Settembre Nero

di Simone Borri

La foto simbolo dei Giochi della XX^ Olimpiade, Monaco di baviera 1972

La foto simbolo dei Giochi della XX^ Olimpiade, Monaco di Baviera 1972

Le Olimpiadi di Monaco del 1972 sono ricordate per i record sportivi ed i grandi atleti che misero in mostra, ma soprattutto per la tragedia di Settembre Nero e la strage della squadra israeliana.

Dopo tre guerre arabo-israeliane, la questione dell’esistenza o meno dello Stato di Israele era stata affidata ad un nuovo attore internazionale, il terrorismo di matrice palestinese. Il gruppo più famoso era quello di Al Fatah, diretto da Yasser Arafat. Ma era molto attivo all’epoca anche il gruppo di fedayn che portava il nome, estremamente indicativo, di Settembre Nero. Un nome e, come si sarebbe visto, un programma.

Il programma era quello di far presenziare in modo eclatante ai Giochi tedeschi il proprio popolo, a cui il Comitato Olimpico Internazionale aveva negato la partecipazione non essendo la Palestina riconosciuta come Stato. I fedayn non avrebbero messo in pista una squadra, ma piuttosto un commando di uomini armati e votati a tutto che avrebbero sequestrato la squadra olimpica israeliana al completo.

Il programma fu attuato il 5 settembre, quando il commando fece irruzione nel villaggio olimpico e riuscì in effetti a sequestrare quasi tutti i componenti della squadra, chiedendo in cambio del suo rilascio quello di oltre duecento dei propri guerriglieri detenuti a Tel Aviv. Israele non era disposta a trattare, la salvezza degli atleti della Stella di Davide era tutta nelle mani della polizia tedesca. I Giochi passarono fatalmente in secondo piano, per tutti da quel momento l’immagine a cui rimasero associati non fu quella di nessuno degli atleti in gara, ma piuttosto quella del fedayn con il passamontagna affacciato al balcone di una delle stanze dell’alloggio degli israeliani.

Era destino che, malgrado i tempi mutati, per gli ebrei in terra di Germania non ci fosse salvezza. Mentre si preparavano a salire insieme ai loro sequestratori su un aereo diretto in Medio Oriente per gli sviluppi successivi della trattativa, la polizei tedesca aprì il fuoco in pieno aeroporto di Monaco, falciando sia terroristi che ostaggi.

Finì così il Settembre Nero delle Olimpiadi che avrebbero dovuto essere, nelle intenzioni degli organizzatori, le più felici della storia e quelle che avrebbero ridato un nuovo volto alla Germania a trent’anni dalla fine della guerra nazista. Finì invece con un nuovo olocausto, mille polemiche e la consapevolezza che in questo mondo diventato così complicato e insanguinato nessuna tregua, olimpica o meno, avrebbe mai più funzionato.

La mancata liberazione degli ostaggi fu uno dei rarissimi fallimenti del Mossad, il servizio segreto israeliano, insieme – come detto – a quello di una polizei tedesca che non aveva ancora messo a punto  tecniche e determinazione che avrebbe utilizzato più avanti per esempio contro la banda Baader-Meinhof. Atleti e terroristi furono tutti uccisi. La bandiera dei cinque cerchi e quella della Repubblica Federale di Germania restarono macchiate di sangue in modo indelebile.

I Giochi, come ogni spettacolo che si rispetti, andarono avanti, anche se tutti ormai avevano negli occhi soltanto quel fotogramma del terrorista con il passamontagna affacciato a quella finestra. A Israele intanto non restava che la vendetta. A fare giustizia per i 18 morti della sua squadra olimpica, ci pensò un Mossad in cerca di riabilitazione, attraverso vicende che sono state narrate esaurientemente nel film Munich di Steven Spielberg.

Mike Harari, direttore del Mossad (in lingua israeliana significa "l'Istituto")

Mike Harari, direttore del Mossad (in lingua ebraica significa “l’Istituto”)

L’operazione si chiamò significativamente Collera di Dio. A Mike Harari, l’agente più in gamba del servizio segreto israeliano, colui che – appena ragazzo – aveva organizzato come suo primo incarico l’arrivo clandestino in Israele dei sopravvissuti europei all’Olocausto sotto il naso della polizia del Protettorato Britannico, fu affidata la sua esecuzione, consistente nell’individuazione e eliminazione del gruppo dirigente di Settembre Nero. Arafat e i vertici della sua organizzazione Al-Fatah si salvarono probabilmente solo perché il leader palestinese si era limitato a dare il proprio assenso al sequestro di Monaco senza parteciparvi direttamente o indirettamente.

Settembre Nero fu cancellato dalla faccia della terra dalla Collera di Dio. Harari commise un solo errore. A Lillehammer in Norvegia scambiò un ignaro e innocuo cameriere egiziano per Ali Hassan Salameh, il leader dell’organizzazione, e lo fece fuori al suo posto. Nell’operazione il commando israeliano fu colto sul fatto tra l’altro dalla polizia norvegese e arrestato. Harari si salvò per un soffio, riuscendo a rientrare in patria senza però aver evitato un incidente diplomatico internazionale. L’agente offrì le proprie dimissioni a Golda Meir, la signora Primo Ministro che reggeva in quel momento le sorti del governo di Tel Aviv. La signora le rifiutò, tenendosi stretto il suo miglior agente, che le sarebbe tornato utile in seguito.

Simone Borri

Simone Borri è nato a Firenze, è laureato in scienze politiche, indirizzo storico. Tra le sue passioni la Fiorentina, di cui è tifoso da sempre, la storia, la politica, la letteratura, il cinema.


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