Speaker’s Corner

di Simone Borri

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Non saprò mai spiegare esattamente perché amo Londra. Dalla prima volta che ci andai, da ragazzo, so soltanto che è diventata la capitale della mia anima. Affinità elettiva? E perché?

Ho avuto le idee più chiare quando, girovagando, sono capitato qui, allo Speaker’s Corner. Apparentemente non ha nulla di particolare, è solo l’angolo nord est di Hyde Park, nei pressi di Marble Arch. Un bel parco, nel centro di una bellissima città, uno dei tanti luoghi caratteristici in cui ci si può imbattere in un posto così carico di storia e di suggestione che te ne può riservare uno praticamente ad ogni passo.

In realtà, è molto di più. E’ tutto. E’ il motivo per cui Londra, l’Inghilterra sono la patria non soltanto mia ma di tutti coloro che amano la libertà, e con essa la propria eredità culturale di uomini e donne occidentali.

Lo Speaker’s Corner sorge dove una volta veniva eretto il patibolo di Tyburn. In una delle loro tante piccole o grandi rivoluzioni cominciate con la Magna Charta, gli inglesi trasformarono questo luogo in un santuario della libertà di opinione. Da tempo ormai immemorabile è invalso l’uso – incontestabile per qualsiasi autorità costituita – di presentarsi nell’angolo degli oratori muniti di una semplice cassetta che possa servire da piedistallo e mettersi a parlare di qualsiasi argomento. Ma veramente qualsiasi.

speakerscorner180925-001Non è richiesta autorizzazione, né tassa per l’utilizzo del suolo pubblico. Chi vuole, arringa la folla come e quanto crede. La quale folla ovviamente ha la stessa libertà di starlo a sentire, o di ribattergli con propri argomenti. Fintanto che lo scambio si mantiene come verbale – e non si ha memoria di alcuna circostanza in cui sia degenerato in vie di fatto, nemmeno nei momenti più drammatici della storia inglese -, nessuno, a cominciare dai bobbies che passeggiano per il parco in servizio di ronda fino a Sua Maestà la Regina, può intervenire, censurare, sindacare, e men che meno zittire lo speaker ed il suo uditorio occasionale.

Questo angolino ha ospitato Karl Marx e Lenin in un momento in cui in ogni altra parte del mondo sarebbero incorsi in una bruttissima fine. Ha ospitato George Orwell quando cominciò a mettere in guardia un mondo che non lo ascoltava contro i pericoli delle dittature (non soltanto quelle visibili, come ai suoi tempi).

Questo angolino di parco è il mondo libero, da qui gli inglesi sono partiti per colonizzare il mondo non con le Giubbe Rosse o le varie Compagnie commerciali, ma con la libertà di pensiero e di espressione. Sembra scontata ormai nel ventunesimo secolo, questa libertà. Non lo è affatto, nemmeno in un paese che ha pretese antiche di civiltà come il nostro, se è vero che quotidianamente c’é chi pretenderebbe di regolare quella libertà con legge.

speakerscorner180925-003La libertà non si regola. Si disciplina, al limite, ma non si regola. Ho una gran voglia di tornare a Londra, malgrado i cambiamenti non sempre positivi che ha subito. Ho una gran voglia di tornare allo Speaker’s Corner, lasciando questo paese che se ti mette in un angolo è per toglierti la parola, non per dartela.

Ho una gran voglia di intitolare una nuova rubrica dedicandola all’Angolo degli Oratori. Almeno qui, anche se Londra è lontana, sotto questa insegna spero di poter dire quello che penso. E che mi sia lasciato dire, si tratti del presidente, del papa, del magistrato, del governante, dell’intellettuale e di chiunque mostri, ogni giorno, di avere più prosopopea e permalosità che senso della comunità dove vive, e dove svolge la sua funzione (a spese nostre).

Benvenuti allo Speaker’s Corner.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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