scorso attraverso il buon funzionamento del governo gialloverde di cui è una delle due componenti, c’é un’ala movimentista che fa capo a Roberto Fico e che lavora – si fa per dire – per riportare indietro l’orologio pentastellato. E non solo quello.

Da quando Grillo l’ha fondato come aggregazione spontanea attorno al suo blog, il M5S ha visto convivere al suo interno queste due anime: quella che si poneva il problema di arrivare a governare e voleva organizzarsi per farlo, quella che viveva e vive nel passato e nel casino fine a se stesso: nell’extraparlamentarismo di sinistra che va da Mario Capanna al Fico in questione, nel ribellismo di tutti coloro che in un mondo moderno e funzionale alle esigenze di chi ci vive e lavora non vogliono saperne di integrarsi, nel tanto peggio tanto meglio efficacemente sintetizzato fino a poco tempo fa dal gesto dell’ombrello e dai vaffa copiosamente dispensati dal padre fondatore.

Roberto Fico è un movimentista di questa sorta, se non fosse che già definirlo tale implicherebbe l’esercizio da parte sua di una attività di qualsivoglia genere. Non ci pare francamente il suo caso, in cinque anni alla Rai non si è fatto ricordare per aver lasciato in archivio provvedimenti di qualche genere, proprio mentre l’orda renziana si impossessava del servizio pubblico. La sua cifra stilistica e politica è il NON FACERE. Non aspettatevi di vederlo mai sudato.

Il pugno sinistro chiuso alla Festa della Repubblica

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Alla presidenza della Camera, si distingue (o per meglio dire si sveglia di soprassalto) ogni volta che c’é da mettere i bastoni tra le ruote sulla questione dei migranti al governo di cui la sua forza politica fa parte. Il global compact è una bufala di quelle che i mezzi di informazione producono in serie di questi tempi, ma lui ha capito benissimo i termini della questione, e da antagonista di lusso qual é cerca di creare ai suoi stessi (ex) compagni quei problemi che altri cercano di suscitare da fuori.

La Costituzione ammette, anzi impone già l’asilo ai rifugiati che oggi va agli atti parlamentari. E nel programma di questo governo c’é il No alla sua estensione ai migranti economici. Ma il bel Fico si vede già a capo di un nuovo movimento di sinistra che faccia saltare il banco faticosamente costruito – dalla sua parte – da Di Maio e Di Battista. Che riprenda a importare migranti economici in dosi industriali, che spinga in un angolo gli italiani che per sopravvivere hanno puntato sull’altra componente dei Cinque Stelle: quella che o diventerà un partito vero, oppure trascinerà con sé il paese nella devastazione. Sulle cui macerie i fichiani e i sinistrati rifugiati dai resti di altre forze politiche potranno bivaccare di nuovo allegramente.

Sono cinquant’anni, da quel benedetto 68 che qualche bel Fico si dà da fare per far saltare le nostre istituzioni, non per farle funzionare. Sarebbe ora che questa gente fosse sgomberata dalla politica italiana. E che le ruspe stavolta fossero manovrate dalla base ex-grillina. Altrimenti il prossimo ed ultimo vaffa è diretto all’Italia. Dopodiché nessuno, si badi bene, ospiterà gli italiani in fuga come profughi o migranti. Global compact o meno.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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