Addio Rigo, addio Firenze

di Simone Borri

Rigoletto Fantappié con Walter Tanturli al Museo della Fiorentina

Rigoletto Fantappié con Walter Tanturli al Museo della Fiorentina

Rigoletto Fantappié era Firenze quando si chiamava ancora Firenze. La città che lui aveva vissuto nei suoi anni verdi, con uno stadio ricavato da un prato in Via Bellini, una squadra che aveva addirittura cinque anni meno di lui, nato nel 1921, e soprattutto tanto, tanto orgoglio (motivato) di essere fiorentino. Era Firenze come abbiamo fatto a tempo in tanti a intravedere nelle sue ultime annate di sereno e piacevole crepuscolo di un’epoca di gloria ormai passata.

Rigoletto Fantappié era la Fiorentina. Per qualcuno, quella degli anni d’oro di Befani e Baglini, per qualcun altro quella degli anni di Ugolini in cui era rimasto solo l’orgoglio (che per Firenze comunque bastava e avanzava), per altri ancora degli anni dell’ultima illusione di grandezza, con Pontello e Cecchi Gori, prima che il mondo moderno e fiorentini imbastarditi si portassero via definitivamente anche la squadra, dopo la città.
Una squadra che poteva ancora dirsi vanto e gloria, come recita il suo inno, di una città che non esiste più.
Addio a uno degli ultimi fiorentini, che la prossima partita dei viola la vedrà da quel parterre allestito in Paradiso da Ciuffi, Tanturli (nella foto insieme a Rigo), Marione, Davide il 13, Bruno l’Indiano, Badile e tutti quei pezzi del nostro cuore che non ci sono più.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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