Giù le mani dalla Manovra

di Simone Borri

Bankitalia181010-001

Dopo i magistrati e i giornalisti, si muovono i banchieri, gli speculatori ed i tecnocrati delle autorities internazionali. L’operazione Bastoni tra le ruote al governo italiano entra in una nuova fase. Le lobbies economiche escono allo scoperto, anche perché siamo alla resa dei conti tra l’economia global e l’economia keynesiana. La seconda, che a suo tempo servì a ritirare su il mondo dalla Grande Depressione e dalla Seconda Guerra Mondiale con un espediente sostanzialmente simile a quello del reddito di cittadinanza, viene messa in discussione dalla prima, sulla base del principio che miseria, disoccupazione, disperazione e nostra sostituzione con i migranti africani rilanciano l’economia più degli investimenti, della giustizia sociale, della redistribuzione della ricchezza e dei redditi.
Stamattina, il commento degli esponenti del PD è che la manovra di Conte & c. fa ridere, e per questo organismi (che non rispondono a nessuno) come Bankitalia e Corte dei Conti, e l’Ufficio parlamentare di Bilancio (che è come la Commissione di vigilanza sulla RAI, funziona in base alle tessere di partito) l’hanno bocciata.

Ciò che fa ridere, almeno chi non richia di morire di fame, è che la Legge Fornero è dichiarata essenziale per tranquillizzare i mercati e dissolvere le preoccupazioni dei signori dell’economia circa le previsioni di crescita italiane. Ciò che fa piangere, perché costringerà comunque un governo che ha più del 60 % di consenso popolare ad aprirsi la strada come gli esploratori dell’Ottocento nella giungla (a colpi di machete), è che un partito che si chiama democratico, e che in realtà è il referente di capitalisti che hanno in mente di riportare le società del ventunesimo secolo alle condizioni di vita del diciottesimo, ha potuto piazzare negli ultimi anni i suoi uomini o simpatizzanti in tutti i posti chiave.
Lo spread è il panzer con cui questa economia drogata e neonazista vorrebbe piegare di nuovo l’Italia ad un nuovo Patto di Monaco. A mio parere, è bene prepararsi a combattere, e a denunciare – piuttosto che arrendersi – lo stasso Trattato di Maastricht. Tanto se il governo cedesse saremmo morti comunque.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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