C’é poco da celebrare

di Simone Borri

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Disse una volta Luigi Barzini, leggendario giornalista del Corriere della Sera (quando il Corriere della Sera era un giornale leggendario): «Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi; ma… è sempre meglio che lavorare.»

Viviamo tempi confusi. Dopo le ultime uscite del Vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio a proposito della stampa, paragonata senza mezzi termini alle puttane, l’Ordine dei Giornalisti ha indetto per protesta una agitazione nazionale. L’Ordine delle Prostitute pare stia pensando invece di querelarlo direttamente per il paragone a suo giudizio infamante. L’atteso e immancabile monito del Presidente della Repubblica a proposito della libertà di stampa, sic stantibus rebus, è caduto in un comprensibile silenzio imbarazzato.

Viviamo tempi che necessitano una ridefinizione degli ordinamenti. Qualche passaggio ce lo siamo persi, perché sulla manovra finanziaria del governo si esprime la CEI. Il parere, tra l’altro, è negativo, anche se, per chi volesse capirne le ragioni, ritrovare il versetto del Vangelo in cui si parla dello IOR è un’impresa proibitiva. Così come individuare l’articolo della Costituzione che sostanzia l’esternazione presidenziale sulla stampa, e soprattutto decifrare se si tratta di un richiamo all’obbligo di leggere anche i giornali che dicono cazzate, o semplicemente di un invito tout court ad andare a mignotte.

centenario181113-003Prima che ci arrestino (poiché del diritto di satira nella Costituzione non si parla in nessun articolo, e perché sulla base della recente giurisprudenza in faccia ad un poliziotto si può sputare – «tenuità del fatto» – ma il Presidente e la CEI non si possono criticare) vorremmo cambiare discorso, richiamando l’attenzione sulle recenti celebrazioni del Centenario dell’Armistizio.

A Parigi, sede scelta per comprensibili ragioni storiche e meno comprensibili ragioni politiche, va in scena una commemorazione dove parlano soprattutto Macron, quello che non ha trovato di meglio che beatificare il collaborazionista Petain, e la Merkel, che in rappresentanza della Germaniafosse dipeso dalla quale quell’armistizio dopo cento anni saremmo ancora ad aspettarlo – ha ammonito tutti i presenti circa l’irrinunciabile necessità di una Europa unita sotto un unico governo (ma non l’avevano già fatto un paio di suoi predecessori, nel 1914 e nel 1940?) e circa il pericolo del rinascere dei nazionalismi (quelli in sostanza che si sono rotti i coglioni dei suoi discorsi).

centenario181113-002La telecamera, impietosa, inquadra Putin che va a salutare Trump. Dal labiale, sembra si ricavi un «Ciccio, ti saluto. Io telo, ho anche la macchina messa male, questa non si cheta più, qui ci si fa buio. Te che fai?»

Risposta di Trump, a denti stretti e mezza bocca: «Anch’io mi levo di torno. Saluto il bischero del padrone di casa e la sua carampana, e sgommo. Vo a sentire Salvini, legge in pubblico la risposta all’Unione Europea».

In rapida successione, la telecamera inquadra Putin che ghigna e fa il verso del pollice in su, poi Mattarella che scuote la testa (ma resta zitto!).

Pare che il partito democratico americano ricandidi la Clinton e la CDU tedesca la Merkel. La Gruber farà ancora Otto e Mezzo. Dio c’é.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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