Allenamento della Juventus al Franchi

di Simone Borri

StefanoPioli181202-001

FIRENZE – Potremmo limitare il resoconto di Fiorentina -Juventus a poche righe, del tipo: «La Juventus F.C. ha sostenuto ieri dalle ore 18,00 alle ore 20,00 una seduta d’allenamento presso lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, culminata in una partitella che l’ha vista opposta ad una locale selezione di semiprofessionisti. L’allenamento è stato giudicato proficuo dall’allenatore bianconero Massimiliano Allegri in vista dei prossimi impegni di campionato e coppa della capolista italiana. Per la cronaca, marcatori della serata Betancour (31°), Chiellini (69°) e Ronaldo (74°) su calcio di rigore».

Ecco fatto. Non abbiamo più parole per commentare le gesta di questa Fiorentina, squadra e società. Non le abbiamo, eppure le dobbiamo trovare. Dopo una settimana trascorsa a preparare psicologicamente quella che una volta era la madre di tutte le partite, rievocando vecchie e recenti vittorie, spesso conseguite quando – come ieri – il pronostico era tinto di bianconero. Consapevoli tuttavia che si parla di altre epoche e di altre persone, quando la città di Firenze aveva ben altro orgoglio da vendere, e non solo sul piano sportivo.

Quel tempo è passato, l’abbiamo scritto più volte. Quando la Fiorentina da A.C. è diventata A.C.F. ha ritrovato la massima serie, ma ha perso la sua anima. E adesso ha poco senso stare a ripetere quanto detto più volte fino alla nausea, sul perché e sul percome. Come certi polli allevati in batteria (loro senza colpa, povere creature), questa squadra e questo calcio offerto a Firenze dalla famiglia Della Valle ormai hanno sapore di plastica e di conservanti. La dignità è stata sepolta forse la famosa notte della vergogna, quella dello 0-5, o forse se n’era andata prima, quando questa partita ed il modo in cui era sentita da queste parti furono etichettati come provincialismo da un patron che in cambio della rinuncia ad esso aveva promesso vittorie e palcoscenici di ben altro livello.

Sono passati sedici anni, e siamo qui a commentare un Fiorentina – Juventus forse ancora peggiore di quello dello 0-5. Perché con la Juve si può perdere, come è successo alle ragazze non più di una settimana fa, ma lottando ed alla fine cedendo le armi soltanto perché gli avversari – le avversarie, in quel caso – sono stati sportivamente più cinici e hanno segnato quei gol che i nostri hanno sbagliato.

Qualcuno vorrebbe accreditare l’ipotesi che anche ieri sera sia successa la stessa cosa, che la colpa della dèbacle viola finale dal punteggio una volta di più amaramente rotondo sia da ascrivere al povero Simeone che qualcuno ha spacciato per centravanti e qualcun altro ha pagato per tale quando al massimo è una seconda punta. Oppure a quel Pioli che è stato preso per far sangue dalle rape, e che non essendo autore di miracoli non può riuscirci per due anni a fila. Certo, Chiesa è un’ala sinistra e Veretout non è un regista, ma il mister si ostina a farli giocare dove giocano perché l’ala sinistra ed il regista non gli sono stati comprati. Anzi, sono stati venduti prima che arrivasse, e già quelli di allora non erano fenomeni.

Dopo lo 0-5 saltò la testa di Corvino prima versione. Stavolta non salterà nessuno, non è il primo 0-3 negli ultimi anni del resto, perfino con Salah in squadra ne abbiamo buscate di santa ragione, e a veder passeggiare la Juventus sulla nostra erba crediamo che dovremo farci l’abitudine. Quest’anno i bianconeri si sono rinforzati in modo da poter arrivare al tetto del mondo, quella Champion’s che inseguono da anni. La Fiorentina, che già la scorsa stagione rendeva loro almeno una categoria di differenza, quest’anno si è rafforzata – si fa per dire – per non correre più nemmeno il rischio di essere convocata a metà luglio dall’UEFA perché ci sarebbe la fastidiosissima e costosa eventualità di disputare una coppa europea.

Di cosa vogliamo parlare, ammesso di trovare le parole? La Juve ieri si è allenata, si è concessa anche qualche sbavatura rispetto alle normalmente rigorose applicazioni dei propri schemi difensivi, per parte nostra siamo talmente a corto di giocatori d’attacco da aver messo a referto in casa appena due occasioni con tiracci di Benassi da fuori ed altre due equamente divise tra un Simeone inguardabile (ma non solo per colpa sua) ed un Chiesa che presto si stancherà di cantare e portare la croce. In senso fisico, prima ancora che figurato.

E qualcuno parla di buona prestazione vanificata dalle punte. Parliamo piuttosto di prestazione che fa rimpiangere quella della vergogna, perché quella notte almeno uno dei sentimenti che contraddistinguono l’essere umano la Fiorentina ce li fece provare: la vergogna appunto. Stavolta zero, sapore di plastica, conservanti, passare alla cassa, pagare e via a casa.

Firenze è una vecchia città, governata da èlites di affaristi (non fiorentini) e che ogni tanto chiama sul palcoscenico le sue vecchie glorie per fare un po’ di amarcord e sviare l’attenzione dal presente. Del vanto e gloria, più nessuna traccia. Firenze è una città che ormai va a prendere la Juve alla stazione, la accompagna all’albergo festosamente e si dispone ormai con rassegnazione ed abitudine a vederne le prodezze al cospetto della nostra selezione locale di semiprofessionisti.

Questo è quanto, e scusateci se non troviamo altre parole. Del resto, non c’è più nulla da raccontare.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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