Il Magnifico

di Simone Borri

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«Firenze è una città di pensatori visionari», spiega messer Gentile Becchi, ex precettore dei rampolli di Casa Medici Lorenzo e Giuliano, a Clarice Orsini, nobile romana che lui sta accompagnando a prender marito. Quel Lorenzo, appunto, predestinato ad esser chiamato un giorno il Magnifico. E Clarice osserva, ascoltandolo trasognata, le superbe vestigia della città che le scorrono davanti, come in un sogno ad occhi aperti.

Tale doveva apparire, una visione, un sogno, Firenze a chi vi giungeva da qualsiasi parte d’Italia o di un mondo che ancora in gran parte lottava per liberarsi dalle nebbie persistenti dei secoli bui. Tale é apparsa agli spettatori della fortunata serie televisiva anglo – italiana trasmessa da RAI Uno e terminata ieri sera sulle immagini del momento culminante e più drammatico della storia della sua famiglia più celebre: la Congiura dei Pazzi.

Il cast della prima serie.....

Il cast della prima serie…..

Va in archivio anche la seconda stagione della serie. Dopo Masters of Florence e l’epopea dei fondatori, Giovanni di Bicci che apre la Banca e Cosimo il Vecchio che ne fa la più ricca e potente del mondo (nello stesso tempo trasformando la repubblica fiorentina in un governo di fatto della famiglia, come Cesare e Augusto avevano fatto con la repubblica romana), si conclude The Magnificent, storia e gloria di Lorenzo figlio di Piero figlio di Cosimo il Vecchio negli anni che vanno dalla sua nomina a capo famiglia ai giorni della terribile congiura che lo privò del fratello Giuliano e per poco anche non della vita, insieme all’illusione che bastasse il genio suo e di pochi altri illuminati come lui a cambiare in meglio il mondo che ancora non accettava di chiamarlo il Magnifico. E a volte semmai lo chiamava il Tiranno, come aveva fatto con suo nonno. «Gli stati non si governano con i paternostri», pare rispondesse Cosimo a chi gli rimproverava la durezza con cui aveva represso una delle tante cospirazioni antimedicee.

Rispetto alla prima serie, per la seconda si registra una accoglienza più favorevole. Si attenuano le critiche – pedanti e cariche di sussiego – degli addetti ai lavori della Storia, aumentano i commenti favorevoli degli spettatori, non più di tanto disturbati dall’inevitabile percentuale di fiction, di verità storica romanzata, quando non addomesticata.

..... e quello della seconda.

….. e quello della seconda.

Daniel Sharman nei panni del Magnifico nei suoi anni più verdi e più drammatici è più fortunato di Richard Madden in quelli del Vecchio Cosimo, al quale due anni fa fu perdonato poco o nulla. Parlare della storia di Firenze al di fuori dei canoni accademici nel frattempo non è più delitto di lesa maestà. Cresce forse la consapevolezza che per quanto nostra, si tratta di una storia che probabilmente la fiction di scuola anglosassone ha un approccio interpretativo ed un ritmo narrativo più adatti a raccontarla.

Come già successo al Brad Pitt calatosi a suo tempo coraggiosamente nei panni di Achille in Troy ed allo star system hollywoodiano messo al servizio dell’epica omerica, Madden, Sharman e tutti gli altri grandi artisti scritturati per la riduzione televisiva del rinascimento fiorentino e italiano (compresi autentici fuoriclasse come Dustin Hoffman e Sean Bean) fisicamente somigliano poco agli originali. La stessa Firenze ricostruita sui set della Val d’Orcia somiglia poco a com’era nel Quattrocento, e di certo Santa Maria del Fiore non aveva la splendida facciata che presenta adesso ai turisti e cittadini che l’ammirano ogni giorno.

Ma il tutto è comunque molto credibile, nella rappresentazione di quel gioiello architettonico che doveva apparire come una visione onirica perfino a chi veniva dalla caput mundi, quella Roma che una volta era stata lei il culmine della civiltà e dell’arte e che dopo i secoli bui e fino a quell’epoca doveva presentarsi come un pascolo di pecore contornato da mal messi ruderi antichi.

E’ credibile soprattutto il clima descritto dalla serie, quel mix avvincente di scorci di alta e geniale politica internazionale e accoltellamenti di strada in stile Assassin’s Creed che sostanziavano la vita quotidiana anche nella città più evoluta dell’epoca, quella Firenze che i Medici stavano lottando per trasformare in un faro ineguagliato di civiltà, oltre che nel centro di un potere economico e politico senza concorrenti, il loro.

Sandro Botticelli, Ritratto di Simonetta Vespucci

Sandro Botticelli, Ritratto di Simonetta Vespucci

E’ credibile soprattutto Lorenzo de’ Medici, ritratto fedelmente nella sua statura e complessità intellettuale e morale che ne hanno fatto una delle figure più straordinarie e importanti della nostra storia. Se i Medici hanno fatto di Firenze la capitale del Rinascimento (senza di loro probabilmente sarebbe rimasta un pittoresco borgo medioevale come tanti altri disseminati per la nostra penisola), Lorenzo ne ha fatto la capitale del mondo, per una breve ma immortale stagione. Mecenate ed artista dilettante egli stesso (i suoi sonetti sono tra i più gradevoli dell’intera produzione letteraria umanistico-rinascimentale), uomo d’affari geniale ed ancor più geniale uomo politico, Lorenzo a distanza di cinquecento anni ha lasciato tuttavia una eredità che gli storici ancora non sono stati in grado di stimare compiutamente. Ma che di sicuro, al pari di ogni altra cosa donata dalla Famiglia Medici a Firenze, resta per sempre nel patrimonio della città e del paese.

Sul suo essere carismatico ago della bilancia del potere in Italia ancora oggi si discute. Fu lui a ritardare l’inevitabile declino politico delle civilissime ma militarmente assai deboli città–stato italiane? La sua alleanza con Milano e Venezia fu – finché durò – indubbiamente un deterrente per chiunque a cercar fortuna in Italia, anche per Francia e Spagna che stavano uscendo da processi di unificazione nazionale durissimi e faticosissimi (la Guerra dei Cent’Anni in Francia, la Reconquista dai mori in Spagna) che ne avrebbero fatto nel secolo successivo potenze militari formidabili, davanti a cui la penisola era destinata a soccombere. L’alleanza di Lorenzo con gli Sforza di Milano ed i Dogi di Venezia non gli sarebbe però sopravvissuta, due anni dopo la sua morte, nel 1492, Carlo VIII di Francia era già in Italia a rivendicare l’eredità angioina, e la Spagna a combatterlo rivendicando quella aragonese.

O non fu piuttosto lui addirittura a determinarlo, quel declino, ponendosi di fatto – al pari del Papa di Roma, interessato per parte sua al mantenimento del proprio potere temporale, lo Stato della Chiesa – come ostacolo all’unificazione del territorio italiano sotto un’unica autorità politica e militare, come stava avvenendo Oltralpe?

Sandro Botticelli, Primavera

Sandro Botticelli, Primavera

La nipote di Lorenzo, Caterina, avrebbe insegnato a stare a tavola, a mangiare con le posate ed altre usanze civili a coloro che quotidianamente scendevano a mettere a ferro e fuoco la sua terra. Mille anni dopo la caduta dell’Impero Romano, l’Italia sarebbe rimasta terra di conquista per barbari che mangiavano con le mani, si lavavano approssimativamente e difettavano di buone maniere. Il Magnifico che aveva radunato alla sua corte tanti e tali geni artistici da potersi permettere di darli in prestito ad altre corti (per dirne solo due, e per dare la misura: Leonardo da Vinci lasciato andare a Milano e Michelangelo Buonarroti a Roma), tenendo per sé invece quel Sandro Botticelli i cui capolavori valgono da soli il prezzo del biglietto degli Uffizi, sul piano politico avrebbe lasciato ai suoi concittadini un’eredità quasi inesistente.

Sandro Botticelli, Venere e Marte

Sandro Botticelli, Venere e Marte

Niccolò Machiavelli si era ispirato probabilmente a lui per la stesura del Principe, anche se l’avrebbe dedicato al suo inetto figlio Piero, detto il Fatuo, che due anni dopo la sua morte avrebbe già consegnato Firenze a Girolamo Savonarola e favorito la restaurazione della vecchia repubblica spazzata via dalla Congiura dei Pazzi. C’é chi dice che la migliore incarnazione del Principe machiavellico in definitiva sarebbe stata una regina, la nipote Caterina andata in sposa ad Enrico II di Valois, una donna di statura tale da rivaleggiare con Elisabetta Tudor d’Inghilterra. La Medici arrivata più in alto in assoluto in famiglia.

Ma questa è un’altra storia, e la produzione è già al lavoro per raccontarcela nella terza stagione.

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Quant’é bella giovinezza

che si fugge tuttavia

chi vuol esser lieto, sia

di doman non v’é certezza

(Lorenzo de’ Medici, Canti carnascialeschi)

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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  1. Andrea Sarti scrive:

    Considerando le immagini dell’epoca che raffigurano i Medici, quelli della fiction non sono un po’ troppo “bellini”?

    • Simone Borri scrive:

      Sicuramente. Stesso discorso vale per la facciata di Santa Maria del Fiore, che al tempo del Magnifico non era ancora terminata e "perfetta" come la vediamo oggi. Sono le esigenze di vendita dello sceneggiato sul mercato internazionale. Che comunque mantiene una qualità superiore a tante fiction nostrane.

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