C’é un’aquila che ride

di Simone Borri

Ciro Immobile, Stefan De Vrji e Suor Paola

Ciro Immobile, Stefan De Vrji e Suor Paola

Superato l’uragano Chiesa, la settimana che precede LazioFiorentina è distratta dal tormentone Allegri, e dalle stucchevoli risposte e controrisposte di un tifo che ormai guarda sempre meno alla sostanza e sempre più alla forma. Il tecnico bianconero si macchia del reato di lesa fiorentinità, quando richiama Bernardeschi per un pallone sbagliato, urlandogli «qui non siamo alla Fiorentina». Apriti cielo, nessuno o quasi si sofferma a pensare che ha detto semplicemente la verità. Dalle sue parti si gioca per vincere, dalle nostre purtroppo la vittoria (di trofei) è un pallido ricordo. Segue l’ormai consueto scontro di civiltà, il calcio l’abbiamo inventato e colorato noi, voi vedete il mondo come i cani, in bianconero, e via dicendo.

Finché arriva Pioli a mettere d’accordo tutti, schierando a Roma in casa Lazio la Fiorentina con quel non moltissimo che ha, ma anche con il chiaro intento di far partita difensiva e portare via il punticino. Il calcio visto da un terzino, Pioli è questo, così come questi sono i giocatori che la società gli ha messo a disposizione. La Lazio ha un bell’essere sull’orlo della crisi dopo le batoste del derby e di Francoforte, Simone Inzaghi già sente nelle orecchie le urlate di Lotito e quelle dei tifosi inferociti fuori degli spogliatoi. Ma se doveva augurarsi un avversario ad hoc per questa ripartenza in classifica e nel morale, chi meglio della Fiorentina?

All’Olimpico perdiamo allegramente dai tempi di Chinaglia e Re Cecconi. Si sono avvicendate quattro proprietà, tre delle quali avevano promesso sfracelli. Ma da Roma biancoazzurra (oddio, anche da quella giallorossa) si torna sempre con le cosiddette pive nel sacco. Cambia solo il punteggio, un anno ci volle il pallottoliere, 8-2. più spesso si tratta di 1-0, magari insipidi come questo.

Pioli porta la Fiorentina a difendersi senza avere i difensori giusti, a cominciare dal portiere che forse abbiamo battezzato promessa del calcio mondiale un po’ troppo presto (e sarebbe mea culpa) o forse è semplicemente troppo giovane per potersi permettere le giocate estemporanee che ad ogni partita regala (e sarebbe da capire come mai i portieri non li allena più nessuno). Grandi parate, ma anche grandi cavolate, nelle quali peraltro è coadiuvato spesso dai compagni di reparto, a cui forse non dà sicurezza o che non danno sicurezza a lui.

Simeone contrasta Immobile

Simeone contrasta Immobile

Pioli fa giocare alla Fiorentina un primo tempo da piangere, illuminato (si fa per dire) dalle tre occasioni che i viola bene o male mettono insieme: due sono vanificate da quel Pjaca che se continua così ci farà rivivere lo 0 alle buste che ingiustamente toccò ad uno che fino a prova contraria e fino a questo momento valeva molto di più, Martin Jorgensen (a proposito, auguri di buon compleanno). Con la Juve, sarà un’asta al ribasso, a non prenderlo, se il croato non si sveglia. La terza e più clamorosa occasione viene esalata come un ultimo respiro da Benassi, che forse anche in questa stagione ha già raggiunto i propri limiti.

Il resto lo fanno, o per meglio dire non lo fanno un Veretout troppo arretrato (che Pioli voglia farne un regista?) e i due denti spuntati del tridente che costano alla Fiorentina la terza sconfitta contro un avversario sulla carta di alta classifica. Di Pjaca abbiamo detto, di Simeone abbiamo detto da tempo. E’ una seconda punta costretta a giocare da prima dal braccino della società, che in tre mesi di calciomercato non è stata buona per l’ennesima volta a trovare in Europa e nel Mondo un centravanti vero, e che tiene in panchina Thereau chissà per quali motivi (domandare a Cognigni piuttosto che a Pioli).

Daniele Orsato, ancora un arbitraggio al centro delle discussioni

Daniele Orsato, ancora un arbitraggio al centro delle discussioni

A proposito di Simeone, si lamenta di un rigore non concessogli per fallo da parte di Acerbi, una segata (come si diceva da ragazzi) senza tanti complimenti. La storia infinita dei rigori concessi e non concessi sarebbe bene che avesse una fine, per la nostra salute di tifosi e quella della stessa Fiorentina (che dovrebbe attrezzarsi diversamente per portare a casa i risultati). Da discutere semmai l’atteggiamento di Orsato, che come Valeri domenica scorsa non prende nemmeno in considerazione il Var. Sarebbe il caso che la Federazione stabilisse in questi casi un qualche automatismo, altrimenti il Var serve a fare lo stesso casino che erano buoni a fare da soli gli arbitri, non importava spendere.

Nella ripresa il calo fisico di una Lazio abbastanza dimessa favorisce la salita in cattedra del Federico Chiesa che vogliamo. Non quello che va a cercarsi – appunto – rigori discutibili, ma quello che salta secco l’uomo lasciandolo a sedere in terra e poi o imbecca compagni quasi mai all’altezza, purtroppo, o tenta la soluzione da solo dando sfogo a meravigliosi egoismi supportati da un talento sempre in crescita.

Ma il risultato, quel maledetto, non cambia. Di tutte le sconfitte subite in casa laziale, questa è davvero una delle più scialbe. Basta un Immobile, che il guizzo per fregarti lo trova sempre. La Fiorentina progettata per navigare a metà classifica poi ci pensa da sola a sbattere contro i propri limiti. Vien da pensare che se Immobile lo avessimo noi, o qualcosa del genere, le prospettive di questa stagione potrebbero essere assai più interessanti, per non parlare dei risultati di partite come questa, che fanno solo accogliere a braccia aperte la sosta per la Nazionale.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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