Il ciclone Chiesa infuria su Firenze

di Simone Borri

ChiesaPioli181002-001

FIRENZE – E niente, quando la tribù del calcio si sente toccata nelle sue corde più profonde, nei suoi rituali e simboli più ancestrali, non c’é più verso di ragionare. Se Karl Marx avesse vissuto ai giorni nostri, avrebbe confermato che la religione è l’oppio dei popoli, sì, ma avrebbe precisato che il calcio è la religione dei secoli ventesimo e ventunesimo.

Non si placa il clamore mediatico sollevato dalla caduta di Federico Chiesa che domenica scorsa è valsa alla Fiorentina il rigore con cui ha sbloccato il risultato contro l’Atalanta. Non si placa, e sarebbe bene che invece lo facesse, per i motivi che abbiamo tentato di spiegare in sede di commento alla partita.

La Fiorentina, malgrado la politica del fair play e dei terzi tempi praticata dalla società dei fratelli Della Valle, è sempre sul filo del rasoio per quanto riguarda la simpatia riscossa presso il resto d’Italia (non solo in ambito calcistico). Basta un nonnulla per spostare l’ago della bilancia verso l’ANTI allontanandolo dal SIMPA, con risultati che tutti conosciamo e ricordiamo, e a scongiurare i quali l’orgoglio di una città e di una tifoseria sempre contro non è mai bastato e non basterà mai.

Quel nonnulla rischia di essere stavolta la caduta di Federico Chiesa. Sia stata essa frutto di scarso equilibrio di un ragazzo che gioca sempre a 100 all’ora, o – all’estremo opposto – di simulazione, sarebbe il caso di cominciare a tenere un profilo più basso in proposito.

In tutta Italia non si parla d’altro che del vero o presunto cascateur, nonché della sua squadra, società e tifoseria che cinque giorni prima hanno lamentato a gran voce i torti (indubbi) subiti da Mazzoleni a San Siro e cinque giorni dopo hanno mostrato di praticare una morale che non sarà quella doppia imputata da Renzi ai Cinque Stelle ma non è neanche quella dell’Imperativo Categorico di Kant.

A margine del rigore generoso in cui molti hanno visto la compensazione per quello inesistente subito a Milano, si sta scatenando una reazione a nostro parere eccessiva. L’intervento a gamba tesa di Stefano Pioli sulla stampa, da terzinaccio quale era quando giocava, è forse più brutto del fallo di Gasperini che ha suscitato la sua reazione (come ogni fallo di reazione, del resto, è sempre più plateale, visibile di quello che l’ha provocato). Quel «nessuno si permetta di….» francamente assomiglia ai reati di vilipendio continuamente invocati da una certa classe politica, quando si mettono in discussione certi poteri forti. La stampa, se è seria e onesta, si permette di scrivere fin dove vede e fino a dove può documentare, con buona pace del terzino Pioli.

Enrico Chiesa

Enrico Chiesa

Eccessiva anche la reazione di papà Chiesa. Caro Enrico, minacciare querele per sciocchezze come questa è un altro vizio tutto italiano che sarebbe bene perdere. Ci manca solo che le partite di calcio abbiano anche strascichi giudiziari, oltre che i consueti di stampo polemico. Capiamo i sentimenti di un padre che vede la propria creatura attaccata pubblicamente, ma crediamo anche che la funzione educativa paterna – senza voler dare lezioni a nessuno – dovrebbe implicare la trasmissione al figlio di ben altri messaggi rispetto a quelli che un calciatore può permettersi di dare, il genitore (a nostro modesto giudizio) no.

Quanto al quadro generale, Gasperini vale Pioli, Percassi vale Cognigni, l’Atalanta vale la Fiorentina. La morale è una sola. E il vecchio adesivo Meglio Secondi Che Ladri ormai è ingiallito su tante macchine targate Firenze. Lasciamo fare. Consideriamo piuttosto un altro aspetto, più pratico e utile.

Se Federico Chiesa si guadagna la fama giustificata o meno di cascateur non è lui a rimetterci, ma quella Fiorentina che adesso lo sta difendendo a spada tratta. E non solo perché il fair play dellavalliano va definitivamente in soffitta, ma anche perché da adesso in poi la squadra viola di calci di rigore non se ne vede dare più manco mezzo, nemmeno a piangere, se c’é di mezzo lui.

I più vecchi ricordano Luciano Chiarugi, che a torto o a ragione si era fatto la fama di cascatore e che gli arbitri invitavano puntualmente a rialzarsi, ogni volta che finiva per le terre in area.

Stesso discorso per Lulu Olivera, che arrivò qui ai tempi di Batistuta proveniente da Cagliari, dove si era fatta analoga fama di tombeur delle aree di rigore. E meno male che Bati si inventava i gol da solo, perché di rigori se ne videro davvero pochi con Lulu in squadra.

Gian Piero Gasperini: Chiesa è un simulatore

Gian Piero Gasperini: «Chiesa è un simulatore»

Della morale particolare e dei distinguo che parte della tifoseria viola ha riversato sui social network nei giorni scorsi, nonché di certe indignazioni di addetti ai lavori e genitori che gravitano attorno al mondo viola ne riparleremo comunque prossimamente. Magari quando il Valeri di turno farà il caratteristico cenno con la mano agitata a mimare «riàlzati!» a Chiesa, pur avendo quest’ultimo subito un fallo da rigore nettissimo. O quando il ragazzo verrà espulso per simulazione finendo in tribuna a scontare quella giornata o due che forse stavolta avrebbe fatto bene a dargli la Fiorentina stessa, impartendogli una di quelle salutari lezioni che oggi in questo benedetto paese non ti dà più nessuno, né istituzioni né genitori.

Di questo passo, il fair play rischia di diventare esclusivamente un accorgimento da commercialisti, o un requisito di legge per l’iscrizione ai campionati.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


Visualizza gli altri articoli di Simone Borri

Potrebbe interessarti anche ...

Commenta l'articolo