Marche, infinita tristezza

di Simone Borri

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La settimana che porta a Fiorentina – Juventus è cominciata male. Molto male. Le ragazze di Cincotta hanno perso proprio contro lei, la Vecchia Signora al femminile, anche se non hanno demeritato. Andata in vantaggio rocambolescamente, la Juve Women ha retto agli assalti delle attaccanti viola nell’occasione meno implacabili del solito e poi ha raddoppiato in contropiede, con cinismo e precisione. Ci può stare, dopo due vittorie viola, e poi la stagione è lunga e l’occasione per rifarsi non mancherà.

No, semmai sono sempre i maschi a tenere bassa l’asticella delle ambizioni viola. Il pareggio di Bologna è squallido, deprimente, di nessuna prospettiva. Certifica soltanto che i viola stanno raggiungendo i rossoblu nel cimitero degli elefanti delle nobili decadute, delle società senza più nulla da chiedere ai campionati che disputano, delle tifoserie il cui unico momento emozionante ormai è rappresentato dall’annuale celebrazione dei nuovi iscritti alla Hall of Fame. Daniel Bertoni, anno di grazia 1982. Mario Maraschi, anno domini 1969. Tanti attuali occupanti delle gradinate del Franchi non erano neanche nati. Davide Astori, la commemorazione di una vita interrottasi troppo presto, come già nel caso di Mario cecchi Gori. Prima ancora di poter cominciare a sognare.

Adesso arriva la corrazzata bianconera in versione maschile, e stavolta sul ponte di comando ha l’ammiraglio Cristiano Ronaldo. Sembra non esserci scampo per la derelitta banda viola. Meno che mai. A che giova ricordare che anche negli anni settanta spesso e volentieri nel pronostico non c’era scampo ma poi sul terreno di gioco a buscarle, a tornar via con le pive nel sacco e zero punti era la Juve?

Altri tempi, altra vita. Altro entusiasmo, anche se a ben vedere volevamo avercelo quell’entusiasmo, a prescindere dai fondamenti tecnici. Una squadra che era Antognoni e poco altro. Quel Giancarlo Galdiolo il cui ritratto da lunedi sera campeggia meritatamente anch’esso nel Corridoio Vasariano degli eroi viola. Quel Claudio Desolati che quando vedeva bianconero diventava un toro da corrida. E poi il puntero Bertoni, che per poco non anticipò di 30 anni Giuseppe Rossi e regalò alla Fiorentina la più strabiliante vittoria in rimonta contro una delle Juventus più forti di sempre. 3-3, era il 27 novembre 1983, a detta di tanti la più bella partita di sempre vista al Comunale (poi Stadio Franchi).

A che giova? Qui abbiamo già perso dentro, e siamo piuttosto a fare i conti con lo sport preferito dai fiorentini (e dagli italiani in genere), dopo il calcio: la caccia al colpevole, al capro espiatorio. Proprio così, cari signore e signori, ladies and gentlemen. L’idillio ritrovato tra la proprietà viola ed i cosiddetti veri tifosi, il patto tra Andrea Della Valle che guarda tutti negli occhi ed una città che gli occhi li tiene ormai sempre più bassi (ma non si può dire, a pena di accusa di disfattismo), la millantata (dagli addetti ai lavori ed alle cene offerte dalla società e dai club del tifo organizzato) ripresa del progetto viola, sono tutte cose che a due mesi e poco più dall’inizio del campionato appartengono già al passato. Come volevasi dimostrare.

Una volta, la settimana che precedeva questa partita, la madre di tutte le partite – come la battezzava quel vecchio tifo provinciale quanto si vuole ma non dal sapore e dalla consistenza della plastica riciclata come quello di adesso – era quella della caccia allo juventino. Usanza che sicuramente è bene aver perso, anche perché impegnava spesso e volentieri le forze dell’ordine e le migliori energie cittadine fino a tarda notte, ma non certo per essere sostituita dalla caccia al colpevole.

E invece, pare proprio venuto il turno di Stefano Pioli. Che non era un mago del calcio l’anno scorso quando cavava il sangue dalle rape viola portandole all’ottavo posto o in estate quando vinceva amichevoli su amichevoli facendo balenare addirittura la prospettiva di un settimo, e non è di certo un incapace adesso, che scopre ciò che già si sapeva: Simeone, Thereau e Vlahovic, per motivi diversi ciascuno, non fanno un attacco da serie A, Pjaca se era buono la Juve non te lo dava, Chiesa e Veretout non fanno reparto da soli e la seconda difesa del campionato dopo quella interista al massimo produce 38 pareggi e una media che consente di stazionare più nella parte destra della classifica che in quella sinistra. Quella, per intendersi, che darebbe diritto a giocare una coppa che la società ritiene inutilmente costosa, a detta di quel Cognigni che nelle nomination a capro espiatorio per la verità raccoglie pochi consensi.

No, meglio prendersela con Pioli, che non è Mourinho ma che non allena nemmeno una rosa come quella del Manchester United. O con Corvino, che non è Italo Allodi ma che senza lilleri non lallera come chiunque altro, ed è costretto ad andare a fare calciomercato creativo facendosi ridere dietro dal mondo.

E’ lo sport cittadino, atteso che il re non si può criticare, nemmeno quando è palesemente nudo come adesso. Della Valle non si tocca, anzi si continua ad ossequiare come fanno i mezzi di informazione e le istituzioni cittadine. Che a proposito, tra quattro mesi o poco più sbaraccano, lasciando in eredità a qualcun altro la favola della buonanotte dello stadio nuovo, e del rilancio degli investimenti marchigiani a Firenze.

Già, le Marche. Circola ancora per radio quello spot. E dispiace assai associare sempre più all’immagine di una regione indubbiamente bellissima abitata da gente squisitissima quella parafrasi che ci sorge dentro ormai in ogni circostanza avente a che fare con le cose viola: Marche, infinita tristezza.

E’ troppo chiedere a Babbo Natale un nuovo proprietario per la Fiorentina? Nessun colpevole, nessun esonero. Solo una normale cessione societaria.

E vissero tutti felici e contenti, a prescindere da come va a finire con la Juve.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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